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Scritto Sabato 26 ottobre 2019 alle 15:57

Calco: all'auditorium si parla di impresa e delle continue sfide di oggi nell'economia

Venerdì 25 ottobre all'auditorium San Vigilio di Calco si è svolta una conferenza per discutere ad ampio raggio sui vari modelli di impresa di fronte alle nuove sfide dell'economia e della società. A tirare le redini della serata è stato il direttore dell'Api di Lecco e presidente della Fondazione Ambrosiana Attività Pastorali, che è entrato nel vivo della discussione a partire da un inquadramento sulla quarta rivoluzione industriale. Tra gli ospiti della serata è intervenuta Valentina Cogliati, amministratrice delegata di Elemaster: "Ritengo che l'innovazione sia una necessità per restare sul mercato e un'opportunità.

L'innovazione può essere applicata al prodotto o al processo, per renderlo più efficiente e performante. Ne è un esempio l'impiego dei dati, di cui ne abbiamo una mole. Non hanno alcun senso se non vengono analizzati. E una volta analizzati si può ripensare la propria attività". È stato poi osservato il punto di vista del sindacato con le parole di Rita Pavan, segretaria Cisl delle provincie di Monza Brianza e Lecco. "Sull'Industria 4.0 esistono due visioni: la prima catastrofista, mentre l'altra è una scuola responsabilmente consapevole delle sfide relative all'economia. Sono convinta che anche noi sindacati dobbiamo mutare pelle per saper interpretare al meglio i tempi che cambiano. A mio avviso il lavoro del futuro sarà meno standardizzato e più creativo". Rappresenta appieno quest'ultima affermazione la testimonianza del terzo ospite della conferenza Francesca Zaupa, tra i fondatori della cooperativa sociale "Officina Casona". La storia di questa realtà è giovane come i suoi protagonisti e si materializza grazie alla possibilità di utilizzare un bene confiscato nel Comune di Castellanza, in provincia di Varese. Produce prodotti da materiale di consumo e offre servizi di riparazione e progetta su misura eventi e ricorrenze, si occupa anche di comunicazione per aziende. Un esempio dunque di impresa sociale che inserisce lavorativamente gli stranieri dei centri di accoglienza o coloro che ne sono usciti da poco. "Noi ci sosteniamo come impresa. Abbiamo scelto di realizzare prodotti e servizi e non di sviluppare progetti a ciclo attraverso i bandi pubblici, anche perché ci rendiamo conto viene sempre meno l'apporto dello Stato come erogatore di servizi e finanziamenti. Noi facciamo del sociale ma in modo più imprenditoriale. Questo è ancora difficile da afferrare in Italia perché siamo legati a una cultura per cui il settore del sociale sia unicamente fondato sul volontariato, ma non è così". Un laboratorio con attrezzi di lavoro tradizionali e la fantasia di trovare soluzioni nuove con il materiale a disposizione da rielaborare. "La tecnologia la usiamo per gestire l'impresa, è lì dove troviamo le risposte quando le stiamo cercando" ha detto Zaupa.


Francesca Zaupa e Valentina Cogliati

Pure le aziende più tradizionali sono intrecciate nella società. Lo ha precisato Cogliati di Elemaster: "L'impresa è un'entità concreta perché composta da tante persone che si muovono verso un obiettivo comune. Ritengo che l'impresa sia un bene comune e le tante entità che ne fanno parte o con cui si interfaccia dovrebbero agire per salvaguardarla". Un elemento di disturbo alla libertà d'impresa è costituito dalla politica dei dazi, di cui si sta facendo espressione Donald Trump. Ha dichiarato l'AD di Elemaster, presente anche negli States: "I dazi costituiscono un fattore distorsivo. Così la competizione non è più 'fair'". Mentre sulla scelta di aprire sedi oltre i confini nazionali, Cogliati ha detto: "Per avere una clientela globale bisogna essere presenti fisicamente negli altri territori del mondo. Questo non significa che stiamo togliendo dei posti di lavoro in Italia, ma che stiamo creando lavoro anche all'estero per mantenerlo in Italia.
Pavan si è soffermata in chiusura sull'importanza della formazione dei dipendenti nelle aziende. "Il tema delle politiche attive non deve essere posto solo quando l'azienda chiude. Bisogna investire nella formazione permanente, consapevoli che la differenza la fa anche la qualità delle competenze dei lavoratori" ha commentato la sindacalista. E per quanto riguarda l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro servirebbe insistere sulla continuità tra istruzione, impresa e formazione, secondo Rita Pavan. È stato questo l'assist perfetto per mostrare il video del gruppo decanale di Azione cattolica che racconta un progetto sviluppato all'interno del programma Living Land, che punta ad avviare nel mondo del lavoro giovani che, terminato il periodo di studio, non cercano o non trovano un impiego. Sul tema dell'accesso ai giovani nel mondo del lavoro si è chiusa la conferenza. Giovani che hanno disertato la serata nonostante il tentativo di coinvolgere gli alunni del liceo Agnesi di Merate attraverso la collaborazione con la biblioteca di Costa Masnaga e l'associazione meratese La Semina.
M.P.
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