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Scritto Domenica 20 ottobre 2019 alle 16:11

I reduci salvano la Festa di Brivio: un testo di mons. Montanelli del 1919 spiega 'come'

Il Coro Stelutis

Che la Festa di Brivio, tradizionalmente organizzata per la terza domenica di ogni settembre, sia legata al culto della Madonna Addolorata è cosa nota. Ma quest'ultima sia a sua volta interconnessa all'Oratorio di San Leonardo in paese è risaputo.

Come la chiesetta ben in vista sulla strada provinciale sia nata e perchè proprio lì era custodito il simulacro della Vergine portato in processione ad ogni edizione dei festeggiamenti - oggi conservato nella cappella del Sacro Cuore, nella parrocchiale - forse è un tassello di storia sconosciuto ai più. Come forse nessuno, soprattutto tra i più giovani, fino a giovedì sera, poteva immaginare che la Festa di Brivio è rimasta tale, arrivando fino ai giorni nostri, grazie... ai reduci della Grande Guerra.

La copertina originale di “Grano di Senapa” del settembre 1919

E' stata seguita senza concedersi distrazioni, da una platea variegata, la lettura del numero monotematico del notiziario parrocchiale "Grano di Senapa" edito nel 1919 dall'allora Prevosto mons. Giacomo Montanelli proposta dalla Comunità Pastorale Beata Vergine Maria, a seguito del ritrovamento del documento stesso - vecchio 100 anni - negli archivi parrocchiali. Curata da Ugo Panzeri, l'iniziativa è stata particolarmente apprezzata nella sua semplicietà. I diversi capitoli del testo - chi era San Leonardo, l'oratorio di San Leonardo, la Cappella dell'Addolorata, la Desolata, Ritorna?, I restuari del santuario - sono stati proposti per voce di Claudio Corbetta con il contributo di Daria Crotti. Nel buio della piccola navata dell'Oratorio di San Leonardo, sono state proiettate le immagine selezionate da Fabio Sangalli e Roberto Marini per aiutare il pubblico a immergersi nella spiegazione. Ad impreziosire il tutto, poi, gli interventi musicali affidati dal Coro Stelutis, scelto non a caso, trattandosi di una formazione alpina, per una serata che ha svelato il nodo tra la Festa, l'Addolorata e gli ex combattenti, salvatori - senza saperlo - di una devozione poi rinnovata di anno in anno, grazie anche alla lungimiranza di Mons. Montanelli, come evidenziato da Panzeri.

Da parte sua, invece, l'attuale parroco, don Emilio Colombo, quale chiosa dell'evento, ha invitato i presenti a "ripartire dal piccolo", confermando pubblicamente il proprio attaccamento per la chiesetta di San Leonardo, fatta riaprire dopo anni di oblio proprio per sua volontà ed oggi fruibile tutte le mattina (e nei festivi anche nel pomeriggio) per la preghiera personale e per ammirare se non già la statua dell'Addolorata, la sua "antenata" Vergine del Latte, il cui culto è inserito nell'avvincente narrazione della storia dell'edificio e della festa. Perchè? Ecco il testo completo letto giovedì per scoprirlo.

Claudio Corbetta, Daria Crotti, Ugo Panzeri e don Emilio Colombo

La Vergine del Latte

FESTA DI BRIVIO 1919 - RILETTURA DEL 17/10/2019

CENTO ANNI DOPO

 

AI NOSTRI REDUCI DELLA GUERRA

Se Brivio riprende la tradizionale sua festa dell'Addolorata, la riprende per voi. Mentre voi eravate da noi lontani, le vostre spose, le vostre madri, tutti noi abbiamo pregato la Madonna, affinchè per la sua intercessione Iddio vi sostenesse nella grande prova del vostro dovere, e alfine ritornaste ancor fra noi incolumi e contenti, colla vittoria colla pace, ma insieme buoni e cari, quali vi salutammo quando partiste. Oggi sciogliete voi a Maria il voto presentato fra le lacrime e le preghiere, ringraziate la Vergine d'ogni grazia ottenuta, promettete in riconoscenza devozione e amore di figli. Noi vi accompagnamo esultanti, noi vi presentiamo alla nostra Madonna, perché Essa vi voglia bene, vi protegga qual madre, vi compatisca nelle vostre debolezze, vi renda la consolazione delle vostre famiglie.


