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Scritto Domenica 29 settembre 2019 alle 08:39

Luoghi comuni (o interessi inconfessabili) ancora resistono in una parte della 'destra'

Ci sono luoghi comuni, radicati nel centrodestra, che resistono nonostante il tempo e le generazioni. Ad esempio la difesa della caccia che francamente oggi ha poco senso di resistere, l’idiosincrasia verso gli enti sovracomunali, come i parchi, la tutela della vita anche quando è il soggetto che non ce la fa più. I temi ambientali scaldano poco gli esponenti di questo schieramento, per quanto si deve riconoscere che la Lombardia qualcosa ha fatto anche quando non c’era il clamore mediatico di oggi. Piuttosto che piantare mille alberi una certa fazione preferisce ancora riasfaltare una piazza.
Ma se ciò è comprensibile per la classe dirigente che si è fatta le ossa negli anni settanta lo è molto meno in quella nata negli anni ottanta e novanta. Invece alcune decisioni sembrano confermare che taluni stereotipi non passano. Nonostante tutto.
L’ultimo caso è quello di Airuno, oggi guidato dal giovane Alessandro Paolo Milani, classe 1985. La sua maggioranza ha sancito l’uscita dal plis, il parco locale di interesse sovracomunale, del San Genesio o Monte di Brianza. Sull’esempio di Brivio uscito dal plis nel 2017 perché ritenuto un ente carrozzone. Eppure è proprio grazie all’unione di comuni – uno solo può fare molto poco – che l’area tutelata è curata, i sentieri sono aperti e grazie alle esercitazioni con anche i volontari del Curone si è attivato un sistema antincendio pronto a intervenire in caso di necessità.
Ma non solo, ora Airuno mette in discussione anche l’entrata nel Parco di Montevecchia e Valle del Curone. L’Ente che da oltre 30 anni assicura la sopravvivenza e lo sviluppo di un grande polmone verde percorso da migliaia di persone ogni fine settimana. Il perché non è chiaro, se non cercando la risposta nel luogo comune di cui sopra.
A meno che la giovane Giunta non abbia qualche altra intenzione. Che non può essere buona. Oggi non aderire a enti sovracomunali che possono attingere a risorse regionali, statali e europee per difendere e migliorare le poche aree verdi rimaste risulta incomprensibile. A meno che, appunto, non si abbia qualche idea in testa. Sarà quindi opportuno monitorare con grande attenzione i nuovi strumenti urbanistici che questa generazione di primi cittadini intende varare. L’imponente edificazione già c’è stata, l’invenduto è altissimo con effetti depressivi sull’intero sistema edilizio, l’urbanizzazione dei suoli ormai supera mediamente il 50%. C’ è tantissimo da fare nelle ristrutturazioni. Anche se, e questo lo comprendiamo anche noi, fare business così è quasi impossibile.
Claudio Brambilla
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