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Scritto Mercoledì 26 giugno 2019 alle 19:03

Lomagna: si scagliò contro gli agenti che volevano arrestare suo figlio, a processo

In Tribunale a Lecco la vicenda non è nuova, essendo già stata in gran parte sviscerata nel corso di un precedente procedimento penale. Ma se due anni fa l’interesse era focalizzato sul figlio, nel processo apertosi quest’oggi tutta l’attenzione è sulla condotta tenuta dalla madre, chiamata a rispondere di lesioni personali colpose e resistenza a pubblico ufficiale. Torna in auge la cattura di Ghaith Abdessalem, tunisino, classe 1995, arrestato nell’estate del 2017 dalla DIGOS in un appartamento di via Milano a Lomagna. Proprio due operanti della Divisione Investigativa della Questura di Lecco nel primo pomeriggio odierno si sono alternati al banco dei testimoni per esporre al giudice monocratico Nora Lisa Passoni quanto successo quel 13 luglio. In parcolare, il Commissario Domenico Nera ha inquadrato sinteticamente – essendo già stati acquisiti gli atti d’indagine relativi all’antefatto - la questione. Esplulso una prima volta dall’Italia nel 2015 in quanto ritenuto persona potenzialmente pericolosa avendo un fratello arruolato tra i miliziani dello Stato Islamico e intrattenendo comprovati rapporti con soggetti dediti al proselitismo, Ghaith Abdessalem nel 2017 aveva nuovamente solcato il Mediterraneo, venendo identificato, arrestato, condannato e nuovamente reimbarcato verso la Tunisia. Incapace di stare lontano da nostro territorio, il giovanotto a breve distanza ci aveva però riprovato, riuscendo a ristabilirsi nell’abitazione di famiglia a Lomagna, non riuscendo però a trattenersi dal pubblicare su Facebook alcuni scatti che... hanno portato le divise a suonare al campanello dell’abitazione.

L'abitazione di VIa Milano dove si sono svolti i fatti

Dopo un mirato servizio di osservazione, ritenendo che il ragazzo fosse in casa, il dr. Nera ha disposto un accesso all’appartamento, lasciando uno dei suoi uomini all’ingresso e raggiungendo l’uscio del terzo piano con una collega. “Ci ha aperto la mamma” ha raccontato, spiegando poi come Rachida Naceur – l’odierna imputata – sia risultata nervosa nel cercare di convincerli che il figlio non fosse lì. Ed infatti allora 22enne era effettivamente presente, nascosto in un armadio dal quale sarebbe saltato fuori improvvisamente mentre l’agente Gessica Lipomi si stava occupando di visionare quell’angusta stanzetta teatro poi di quello che è stato definito come un vero e proprio parapiglia, con Ghaith Abdessalem che avrebbe fatto di tutto per allontanarsi e la madre che avrebbe tentato in tutti i modi di facilitargli la fuga gettandosi al collo della poliziotta e scagliandosi anche contro il Commissario Nera. Quest’ultimo – in quegli attimi coincitati – avrebbe addirittura acchiappato al volo il tunisino, pronto, parrebbe a buttarsi dal balcone pur di sottrarsi alla cattura. “Ha cercato di difendere il figlio da quella che riteneva un’ingiustizia” ha detto il responsabile della DIGOS circa l’imputata, descrivendo la stessa e il ragazzo come degli “esagitati”.
“Il colpo è partito perchè la signora mi ha spinto” ha sostenuto poi l’agente Lipomi in riferimento allo sparo accidentale che ha ulteriormente scaldato il parapiglia. L’arma era quella di servizio del collega più alto in grado, passata alla giovane divisa per non avere intralcio nell’acchiappare Ghaith già salito sul parapetto del balcone. “Non sapevo fosse carica” ha altresì aggiunto, puntualizzando di aver sempre tenuto la pistola rivolta comunque verso il basso. 25 i giorni di lavoro persi dalla poliziotta a seguite delle conseguenze fisiche patite nella “lotta” con il 22enne (al momento latitante dopo aver lasciato gli arresti domiciliari 3 giorni prima della scadenza dei termini e dunque di una nuova esplusione) e la madre. Quest’ultima avrà la possibilità di raccontare la propria versione dell’accaduto nel corso della prossima udienza fissata in una data “a tema”: l’11 settembre.
A.M.
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