CHI ERA SAN LEONARDO

San Leonardo era di stirpe franca. Convertito alla fede da San Remigio, abbandonò la corte del re Clodoveo e si diede tutto al servizio del Signore, dimorando successivamente nel monastero di San Massimino di Orleans, nel Berri, da ultimo nel Limosino, dove iniziò quel monastero, che divenne celebre sotto il nome di san Leonardo di Noblac. Qui egli morì verso l'anno 559 ai 6 di Novembre. Illustri opere di carità rifulsero in San Leonardo in quei tempi di incursioni barbariche, colla redenzione degli schiavi e colla liberazione dei prigionieri. Volle ancora il Signore esaudire le preghiere del devoto suo servo, al quale, tratta dalla fama di sue virtù si era raccomandata la moglie di Teodoreto, re d'Austrasia, che fu liberata felicemente dai dolori di sua maternità; di qui trasse l'uso nelle puerpere di invocarlo con speciale devozione.


L'ORATORIO DI SAN LEONARDO

Sembra che il culto di San Leonardo fosse portato a Brivio dai Conti di Lecco, i quali erano di stirpe franca e signori del Castello di Brivio. Sorse allora, verso il secolo decimo ad onore del Santo un oratorio campestre, cioè esterno alle fornicazioni, ricordato da Gottofredo da Bussero. Rifatto o riparato il 1524, era già cadente al tempo di San Carlo Borromeo, e fu poi ricostrutto dalle fondamenta nel 1726. In luogo di un altare unito al muro ad oriente, dove erano dipinte delle figure corrose dal tempo, (della quali fu conservata una Madonna difesa oggi da vetro e cornice di marmo), fu edificato un altare marmoreo, dedicato alla Beata Vergine Assunta, della quale esso presenta un simulacro scolpito nel legno. Oltre a questo altare, che è il maggiore, ve n'è un secondo in una cappella aperta al lato settentrionale : e un terzo piccolo altare presso la porta dell'Oratorio. A sinistra di chi entra, difeso da balaustra e ferrata, coll'imagine della Beata Vergine "delle Grazie, del Pianto" ??? Appartiene questa ultima imagine, a parere dei dotti, alla scuola vinciana; ad essa si portavano offerte e doni; ad essa accorrevano le madri allietate dalla nascita d'un figliuolo, ma alcune pratiche superstiziose che guastavano il dipinto, hanno suggerito l'ordine di difenderla con cancelli di ferro.

 

CAPPELLA DELL'ADDOLORATA

Nel cascinale di Vaccarezza, San Carlo (1571) e il Cardinal Federico (1610) visitarono una cappelletta dedicata a San Mamete, della quale ancor si vedono alcune tracce di pitture. Là si recavano donne divote, offrendo a quanti incontravano per via pane e piccoli caci per ottenere la grazia di poter nutrire il loro bambino. Da quel luogo il culto passò poi all'Oratorio di San Leonardo, dove nel 1754 già troviamo aperta nella parete settentrionale una cappella colla statua di San Mamete. Fu il Prevosto Carlo Francesco Isella, che ridotta a nuovo la cappella e provista di un bell'altare marmoreo, collocava nella nicchia una Madonna Addolorata, venuta, come sembra, dalla Chiesa dei Canonici della Scala in Milano (oggi Teatro alla Scala), alla quale aveva dato il nome di Santa Maria della Scala.[...] Preparato "l'Altare delle Vergine Maria Addolorata nell'Oratorio di San Leonardo construtto da fino marmo e simulacro della sod. Vergine in un colle quattro Statue (San Leonardo, San Mamete, San Carlo Borromeo, Sant'Antonio da Padova)..... a sue proprie spese...." [...]. Il Prevosto Isella aveva presa l'occasione della visita regionale di Monsignor Filippo Visconti, allora Prevosto della Metropolitana, per trasferire solennemente il Simulacro dell'Addolorata alla Cappella così preparato per esso. Si vuole però che già prima di quel tempo fosse esposto in San Leonardo un quadro dell'Addolorata, il quale, con altri oggetti sacri appartenenti al Prevosto Isella, sarebbe poi venuto in possesso della Signora Antonietta Gerosa erede di quella piissima Signora Marina Provasi vedova Lavelli che ad una prodigalità ammirevole verso dei poveri congiungeva una devozione singolarissima alla Vergine dei Dolori il cui simulacro venne affidato alle particolari sue cure. Il nuovo simulacro divenne mano mano oggetto di grande venerazione, per la commovente ispirazione di quel volto addolorato. Nel 1885, trasformato di fatto l'Oratorio di San Leonardo in Ospedale per colerosi, il Simulacro fu portato alla Chiesa Prepositurale, dove rimase esposto in mezzo a continui ceri e venne continuamente visitato dai buoni briviesi, che da Maria attendevano e da Maria riconobbero nella loro pietà ottenuta la cessazione del flagello. A memoria della grazia ottenuta, nel Ottobre del 1855 il popolo di Brivio fregiava il simulacro di un ricco manto, proponeva di celebrare ogni anno alla 3 Domenica di settembre una grande festa, "la festa di Brivio", come di fatto celebrò con solenne processione e con luminarie, e otteneva l'erezione del pio consorzio dell'Addolorata.


