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Scritto Martedì 21 maggio 2019 alle 21:45

La Valletta: entra nel vivo il processo al consigliere Lanzotti per i dati 'trafugati'

Parola agli "accusatori", quest'oggi, al processo intento nei confronti di Marco Lanzotti, ex assessore di La Valletta Brianza, ora consigliere semplice tra le file della maggioranza. Il rovagnatese è chiamato a rispondere di "accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico" ai sensi dell'articolo 615 ter del codice penale, nello stralcio lecchese di una vicenda che lo ha già visto condannato a Milano, nel luglio del 2018, per violazione della legge sulla protezione del diritto d'autore (art. 171 bis L 22 Aprile 1941 n° 633) per aver trasferito, stando all'impianto accusatorio, su altro supporto, al fine di trarne profitto, il contenuto della banca dati della Lucini&Lucini, società per la quale ha lavorato fino alle dimissioni rassegnate il 7 febbraio 2013.
Al cospetto del giudice monocratico Nora Lisa Passoni questa mattina si è accomodato proprio Marco Lucini, amministratore delegato di una realtà (che produce servizi di intrattenimento e newsletter inviate tramite email) che nel 2018 ha raggiunto un fatturato pari a circa 1.5 milioni di euro con sede - nella sua differente articolazione - a Dublino e in Italia, con uffici operativi nel tempo spostati da Osnago a Olgiate. "Risiedeva" invece, prima del fallimento, a Robbiate la Adglamor, l'impresa che, fondata nel 2013 da tre soci, ha assunto poi sei ex dipendenti della Lucini, compreso Lanzotti, avente lo stesso core business e lo stesso oggetto sociale della ben più datata concorrente. E' in questo travaso di lavoratori da una società all'altra che si inserisce anche il presunto passaggio illecito di contatti di utenti, "bene primario" per questo genere di attività.
"Lanzotti gestiva la banca dati di Lucini&Lucini: era il riferimento per gli sviluppi tecnologici. Era il sistemista e data base amministrator" ha detto il titolare dell'impresa, puntualizzando come fosse proprio l'imputato il preposto al controllo del rispetto della protezione del "tesoretto" di nominativi gestititi dalla società, custodito attraverso un sistema a 4-5 livelli di sicurezza, tra password e altri accorgimenti strutturati a mo' di cipolla. "Io mi fidavo completamente del signor Lanzotti" ha altresì ammesso l'ad, portato, attraverso le domande dell'avvocato difensore dell'imputato, ad ammettere come all'interno della Lucini&Lucini vi fossero altre persone in grado di arrivare a metter mano ai dati, alcune delle quali proprio su delega dello stesso che "si muove in autonomia".
Pur non disponendo dell'IP di chi materialmente ha "copiato" il data base, Lucini non parrebbe avere dubbi nell'incolpare il rovagnatese, in considerazione di una coincidenza ovvero la data in cui ciò sarebbe avvenuto: tra il 6 e il 7 febbraio 2013 e dunque la notte prima delle dimissioni dell'uomo, già impegnato - al tempo - nell'organizzazione della nuova attività, come emerso da alcune chat "scovate" dall'ormai ex datore di lavoro. A tale "posizionamento" del "furto" di dati si è arrivati, a posteriori, una volta scoperto dell'attività della Adglamor, confrontando i nominativi degli iscritti ai servizi resi da quest'ultima con i nominativi inseriti nell'archivio della Lucini&Lucini, coincidenti per oltre il 90% fino a quel giorno. Cancellati, invece, per non far arrivare pubblicità della nuova attività, secondo la versione dell'ad, i contatti riconducibili agli amministratori e ai dipendenti della "casa madre" commettendo però - parrebbe - un errore. Marco Lucini ha infatti raccontato come a sua madre, iscritta alla newsletter con il cognome da nubile, arrivò via mail di una campagna della "concorrenza", senza essersi registrata ad alcun servizio offerto da Adglamor. "Un episodio abbastanza significativo" ha detto il teste, passando poi la palla al proprio consulente di parte, entrato più negli aspetti tecnici della vicenda.
L'istruttoria proseguirà il 15 ottobre con udienza successiva scalettata poi per il 13 novembre.
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