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Scritto Domenica 30 giugno 2019 alle 17:28

Lomagna: La festa per il 55° di don Felice Il prete: "Accogliere, Dio non fa distinguo"

Era l'estate del 1964, il 27 giugno precisamente, quando don Felice Ferrario veniva nominato "novello sacerdote di Cristo". E oggi, nella Lomagna dove vive e dove ha speso nove anni da parroco a partire dal 1998, la festa patronale dei Santi Pietro e Paolo ha avuto un motivo in più per essere partecipata.

Don Felice Ferrario

I 55 anni dall'ordinazione sacerdotale costituiscono un traguardo che fa inevitabilmente volgere lo sguardo indietro nel tempo, a quando manifestò la sua vocazione entrando in seminario dopo aver frequentato la scuola di avviamento nella Lecco dove nacque il 24 settembre del 1939. Quindi il seminario a Venegono. Ha esercitato poi il suo ministero in cinque differenti parrocchie. Dopo i primi quattro anni a Villastanza di Parabiago, don Felice nel 1968 passa ad Airuno dove rimane per nove anni. Segue un periodo identico nella parrocchia di San Carlo a Monza.

L'accensione del "pallone dei martiri"

Prima di arrivare a Lomagna lo avrebbe atteso la tappa più lunga per ben 12 anni alla parrocchia del Sacro Cuore di Melzo, dove tra le feconde attività c'è l'importante ristrutturazione della chiesa poi inaugurata a fianco del cardinale Carlo Maria Martina. Infine l'ultima sua casa è Lomagna dove la comunità lo accoglie come parte di una grande famiglia. Ed è proprio nella semplicità di un clima famigliare che ha voluto festeggiare il suo 55°.

Nell'omelia che ha sostenuto dinanzi ai fedeli ha voluto riportare l'attenzione sull'importanza di costituire una comunità nel segno dei principî predicati nella buona novella. Solo con questo humus su cui poggiare i piedi si potranno direzionare le azioni nel verso del Signore. «È necessario essere attenti su cosa la comunità fa per esprimere la fede - ha detto don Felice - Spesso ci si limita a ripetere i segni della liturgia, ma tutto dipende in realtà da come si vive la comunità».

Il parroco don Lorenzo

Nella predica del giorno della sua festa, l'ex parroco di Lomagna si è concesso tutto il tempo opportuno per esprimere le sue riflessioni aderenti al vangelo. E ha preso spunto dai fatti di cronaca recente o meno. «Per qualcuno non doveva esserci quello sbarco a Lampedusa e la nave doveva restare lì chissà per quanto ancora. E noi non abbiamo detto niente, siamo rimasti buoni come se nulla fosse. Ma una comunità viva è una comunità che impara a vivere la potenza di Gesù, che è il suo amore che si dona».

Immagine storica dell'ordinazione di don Felice

Quindi la critica a un'ipocrisia di fondo, a una strumentalizzazione del messaggio di Cristo anche relativamente alla presenza dei presepi e dei crocifissi nei luoghi pubblici: «Quello che conta alla fine non è mettere il crocifisso, ma mettersi dalla parte del crocifisso». Si è infine ritagliato uno spazio per ringraziare i parrocchiani per la festa organizzata per il suo 55° di ordinazione. Un ultimo auspicio poi direttamente alla neo sindaca Cristina Citterio seduta in prima fila, per interpretare il proprio ruolo con spirito di servizio, accogliendo tutti «non solo gli italiani perché Dio non fa distinzioni» ha espresso nettamente il sacerdote.

Terminato il canto della corale di Lomagna, la festa si è spostata nel tendone dell'oratorio dove è stato imbandito un ricco rinfresco e in molti si sono avvicinati a don Felice per rivolgergli gli auguri.
M.P.
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