LA DESOLATA

Fu nell'anno 1905, anno cinquantesimo dell'istituzione della festa, che il Prevosto Luigi Bonacina, in ossequio agli ordinamenti superiori, sostituì all'antico simulacro, meno conforme alle leggi liturgiche, uno nuovo, acquistandolo dalla Ditta Rosa e Zanasio di Roma, il quale però per Brivio non era più la "sua" Madonna. Veramente la nuova imagine, pur lavorata con arte e riccamente decorata, nelle troppo umane sue forme non molto riteneva di religiosa ispirazione, nel suo atteggiamento presentava a preferenza la figura della "Desolata" e per la fragile struttura difficilmente avrebbe potuto essere rimossa dalla sua nicchia ogni anno senza pericolo di rotture si come il fatto ha dimostrato. Da quel tempo si raffredda nel paese la devozione all'Addolorata e lo stesso Oratorio di San Leonardo, al quale ogni domenica dopo le vespertine funzioni affluiva molta gente, viene mano mano abbandonato, abbandonato dagli stessi Confratelli del Santissimo Sacramento, che non tanto della devozione alla Beata Vergine Addolorata, quanto dal loro statuto avrebbero dovuto sentire il dovere di continuare nelle loro pratiche antiche. Dobbiamo infatti ricordare che l'oratorio di San Leonardo fino dai tempi di San Carlo Borromeo fu ceduto alla Confraternita dei Disciplini, e da essi amministrato. [...] I Confratelli s'adunavano nell'Oratorio per le loro funzioni, e prima del 1682 già vi avevano costruito un portico dinanzi alla porta d'ingresso, sostenuto da colonne per reggere un coro spazioso per le loro adunanze. Soppressa la Confraternita di fatto sullo scorcio del secolo XVIII, la Chiesa divenne sussidiaria alla Prepositurale e fu concessa in uso alla Confraternita del Santissimo Sacramento, la quale era stata da San Carlo fondata nella Chiesa Prepositurale.


RITORNA?

A dir il vero era stata intenzione quella di inserire in un simulacro "non vestito" la testa dell'antica Madonna ma (dalle memorie scritte non se ne conosce la ragione) si preferì di sostituirla con una statua di carton romano d'altra figura. È certo che sulla fine del 1911 la testa della Madonna ancor si trovava nella Casa Prepositurale e tutto fa credere che avanti il 21 Aprile 1912 la testa della Madonna fosse stata consumata dal fuoco. E così dell'Addolorata più non rimase che il simulacro Romano. Ma nei disegni della Divina Provvidenza doveva servire la ormai finita guerra a riaccendere nell'animo dei buoni terrieri la devozione alla Beata Vergine Addolorata. Furono pubbliche supplicazioni al suo altare, furono provate preghiere, lacrime nascoste delle spose, delle madri, effuse dinanzi alla Vergine, propositi, voti ad Essa presentati, un accorrere, un accender ceri dinanzi al simulacro esposto più volte, che richiamarono mano mano e rivelarono la devozione antica popolare di Brivio alla Addolorata, dalla quale tutti si implorava una pace giusta, duratura, vittoriosa coll'incolumità dei nostri soldati. Anche la precoce rovina delle navette laterali della Chiesa Prepositurale, che impose per qualche tempo l'abbandono della medesima, richiamando i fedeli all'Oratorio di San Leonardo, dove si celebrava durante la settimanale pubbliche funzioni, fu una occasione propizia per invitare all'altare di Maria le anime, che Maria voleva ritornare al suo amore. Dopo tante manifestazioni di pietà verso l'Addolorata non era doveroso che al fortunoso cessare della guerra dovesse il popolo di Brivio ringraziare Colei alla quale aveva ricorso nei mesi del dolore? Parve pertanto cosa opportuna prepararci tutti per il Settembre a risuscitare quella "festa di Brivio" alla quale tanto ci teneva il paese, e della quale tanto si discorreva rimpiangendone il suo tramonto. Si disse: noi madri, noi spose, ci raccoglieremo per alcuni giorni in santo ritiro, tutto il popolo accorrerà alla straordinaria predicazione del settenario, che precederà la festa. Solenni saranno le funzioni, solennissima la processione, alla sera luminarie. Ma... tutta questa solennità non sarebbe completa, se non ritornasse la "nostra" Addolorata. Non sarà più la Madonna "vestita" ma vorrà assomigliarle ad essa: ricopieremo il suo atteggiamento , il suo manto, riporremo intorno al suo capo la grande raggiera e tenteremo di riprodurne le fattezze, lo sguardo, il dolore, il suo pianto. Ritornerà così la "nostra" Madonna? Le prepareremo la casa, assicurandola, dalla minacciosa sua rovina, riabbellendone, decorandone le pareti, ma soprattutto metteremo a nuovo la sua cappella. E or ritorni, ritorni Maria in mezzo al suo popolo , che si prepara ad accoglierla festante, e benedica i suoi propositi di devozione rinnovata imperitura.


