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Scritto Martedì 15 ottobre 2019 alle 09:27

Accadeva 30 anni fa/89 – 15-31 ottobre: meno vincoli sulle ville storiche. Si parla di stazioni. L’ussl perde l’autonomia

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Un tempo era la "camionabile", la strada statale dello Spluga, che l'Anas aveva siglato col numero 36. Da Milano attraverso il monzese e il lecchese portava fino in Valchiavenna. Poi, con una rivoluzione viaria, l'azienda nazionale Autonoma per le Strade, la declassava a strada provinciale con alcuni tratti addirittura a strada comunale. Accadeva i primi giorni di ottobre del 1989. Il tratto da Milano a Usmate veniva così declassato a strada provinciale da consegnare in gestione alla provincia di Milano; il tratto tra Airuno e Pescate veniva anch'esso declassato a strada provinciale e consegnato alla provincia di Como; il tratto tra Usmate e Calco e tra Calco e Brivio rimaneva strada statale con la numerazione 342 briantea. In pratica si ridisegnava la Como-Bergamo lungo la 342 mentre successivamente da Usmate e Olginate l'arteria in parte a gestione provinciale e in parte comunale è stata ridenominata 342 dir. (diramazione). La numerazione "36" veniva nel contempo assegnata alla "Vallassina" che sempre da Milano conduce a Lecco e poi con una serie di gallerie, fino in Valtellina. Un'arteria desemaforizzata che ha raccolto tutto il traffico milanese diretto al lago e ai monti alleggerendo così la vecchia camionabile che tutt'oggi, a parte qualche tratto, continua ad attraversare i paesi. Sia pure classificata 342 dir. o SP 72.

La classe politica locale è in forte agitazione a causa dell'ultima direttiva del Governo che prevede il riassetto delle Unità sanitarie locali al fine di ridurne sensibilmente il numero. L'ospedale San Leopoldo Mandic era di fatto il centro dell'Ussl 14, gestita da un Comitato di nomina politica locale con un direttore generale alla guida del presidio assistito da un direttore sanitario, un direttore amministrativo e un economo oltre a un dirigente dell'ufficio tecnico. Insomma un'azienda ben strutturata nei suoi livelli dirigenziali con un "Consiglio di Amministrazione" denominato "Comitato di gestione" che traccia la rotta e ne controlla il percorso. Tutto il contrario di oggi dove grazie, o meglio a causa, della riforma Formigoni, il potere nella sanità è nelle mani del presidente della Giunta regionale che di fatto nomina i direttori generali e ne condiziona inevitabilmente l'operato. Dunque, dicevamo, il Governo nel 1989 intende accorpare le Ussl. Quindi le tre esistenti nel bacino lecchese - provincia di Como - sono destinate ad essere unificate. E di conseguenza c'è da prevedere il venir meno dell'autonomia di Merate a tutto vantaggio di Lecco. Le proteste però servono a poco. E la guerra d'indipendenza perché l'ospedale resti meratese è destinata a essere perduta. Eppure il presidio vanta una storia che pochi altri ospedali possono mettere in campo. Il 25 gennaio 1834 Giovanni Battista Cerri lascia in eredità alcune case e un fondo di 33 pertiche al comune di Merate allo scopo di erigere un "piccolo ospitale". Con testamento del 18 marzo 1841 il figlio Felice, morto senza prole nel 1842, lascia 30mila lire e tutti i suoi mobili allo scopo di dare vita alla "Causa Pia Cerri" che sopravvive fino al 1862 quando viene istituita la Congregazione di carità che assume l'amministrazione del lascito Cerri. La sede è nei locali lasciati dalla famiglia Cerri in via Sant'Ambrogio (dove ancora oggi si vede la scultura sul muro) ma per ragioni igieniche già nel 1850 si decide per una nuova area. Tra l'area Turba, a ridosso della chiesina, e la sede attuale l'amministratore marchese Marco Cornaggia decide per la seconda. Una serie di lasciti e iniziative benefiche, condotte in particolare dalle famiglie Baslini e Bonfanti consentono al primo piccolo nucleo, sede decentrata dell'ospedale Maggiore "Ca' Granda"di Milano di svilupparsi e di acquisire la qualifica di "ospedale di circolo". Nasce così l'ospedale di Merate "Fondazione Cerri" istituto ufficialmente con regio decreto il 2 agosto 1929.Il primo Consiglio di Amministrazione si componeva di nove membri tutti di nomina prefettizia. Tra i tanti donatori di attrezzature merita una citazione il maestro Arturo Toscanini. La svolta nel 1946, con l'ingresso nel Consiglio del dottor Luigi Rusca e successivamente del dottor Giuseppe Villa, divenuti i maggiori mecenati del presidio di via Cerri. A inaugurare il padiglione Terzaghi, in onore di donna Giulia, nel 1914 era giunto persino Enrico de Nicola, primo presidente della repubblica e, al tempo, sottosegretario alle colonie. Con la guida di illustri politici locali, primo fra tutti l'ing. Luigi Zappa, il presidio guadagna in notorietà, prestigio e attrattività, grazie anche a nomi di prima grandezza tra il personale medico. Ma ora, giunti al 1989, la normativa varata dal ministro De Lorenzo minaccia l'indipendenza. E come vedremo più avanti la perdita dell'autonomia segnerà l'inizio di un doloroso processo di subalternità a Lecco. Che dura tuttora.

