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Scritto Giovedì 06 giugno 2019 alle 08:09

Merate: dalla danza alla musica, passando attraverso l'arte. I percorsi di cura e di assistenza per ospiti e famiglie a Villa dei Cedri

A fare da cornice un ampio parco verde, curato e a disposizione dell'utenza e delle sue famiglie che d'inverno si ammanta di bianco, d'autunno prende le tinte calde delle foglie che si adagiano al terreno, in primavera si punteggia dei colori dei fiori che nascono dalla terra e d'estate offre la frescura delle piante secolari. Ma a far vivere Villa dei Cedri sono i suoi ospiti con le famiglie e gli operatori dei diversi settori che, in base alle loro specialità e competenze, lavorano per offrire il meglio al ospiti.

"Abbiamo sviluppato diversi filoni di attività finalizzati al benessere e alla serenità dei nostri ospiti" ha spiegato il direttore Marco Arosio "l'assistenza alla persona, che ha ancora una certa reattività o che vive nel suo mondo, magari grande anziano oppure di media età, è una forma che va oltre la cura socio-sanitaria. Offre infatti un percorso che mira al suo benessere, al recupero anche minimo o parziale di funzionalità o mantenimento di attività residue, al creare un ambiente sereno e positivo attorno a sé. Un'atmosfera che è di aiuto non solo alla persona ma anche alla sua famiglia che sa di poter contare su uno staff preparato e un ambiente protetto, per affidare il suo congiunto nell'ultimo tratto di vita".
Ecco alcune delle attività proposte ai ospiti, che nel corso degli anni si sono affermate e sono diventate un punto di forza del prendersi cura con la collaborazione insostituibile dei volontari dell'associazione Amici di Villa dei Cedri.

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):


MUSICOTERAPIA
Sono seduti attorno al tavolo del piano terzo. In ordine, attenti. Come fossero bambini in trepida attesa di qualcosa di sorprendente. A catalizzare la loro attenzione di anziani è invece una giovane animatrice che si chiama Serena Biotto e che agli ospiti della struttura meratese, regala delle parentesi di svago, a volte facendoli tornare un po' bambini, quindi spensierati e divertiti davanti a un gioco in scatola, altre invece "costringendoli" a pensare e ragionare, sviluppando così delle argomentazioni.

Serena Biotto

A giocare un ruolo fondamentale è la musica. Serena, infatti, ha potuto così unire alla sua attività di educatrice il valore aggiunto della passione per il clarinetto. Nei vari reparti, a orari differenti, offre una carrellata di melodie orecchiabili e "della tradizione", così che gli ospiti, riconoscendole, possano venirne coinvolti, canticchiandole o ritmandole con le dita.
"E' un momento terapeutico" ha spiegato "fa sempre bene ascoltare la musica. A volte gli ospiti sono agitati quando non ci sono attività. Coinvolgerli nel canto e nell'ascolto delle canzoni è un modo per farli sentire vivi e per fare un tuffo nel loro passato, tanto che capita che si commuovano. Sono attività che attirano l'attenzione anche dei visitatori che spesso si fermano ad ascoltare e partecipano".
I reparti coinvolti sono anche il piano zero dei malati affetti da SLA e da qualche anno la sezione Magnolia, riservata ai pazienti con Alzheimer.

ARTETERAPIA
Con l'arteterapia, invece, le emozioni e il proprio vissuto vengono incanalati in qualcosa di plastico che si connota per forme, intensità di colori, soggetti ritratti, ripetitività dell'opera.
Il "capitolo" dell'arteterapia è curato da Maria Grazia Longoni che da dieci anni circa si occupa di allestire degli atelier in tutti i reparti di Villa dei Cedri (Sla e Alzheimer compresi).

Qui l'ospite può seguire un percorso individuale ma anche inserirsi in un gruppo, piccolo o medio, dove portare avanti attraverso l'arte ciò che si sente ancora di raccontare al mondo.
"Si tratta di una disciplina che permettere di esternare il vissuto e le proprie emozioni" ha spiegato "con gli anziani il valore aggiunto è quello di riuscire ad esprimere il concetto del ci sono ancora. Le manifestazioni poi di ciascuno sono diverse e ciascuno elabora un percorso individuale. L'arteterapia non è un laboratorio di pittura ma rappresenta il percorso di ogni ospite che arriva anche ad un momento pubblico di presentazione del proprio lavoro quale riconoscimento del saper fare ancora qualcosa di buono. L'obiettivo non è realizzare un'opera ben fatta ma è ciò che vi sta dietro, il lavoro fatto per arrivare a quella produzione. La capacità dell'arteterapista è quella di trovare il canale per aprire queste porte di espressività della persona. Ci sono stati ospiti che pensavo scollegati e invece con un'immagine si sono aperti, con flash back del loro vissuto e verbalizzazioni che prima nemmeno si potevano immaginare".

