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Scritto Martedì 15 ottobre 2019 alle 17:49

Inaugurata a Solza la mostra del pittore meratese Frisia jr



Domenica 13 ottobre, in concomitanza con la mostra del fungo, è stata inaugurata la mostra del pittore meratese Donato Frisia junior allestita presso il castello Colleoni di Solza. Organizzata dall'Associazione Bartolomeo Colleoni di Solza e curata dal critico d'arte Annalisa Sala è stata incentrata sugli ultimi lavori del pittore, dedicati allo studio della pioggia.
BIOGRAFIA:
Donato Frisia Jr., classe 1940, comincia a dipingere nell’infanzia, sotto la guida del nonno suo omonimo, Donato Frisia (1883-1953), uno dei più noti maestri dell’impressionismo lombardo.
Negli anni giovanili si precisa la sua identità di pittore, attraverso frequenze accademiche e una permanenza a Parigi, allora culla dell’arte europea. Pur non tralasciando gli altri generi, è attratto dalle opportunità offerte dal paesaggio, la cui espressività lo terrà avvinto per la vita. I dipinti sono liberi dal realismo statico e colgono quel quid atmosferico che qualifica un ambiente: la chiarità mediterranea, le regioni ventose del Nord Europa, gli smalti dei paesi orientali, i verdi di Brianza.
Allo studio dell’aria si affianca quello dell’acqua: negli anni Ottanta Frisia conduce il traghetto a Imbersago e studia i riflessi nel fiume. Si accentua l’interesse per uno spazio nomade, indistinto. Si può definire la sua una “Poetica del movimento”, riconoscibile anche nelle opere astratte del decennio successivo, caratterizzate da curiose sinestesie: la pittura diventa musica, operetta, fiaba. Le tecniche variano dall’olio agli acrilici, dall’affresco al pastello all’acquarello, con inserti di materiali diversi.
Lo studio della pioggia negli ultimi lavori testimonia la costanza di un orientamento conoscitivo che abbina l’analisi penetrante del dato minimo con la riflessione sull’insieme in cui è inserito.
Durante la sua lunga carriera ha esposto in moltissime città, in Italia e all’estero. Da segnalare la mostra in omaggio al poeta M. Eminescu all’Accademia di Romania a Roma. Negli ultimi anni è presenza stabile alla Biennale d’Arti Visive di Chiavenna. In occasione della Biennale di Venezia 2019 viene chiamato a esporre a Palazzetto Tito. Sue opere sono presenti in collezione privata in Europa e in Sud Africa, in California e in Argentina. Suoi affreschi sono visibili a Parlasco, Taceno, Lentiai.
Donato Frisia Jr. vive e lavora a Merate (Lc).
I VELI DELL’ACQUA

Venezia
La musa velata


La tradizione tonale veneta ispira le vedute veneziane, che come in questo caso sono impostate scenograficamente, con ampie orchestrazioni cromatiche. Il colore determina volumi e ritmi architettonici che si succedono vivaci, ma soprattutto si apre alle vibrazioni dell’atmosfera, alle effusioni luministiche di cielo e mare. Scorrendo sulle partiture dei rilievi, la luce fascia barche e edifici che via via scivolano verso il fondo, perdendo di definizione. Così si volatilizza Venere, affiorata per magia alla superficie dell’esistenza. L’acqua trattiene la sua bellezza, ma poi la porta lontano, verso il largo.

I Riflessi
La fodera del mondo


La pupilla oscilla al ritmo dell’immagine riflessa: l’effetto della contemplazione è ipnotico. Acque dense, sognanti, mosse, profonde, trasparenti. Frisia esplora i luoghi del doppio, dell’informe, del possibile, i cui confini sono mutevoli, vacillanti. Il riflesso dimostra l’arbitrarietà delle nostre distinzioni. La figura tenta invano di assestarsi, mimando il tentativo del pittore di catturare la realtà. Ma essa non è svelabile, non è disgiunta dal suo velo. Egli allora lascia che la forma abbia in sé quegli elementi di fuggevolezza che l’hanno spinto a dipingerla; così ogni opera è un problema che si reimposta.

Il velo della pioggia
Proseguendo gli studi sulla rifrazione del colore l’artista, nei lavori più recenti, riproduce l’effetto ottico del temporale dal vetro dell’auto. La visione si polverizza e ricompone di continuo; la maglia cromatica esprime il debordante intreccio di una trama che, ancora leggibile, è però scomposta, sfaldata, deforme. Si riconoscono i piani di fuga: la messa a fuoco sulle gocce in primo piano e insieme il velo d’acqua che, a secchiate sullo schermo, scompagina ciò che sta oltre: la prospettiva di una strada, i fari nella notte, l’asfalto bagnato. La raffigurazione di uno spazio instabile unita all’analisi molecolare della sostanza genera esiti tendenzialmente astratti.
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