"Quattro personaggi che hanno fatto la storia dell'ospedale di Merate": Luigi Rusca, Giuseppe Villa, Luigi Zappa, Giuseppe Bonalume

A metà ottobre viene pubblicato "Storia di Merate", la ricostruzione delle vicende della nostra città dal 1400, quando Merate era Melate, dal greco melas, terra oscura, molto boscosa fino al 1985. Il libro, di grande interesse, accurato nei particolari e ricco di curiosità, è di fatto una raccolta degli inserti storici inseriti nel bollettino parrocchiale "All'ombra della Torre" curato dall'ingegner Luigi Zappa dietro richiesta del prevosto don Felice Viasco. Partendo dalla consultazione dei manoscritti del prevosto don Andrea Sala conservati nell'archivio parrocchiale, l'ex sindaco di Merate ha con puntiglio raccontato mese dopo mese ai lettori del bollettino i passaggi più importanti della vita cittadina. Descrivendo anche tutte le ville, le chiese, i monumenti, le strutture più significative. Nel racconto ci sono i capitoli dedicati alla politica cittadina con tutti i risultati elettorali delle comunali e delle provinciali, l'elenco dei sindaci e dei parroci. Insomma una vera miniera di notizie, un volume che ciascun meratese doc dovrebbe avere in casa.

"Al capezzale del lago", titola a tutta pagina il settimanale cittadino del 24 ottobre. L'ossigeno nell'acqua è sceso sotto la soglia del 10% nella zona della foce a quasi a zero altrove. I pesci a centinaia si radunano alla Foce boccheggiando. Passa il presidente della società sportiva La Briantea Mario Bellani e lancia l'allarme. Sul posto arrivano il direttore della riserva, geometra Livio Villa, tecnico comunale e l'assessore ai lavori pubblici Giovanni Battista Albani. Viene chiamato con urgenza Dante Dozio, geometra, direttore del consorzio acquedotto di Merate che, con l'apposita strumentazione, conferma la gravità della situazione. Arrivano anche i tecnici della Ussl e della Regione. Unico rimedio, cercare di ossigenare l'acqua. Con due pompe, una alla Foce e una al Bagnolo i volontari dei vigili del fuoco attingono l'acqua dal lago e la lanciano in aria in modo che possa "ricaricarsi" di ossigeno. L'intervento è durato da mercoledì a domenica, giorno in cui i valori si sono ristabiliti. Contenute le perdite. Tuttavia si è potuto constatare come nel lago vi sia una vasta presenza di fauna ittica.

