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Scritto Martedì 06 agosto 2019 alle 09:46

Compie 20 anni la scuola avviata in Congo da don Benjamin col sostegno dei fedeli del meratese. 'Aiutiamoli a casa loro'

Tutto è cominciato nel 1999, l'anno precedente al grande Giubileo. Nel prepararsi all'evento don Benjamin Masumu, allora sacerdote novello, ordinato due anni prima dopo essere arrivato in Italia nel '93 con l'intento di studiare, vestire la tonaca e tornare nel suo Congo, ha scelto su suggerimento del padre di investire i propri, primi, risparmi nella "sua" Kinshasa. "Aiuta il tuo popolo, comincia realizzando una scuola: tanti bambini qui non hanno avuto la fortuna di accedere agli studi come l'avete avuta tu e i tuoi fratelli", il suggerimento, dall'Africa, del genitore, pronto a cedere al figlio prete un terreno che fu della povera moglie, mancata già da tempo. Da quella donazione sono passati vent'anni.

Don Benjamin

Don Benjamin, rimasto a vivere stabilmente in Italia anche per ragioni di salute, ha cambiato diverse parrocchie e supportato da quanti, in due decadi, gli hanno accordato la loro fiducia, ha visto crescere, anno dopo anno, il suo Centro scolastico "Santa Maria Regina della Pace": "siamo partiti dall'asilo, con 160 bambini iscritti. Poi li abbiamo accompagnati alle elementari e la struttura si è sviluppata: a luglio abbiamo celebrato il ventesimo anniversario con quasi 1.400 alunni, dalla materna alle superiori con tre indirizzi di specializzazione: pedagogia generale, ragioneria e liceo scientifico. Abbiamo poi 55 dipendenti, tra bidelli, sentinelle per la notte, amministrativi, educatrici, maestre e professori. Tutti pagati da noi, non dallo Stato" tiene a precisare il sacerdote, ormai lontano dalla Brianza meratese ma ancora fortemente legato alle comunità dove ha esercitato il suo ministero.

"In questi vent'anni ho ricevuto un sacco di doni per la scuola dal popolo italiano. Il popolo italiano non è razzista. Neanche la Lega è razzista. Nemmeno Salvini è razzista. Gli insulti che siamo abituati a sentire volano per interessi politici, per raccattare voti da una parte e dell'altra. Il popolo, invece, ha tanta umanità" sostiene con convinzione, ricordando come già l'esperienza pastorale ad Agrate lo abbia aiutato nella sua "missione" in terra africana, potendo contare sull'impegno finalizzato a tale scopo di diverse associazoni - oratoriane, sportive e ludiche della frazione di Omate - nonchè, a titolo personale, di "un grandissimo amico che mi ha dato molto molto molto. A lui, a Davide La Banca, non a caso è dedicato un padiglione della scuola. Lasciata Agrate, sono stato inviato a Verderio e Paderno d'Adda. Ho trovato trovato gente meravigliosa" prosegue don Benjamin, ricordando l'Associazione Speranza Congo, nata proprio durante la sua permanenza presso la Comunità pastorale e chiusa solo nelle scorse settimane, dopo 12 anni di ininterrotta attività, per via della nuova normativa sul terzo settore.

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"E' stata sciolta il 29 luglio perchè avremmo dovuto assumere un commercialista. I soldi che la gente mi dà, sono sempre stati mandati in Africa: non ci sembrava giusto utilizzarli per pagare servizi legati al funzionamento stesso dall'Associazione. Abbiamo scelto di chiudere per non avere problemi. Non posso però non ringraziare chi vi ha fatto parte in questi anni: Paola Gardonio, Fiorella Cereda, Enrico Viganò e Diletta Andoi. Con queste persone abbiamo fatto tantissimo, soprattutto  grazie anche alle loro famiglie che hanno finanziato la scuola per tantissime necessità. Ora stiamo indirizzando tutti gli amici che ci hanno sostenuto nel tempo al nostro conto direttamente in Africa" racconta il sacerdote, citando - tra le tante cose - il pozzo realizzato presso il Centro, al servizio anche dell'intero quartiere e dei sui cento mila abitanti sprovvisti dell'acqua corrente.
"Poi sono arrivato a Santa Maria e a Perego" ha proseguito, nella sua cavalcata di parrocchia in parrocchia.

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"Anche da lì continuo ancora a ricevere molto, la gente non mi ha dimenticato. Recentemente, per fare un esempio, la famiglia Dozio con la sua agenzia Dozio system ci ha regalato un calcetto per i bambini e una fotocopiatrice a colore professionale capace di stampare 26 copie a minuto: per noi è una cosa miracolosa. I Tentori, i nipoti di Padre Fausto, invece, ci hanno regalato 10 computer. Tante le offerte che arrivano dalla Brianza, con contatti e appoggio anche da Milano e tramite conoscenze anche dal Meridione. Qui dove sono ora, nell'alto milanese, ho conosciuto altre famiglie stupende: privati e aziende, durante l'anno, si ricordano del Centro, anche lasciando offerte sostanziose. Questo è il popolo italiano che dice con tutta onestà "aiutiamoli a casa loro" e lo fa davvero. "Aiutiamoli a casa loro" deve significare dare al popolo africano l'intelligenza e smettere di rubargli le materie prime" sostiene don Benjamin, convinto sostenitore della necessità di educare i suoi connazionali e di permettere loro di "copiare" i modelli positivi del nostro Paese.

A tal proposito non nasconde la delusione per essersi visto negare, dall'ambasciata, la possibilità di far venire in Italia per qualche tempo la direttrice del suo asilo, accompagnata dal marito, per toccare con mano l'esperienza virtuosa della scuola materna "gemellata" di Dairago. "Ci è stata rifiutata l'autorizzazione. "Questi scappano e non tornano più indietro" mi sono sentito dire, dopo aver garantito a mio nome. Ancora spero di poter realizzare questa cosa...  Dopo vent'anni, però, non posso che ringraziare coloro che mi hanno sostenuto e sono molti. In vent'anni tanti ragazzi del Centro hanno trovato un lavoro, c'è chi è già diventata mamma e chi papà, chi ha ottenuto una qualifica. Se formiamo un popolo, gli daremo l'indipendenza. Non ci dimentichiamo poi di chi ancora ha bisogno: come scuola, manteniamo 26 famiglie, dando loro una sorta di reddito di cittadinanza che in Africa ha senso d'esistere ma che in Italia spero venga cancellato dal prossimo Governo. Con 50 dollari diamo loro di che vivere, essendo soggetti disastrati che non hanno possibilità di lavorare".
Avanti così, dunque, verso nuovi traguardi.


Per sostenere il Centro:
C/C 00018000230000359120086
Intestato a FONDATION MON FRERE CONGO
Banca EQUITYBANK
Code swift PRCBCDKI
A.M.
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