Concretamente poi si lavora di pennello, con materiali secchi e umidi, con tecniche magari più attive e altre più dimesse, si fanno collage dopo aver catalogato delle immagini, un ruolo importante lo riveste la motricità, dove l'ospite manualmente produce qualcosa arrivandoci magari dopo una sorta di romanzo visivo del suo vissuto.
"In questi anni l'arteterapia per alcuni ospiti ha fatto la differenza e ha contribuito ad aprire un canale comunicativo ed espressivo che prima era ostruito. È un percorso che porta ad alleggerire il peso della propria situazione personale e a trovare nuove soluzioni, individualmente o con lavori di gruppo".

Paolo Giovannetti

 

 

Il ritratto della scrivente ad opera di Paolo Giovannetti

I corridoi della struttura sono così spesso "addobbati" con quanto gli ospiti in queste ore con Maria Grazia Longoni riescono a realizzare. Tra costoro c'è anche Paolo Giuseppe Giovannetti, 56 anni che si è dato degli obiettivi precisi e, scandendo il tempo in maniera sistematica, ha già realizzato una linea di ritratti, passando poi alla rappresentazione delle capitali d'Europa con la loro anima di storia e di cultura, fino a disegni con modelle e vestiti di alta moda oppure paesaggi e fiori. "Disegno un po' di tutto" ha raccontato "poi faccio delle piccole mostre con quanto ho realizzato e mi commissionano anche delle opere". Il frutto del suo impegno, spesso, è talmente apprezzato che le sue tele vengono acquistate e i proventi vengono destinati alle iniziative dell'associazione che opera a Villa dei Cedri. Nei suoi quadri, specialmente quelli che ritraggono persone, non è detto che la rappresentazione sia fedele. Piuttosto è un particolare, una caratteristica speciale che colpisce l'estro di Paolo e che gli permette di concentrarvi la sua fantasia e la sua vena artistica. Cogliendo nelle persone un particolare significativo arriva ad esaltarlo, con i colori o con le forme, rendendo i suoi quadri magari un po' strani ma di certo non ingessati né statici. Tanto che, in un certo senso, tra le sue opere si può respirare un po' una nuova corrente di "pop art", riadattata al suo stile e alla sua personalità.

 

DANZATERAPEUTA
Il momento della danzaterapia è una parentesi dove il paziente "viaggia" in un'altra dimensione. Quella dei ricordi ma anche delle emozioni forti dove si cerca di rivitalizzare la persona non tramite attività o movimenti, ma semplicemente con l'ascolto della musica.

Gli incontri di un'ora vengono tenuti dalla dottoressa Valentina Bellinaso, danzaterapeuta che dal 2006 lavora a Villa dei Cedri, non solo nel reparto anziani ma anche nel nucleo Alzheimer.

"Si tratta di un momento di ascolto, di espressività e non di animazione" ha spiegato "si lavora per rafforzare la parte sana della persona, quella che ha conservato la ricettività rispetto ai suoni. La scelta della musica vari dalle melodie, ai ritmi, ai toni. Anche per chi non si muove i suoni sono in grado di toccare i tessuti del corpo e di suscitare delle reazioni fosse anche solo una sensazione di rilassatezza. Nel paziente c'è il ricordo delle canzoni di un tempo ma c'è anche il ricordo che riemerge che va a toccare le corde del cuore".

Il primo beneficio che ne deriva è che i pazienti si sentono rivitalizzati, si sentono ancora vivi perchè riescono a provare nuovamente delle emozioni che pensavano spente. A questo aspetto si aggiunge quello dell'accoglienza e dell'essere ascoltati: si è in un luogo senza giudizi, dove non ci sono traguardi da raggiungere o step da superare. Ma si è in una dimensione dove si può piangere e ridere al tempo stesso.

S.V.
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