Dopo il drammatico incidente alla stazione di Carnate, con una giovane donna "agganciata" da un treno in transito mentre stava sulla banchina, scatta l'allarme in tutte le stazioni. A Cernusco-Merate parte l'indagine conoscitiva: come in molte stazioni, a causa del binario unico da Carnate a Calolziocorte, ogni fermata è composta anche da un secondo tronco per le coincidenze. Per passare da una banchina all'altra, una passatoia di legno costituita da traversine di binari. La banchina del secondo binario è molto stretta, viene utilizzata dai viaggiatori che vanno verso Lecco mentre la prima da quelli che devono andare a sud, Monza o Milano. La descrizione dell'epoca è quanto mai significativa, anche se con le barriere antirumore di oggi, sarebbe quasi da auspicare un ritorno al passato, quando la stazione era gestita da numerosi ferrovieri. La descrizione dell'epoca: "Sembrano le stazioncine di Hansel e Gretel; minuscole, linde, con vasi di gerani ovunque, il giardinetto ben tenuto, appena sotto la massicciata del secondo binario, la fontanella e le due piccole campane appese al muro sopra la "guardiola". Dentro le sale d'aspetto c'è la stufetta a legna posta in un'apertura tra un locale e l'altro, tra quella che era la sala di prima e la sala di seconda classe. In fondo c'è lo scalo merci, cadente e nostalgico ancor di più della sua riproduzione in scala della Lima HO. Qui il tempo si è fermato. Tutto è rimasto come una volta, quando sul piazzale non asfaltato si fermavano le carrozze e l'arrivo del convoglio era preannunciato da un lungo fischio, pennacchi di fumo nero e sbuffi di vapore...". Che cosa è rimasto di tutto ciò oggi? E' migliorata la situazione o con i tagli e le soppressioni di ruolo è assai peggiore di trent'anni fa?

La stazione di Cernusco

Parte dall'Amministrazione comunale un programma di allentamento dei vincoli sulle ville storiche al fine di favorire un loro migliore utilizzo. La formula la spiega l'assessore Zappa: i vincoli stringenti hanno avuto il merito di impedire la suddivisione delle aree in multiproprietà salvaguardando le zone. Però l'immobilismo dei proprietari rischia di lasciar degradare immobili e parchi. Di qui un allentamento dei vincoli. Interventi annunciati sono la costruzione di edifici ad uso abitativo e una struttura ricettiva attorno a Cascina Vedù e consentire sostituzioni edilizie in villa Biffo, nei locali legnaia e scuderie. L'obiettivo della variante è anche quello di ottenere al patrimonio pubblico porzioni di aree verdi da destinare a parco. Con l'acquisizione di una parte del viale dei Cipressi concesso dalla famiglia Brivio l'Amministrazione punta a collegare il centro città con la statale attraverso un percorso verde che attraversa la zona del Vedù e si collega al parco delle Piramidi.

Villa Prinetti

Villa Subaglio

Villa Belgiojoso

Il 27 ottobre viene presentata ufficialmente l'associazione intitolata a "Fabio sassi" un giovane professionista meratese, prematuramente scomparso in seguito a un male inguaribile. L'associazione si affianca al servizio di terapia del dolore e cure palliative diretto dal dottor Mauro Marinari. Dal gennaio '88 data di avvio del servizio al giugno 1989 sono stati assistiti 169 ammalati per una durata media di 2 mesi; compiute 2.224 visite mediche a domicilio e 3.301 visite infermieristiche con circa 1.800 ore di assistenza dei volontari. L'associazione è presieduta da Alessandra Passoni Sassi ed è stata sostenuta da famigliari e amici del giovane professionista scomparso a 30 anni.

Alessandra Passoni Sassi e Mauro Marinari

Il 28 ottobre la Cooperativa di servizio per anziani Maria Gilardi inaugura i nuovi campi di bocce ricavati dietro il centro sociale di via Cerri. Alla cerimonia prendono parte oltre al presidente della Cooperativa, professor Arturo Sartori, l'assessore ai servizi sociali Laura Crippa e Massimo Villa, figlio dell'imprenditore Arialdo che ha realizzato gratuitamente la struttura ricreativa per gli anziani.

89/ continua

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