I RESTAURI DEL SANTUARIO

La Chiesa di san Leonardo, per le ingiurie del tempo e per la soppressione di una grande chiave in corrispondenza dell'arco trionfale, minacciava di rovinare in parte. Venne per ciò diligentemente assicurata con cerchioni di ferro lungo la cornice dell'abside e della porzione mediana del corpo della chiesa. La tinta interna delle muraglie era pure in cattivo stato; si trovò quindi la necessità di una imbiancatura di tutta la chiesa. Il colore generale è verde oliva chiaro con sfondi ribassati divisi da cornici ed ornati imitanti lo stucco. La distribuzione dei motivi ornamentali ha servito non poco ad alleggerire la linea architettonica interna dell'edificio. Come era naturale, maggiore decorazione doveva essere destinata per la Cappella del Simulacro. La piccola cupola rotonda si apre in grande cerchio protetto da una balaustrata veduta in prospettiva di scorcio: lo sfondo dell'apertura è il cielo sereno solcato da qualche nube leggera. L'illusione prospettica e le quattro finestre trilobate disegnate più sotto danno alla cupola particolare leggerezza e spaziosità. Nei pennacchi ai quattro angoli e nelle lunette dei due archi laterali che sorreggono la cupola sono dipinti a colori al cui simboli del dolore di Maria: la corona colle palme intrecciate vuol dire che Maria è la Regina dei Martiri; il Cuore di Maria raggiante nella conchiglia e fisso alla croce ai piedi della quale si distaccano grossi festoni di frutta ricorda l'abbondanza dei meriti che Maria seppe trarre dalla sofferenza. Il drappo leggero che pende dall'architrave e si perde dietro il finto schienale di noce col suo colore paonazzo parla anch'esso di penitenza. Nello specchio della lesena ed in quello dell'arco si distingue una leggiadra ghirlanda di rose intrecciata dalla rigida corona di spine che racchiudono i simboli della passione di Gesù: tutto questo significa l'amore e il dolore di Maria nella passione del suo divin Figliolo. Nelle quattro nicchie rimangono le statue di San Mammete, San Carlo, San Leonardo e sant'Antonio; esse sono in legno dipinto e risentono del caratteristico gusto del settecento. L'altare meraviglioso per ricchezza di linea e finezza di lavorazione apre nel mezzo la sua grande nicchia per il simulacro dell'Addolorata e sotto ad essa un'altra nicchia in senso trasversale per simulacro del cristo deposto dalla croce. La parte decorativa della Chiesa e della Cappella venne eseguita con particolare finezza dalla Ditta Pugni e Sartorio di Brivio. Il nuovo Simulacro è opera del distinto scultore Giovanni Avogadri da Bergamo. Caduta in ginocchio davanti al corpo esangue del suo Gesù, Maria rimane immobile quasi impietrita dal dolore, tiene le mani congiunte e serrate sul petto come per trattenere il torrente di afflizioni che le sgorga dal cuore; ma vince la forza del dolore ed abbondanti lacrime le vanno irrigando le guancie. È vestita di bianco ed una candida benda circonda il suo volto; Essa si nasconde sotto il ricchissimo manto che sembra riflettere colla tinta oscura tutta l'amarezza di quel grande animo. La raggiante aureola che le splende sul capo ci ricorda la Santità quasi divina di questa Vergine madre che seppe sostenerla nello spasimo immenso.

 

A.M.
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