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Scritto Mercoledì 09 ottobre 2019 alle 16:37

Bernareggio: alla Casa del Popolo si fa il punto su governo e PD con Malpezzi

Quale direzione prendere? È questa la domanda guida che ha fatto da sfondo all'assemblea intercomunale dei circoli di Bernareggio, Aicurzio, Carnate e Sulbiate, alla Casa del Popolo di via Caglio Viganò di Bernareggio, sul futuro del Partito Democratico, dopo i due avvenimenti degli ultimi mesi che hanno ridisegnato la politica nazionale. Ad aiutare nell'analisi era presente la senatrice e sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, Simona Malpezzi. La riflessione è partita, quasi inevitabilmente, da alcune considerazioni preliminari del coordinatore della sezione, Daniele Zangheri, che hanno fatto da spunto per i successivi interventi del pubblico. I due temi cardine attorno a cui si è sviluppato l'intero incontro hanno riguardato le recenti novità in materia di politica nazionale, ossia l'uscita dell'ex segretario nazionale Matteo Renzi dal partito, e l'opportunità della scelta del partito, di unirsi al Movimento Cinque Stelle, che lo stesso Renzi aveva proposto nel momento della crisi del governo gialloverde.



Daniele Zangheri e Simona Malpezzi
"Devo dire che personalmente sono favorevole all'entrata del nostro partito in questo governo - ha fatto presente Zangheri - Una delle obiezioni più frequenti che ho sentito fare, è quella che il PD non avrebbe dovuto fare la stampella al Movimento. Una scelta che abbiamo pagato a caro prezzo già in passato, nel 2011 con il Governo Monti e nel 2006 vincendo di un soffio all'interno di una grossa alleanza. Io ero contrario a un'alleanza coi 5 Stelle già quando venne ipotizzata nel 2013 con Bersani, sia quando perdemmo il referendum del 4 marzo 2018. Il Movimento aveva vinto e aveva quindi il diritto di governare. Ma ciononostante, in questo caso dovevamo tentare in tutti i modi di fare questo governo perchè la Lega e l'ex Ministro dell'Interno, in un anno soltanto di governo, avevano dato chiarissimi segnali di un fortissimo autoritarismo e violenza emergente nel nostro paese, visibile anche in pezzi delle nostre istituzioni. Salvini è riuscito a fare quello che ha fatto con la nostra Costituzione, figuriamoci se non ci fosse stato Mattarella cosa sarebbe potuto accadere. Quindi personalmente penso sia stata una scelta giusta averlo costituito attraverso delle mediazioni. Andare al voto in questo momento, con questa Lega, avrebbe significato perdere completamente l'Italia. E all'interno del nostro circolo è prevalsa la linea degli iscritti di rimanere anche dopo gli ultimi sviluppi sul governo giallorosso. Non abbiamo invece ben capito perchè il nostro ex segretario nazionale sia uscito dal PD".

Un terzo tema dell'incontro è poi venuto a galla nel discorso del segretario. Sulle diverse anime che caratterizzano il partito, una limitazione che gli viene spesso imputata, e che negli ultimi anni è emersa ancora con più forza, Zangheri ha trovato il fulcro storico che ha esasperato ancora di più la tendenza. "Se si è dentro un partito, si può non condividere, ma si deve sostenere perchè fa parte delle regole del gioco - ha osservato Zangheri - ma il sostenere c'è stato poco nel nostro partito e io ho vissuto in modo doloroso il punto nevralgico di questa rottura, che è stato il referendum del 4 dicembre del 2016. Qui non si è assistito solo al voto contrario, ma anche ad una campagna elettorale contro, ed è stato quello per me il punto di non ritorno". Da qui l'aggancio inevitabile al futuro e alle riforme, a cominciare da quella del mercato del lavoro (in particolare sulle discrepanze salariali), che il partito in questi anni non è stato capace di attuare, e che rappresentano il salto di maturità del soggetto politico che ha fatto dell'equità sociale il suo vessillo. La fase successiva ha dato spazio agli interventi dal pubblico, che si sono sostanzialmente allineati sul pensiero del responsabile di sezione, a difesa della scelta di governare con il Movimento. Spunti ulteriori sono arrivati dal sindaco di Bernareggio, Andrea Esposito, che ha rimarcato come in questi anni le varie frammentazioni e le discussioni a livello nazionale del partito, talvolta abbiano minato una maggiore compattezza e unità di azione e di visione a livello di circoli e istituzioni del partito territoriali e locali.

L'ultima parola sull'argomento è spettata all'onorevole Simona Malpezzi, che ha fatto la sintesi di tutti i punti principali sul tavolo della discussione. "In questi mesi di governo Lega-Cinque Stelle ho avuto paura - ha commentato la senatrice - la sovranità appartiene al Popolo, Salvini l'ha ripetuto come un mantra, ma lui gliela stava togliendo ad agosto quando cercava di andare a elezioni, non noi. I padri costituenti ci hanno detto che è possibile votare un governo di forze politiche che riescono a trovare forme di accordo. Noi appoggiamo questo governo perchè abbiamo paura di un paese che rischiava di essere messo in mano di di una destra pericolosa e razzista. E non sto esagerando. Per evitare questo scenario, vale allora anche il "governo imbarazzante" PD-Cinque Stelle, perchè c'è un bene più grande da salvaguardare che è la nostra democrazia". La senatrice ha quindi fatto una puntata sull'uscita di scena di Renzi e il ruolo fondamentale di Zingaretti nella nascita del governo. "Io sono sempre stata renziana ma ho sostenuto il lavoro che ha fatto Zingaretti, dalla mia componente di minoranza del partito - ha continuato Malpezzi - uscendo dall'idea che il voto fosse l'unica direzione possibile, di agosto, al mandato di governo, dato a settembre. Ma è innegabile che io mantenga comunque un legame con Renzi, che ho sostenuto fin dalla prima Leopolda. Anche se non condivido il suo modo di uscire dal partito: ci saremmo potuti confrontare senza dividerci, oltretutto ricordando che è stato proprio lui a creare l'opportunità di questo governo". Alla fine dell'incontro, dai vari interventi è quindi emersa la visione di una fiducia al governo in cui il PD è tenuto a provare a lavorare per il futuro del paese. Allo stesso tempo, la scelta dell'ex segretario nazionale di uscire dal partito e fondarne uno nuovo è stata sostanzialmente non condivisa. 
M.L.
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