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Scritto Venerdì 05 luglio 2019 alle 09:54

COMMENTI OFFENSIVI SU FACEBOOK: PUO’ CONFIGUARSI UN REATO. LA CONSULENZA DELLO STUDIO LEGALE ZUCCHI

La diffamazione è un reato previsto e punito dall'art. 595 c.p. e che consiste nell'offesa all'altrui reputazione fatta comunicando con più persone: oggetto giuridico tutelato da questa norma è la reputazione personale intesa come il giudizio o la stima di cui l'individuo gode nell'ambiente sociale
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516. 
 
Tra i mezzi di pubblicità che rilevano vi è, nell'epoca moderna, Facebook e tutti gli altri social media: si tratta di piattaforme social in grado di raggiungere una vasta platea di soggetti, ampliando ed aggravando, la capacità diffusiva del messaggio lesivo della reputazione della persona offesa.

Perché ciò avvenga è però necessario che l'offesa sia effettivamente letta da più persone e che la diffusione delle offese possa avvenire in maniera incontrollata. Il soggetto che riceve l'offesa deve inoltre essere ben individuabile. Se i giudici riscontrano la presenza di questi presupposti, il rischio di vedersi comminata una condanna è reale.

A ciò si aggiunga che, pubblicare un commento denigratorio nei confronti del proprio datore di lavoro su Facebook può integrare, addirittura, giusta causa di licenziamento: come anzidetto, la condotta di postare un commento su Facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione di esso, per la idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone, comunque, apprezzabile per composizione numerica, con la conseguenza che, se lo stesso è offensivo nei riguardi di persone facilmente individuabili, la relativa condotta integra gli estremi della diffamazione e come tale correttamente il contegno è da valutarsi in termini di giusta causa del recesso, in quanto idoneo a recidere il vincolo fiduciario nel rapporto lavorativo.
Diverso è il caso delle offese ricevute in privato (ad esempio sulla propria chat): in tal caso, non si parla di diffamazione ma di ingiuria, che non è reato ma illecito civile, con una sanzione che può variare da un minimo di € 100,00 ad un massimo di € 8.000,00.
Insomma, in entrambi i casi (insulti privati o pubblici), prima di scrivere su Facebook ( o sugli altri social network) è opportuno contare fino a dieci: la maggior parte delle offese non viene denunciata, ma ciò non è, certo, un argomento da poter usare un domani, a propria difesa, davanti ad un Giudice.


Avv. Roberta Zucchi - Avv. Nicoletta Previtali
Studio Legale Zucchi



Redazionale a cura dello

STUDIO LEGALE ZUCCHI
Via A. De Gasperi, 84
23807 – Merate (Lc)

studio@avvocatozucchi.it
roberta.zucchi@lecco.pecavvocati.it

Tel. 039. 9284878
Fax. 039. 9332957

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