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Scritto Sabato 12 ottobre 2019 alle 12:26

Merate: al via il ciclo di incontri sul genio di Leonardo con La Semina e la Pro Loco

È stato molto interessante l'incontro che si è tenuto venerdì 11 ottobre presso l'auditorium del municipio di Merate. L'associazione La Semina e la Pro Loco meratese hanno individuato come ospite per questa prima serata dedicata alla figura immortale di Leonardo da Vinci, Elisabetta Parente, docente di storia dell'arte presso la scuola del Fumetto di Milano.
Con un eloquio fluido, vivace e magnetico, la relatrice ha parlato della Gioconda in una prospettiva storico diacronica senza mai scadere nel didascalico o nel banale. Introducendo la propria relazione, ha premesso la difficoltà nel trattare l'opera in questione, opera della quale si è già detto forse tutto e il contrario di tutto e proprio per questo motivo risulta pauperizzata dei suoi significati più immediati. "È ormai impossibile approcciarsi alla Mona Lisa con un occhio vergine" ha asserito Elisabetta  Parente.

Elisabetta Parente, relatrice della serata

L'esposizione ha messo in luce il ruolo che ebbe Leonardo da Vinci, quale sperimentatore e innovatore, nello svecchiamento dei canoni della ritrattistica tradizionale caratterizzata da codici stilistici che, per semplificare, prevedevano la resa dei soggetti quali mere figure statiche e prive di qualsivoglia vitalità.
È stato evidenziato con la proiezione a video delle opere di Leonardo (da Ginevra Benci, alla Dama con l'ermellino) come l'artista cercasse in ogni modo di dare spessore ai suoi soggetti, sia sfruttando gli stimoli dell'arte fiamminga con la realizzazione di sfondi scuri atti a esaltarne la volumetria, sia dinamicizzando le figure carpendole in pose che dessero conto dei cosiddetti "moti dell'animo". Giunta poi al nerbo della trattazione, la relatrice ha spiegato che sin da subito la Gioconda, per la straordinaria carica innovativa che portava con sé, fu presa a modello in quanto icona e pietra miliare. Sono stati poi individuati due momenti principali: quello definito di "giocondolatria" e quello di "giocondoclastia".

Lo spartiacque è da collocarsi, ça va sans dire, a inizio ‘900 con le istanze delle avanguardie che mal tolleravano i modelli dogmatici imposti dalla tradizione. In un caso o nell'altro, che sia amore o odio, la Gioconda si è sempre erta a quello che gli anglosassoni indicherebbero come "l'elefante nella stanza", un'entità che per la sua monumentalità, il suo valore totalizzante nella storia dell'arte e persino la sua presenza pervasiva nella cultura di massa (meno istruita e più disordinata) rappresenta, volenti o nolenti, un termine di confronto, un punto di partenza irrinunciabile. Elisabetta Parente, a dimostrazione di quanto appena scritto, ha corredato la sua presentazione con alcuni tra i lavori dei suoi allievi che avevano come consegna "Gioconda ed io, io e Gioconda". "Ho chiesto loro di realizzare due lavori distinti che mostrassero questo cambio di punto di vista. I ragazzi sono stati messi a dura prova, era un lavoro abbastanza complesso; ma visti i risultati sono stata contentissima di non avere abbassato il tiro. Su 70 ragazzi ho ricevuto 70 opere superbe".

Il prossimo appuntamento, in cui si parlerà di Leonardo dal punto di vista filosofico con la prof. Caterina Gabrielli, è fissato per venerdì 25 ottobre alle 20.45 in auditorium.
D.M.
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