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Scritto Lunedì 15 aprile 2019 alle 21:26

LE TORRI DEI BAMBINI

Ci sono luoghi che appartengono in modo talmente pervasivo all'immaginario collettivo che uno alla fine non mente se dice di esserci stato anche se in realtà non li ha mai visti, un po' come i libri che in molti millantano di aver letto anche se ne hanno solo sentito parlare. I Buddenbrook, Anna Karenina, I Miserabili e via mattoni dicendo. Non tutti sono volati a New York, ma non c'è persona che non conosca la Statua della Libertà come se l'avesse vista coi propri occhi. Così è di Notre-Dame, anche. Che la si sia studiata nelle lezioni di Storia dell'Arte o che si sia inseguito Quasimodo nella sua corsa tra i Gargoyles (sulle pagine di Victor Hugo o sullo schermo, guidati da Walt Disney ora importa poco), la Cattedrale di Notre-Dame de Paris appartiene a tutti.

Erano undici anni fa quando esattamente di questa stagione entravo in Notre-Dame con mia moglie, per sentire messa. Era Domenica di Pentecoste: la messa più bella che io ricordi. Che il mio francese non fosse (e non sia) fluido a sufficienza per cogliere le sfumature dell'omelia non basta a spiegare la distrazione. Che venissimo da sette giorni di tour in bicicletta lungo la Loira nemmeno. Ero distratto, lo confesso, e in quel momento era inevitabile esserlo, con gli occhi all'insù, il collo piegato all'indietro, la bocca semiaperta - forse - nella posa estatica e fanciullesca di chi insegue la vertigine delle volte gotiche, e della guglia, come un'altezza capace di elevare anche noi, così piccoli, così fragile.
Ci sono eventi a proposito dei quali tutti ricordano cosa stavano facendo in quel momento. Ricordo che quando crollò la prima delle Torri Gemelle a New York lavoravo in casa editrice a Monza, e la mia segretaria mi chiamò dall'ufficio, impietrita davanti alla televisione: "Vada a casa, Silvia", le dissi allora, e anch'io presi le mie cose, salii in moto e mi diressi verso casa, per non so quale bisogno irrazionale di sicurezza e calore, quelle cose incrollabili che solo in famiglia si trovano.
Questa sera stavo cenando mentre la guglia della Cattedrale di Notre-Dame, non la più bella (Chartres è Chartres, che diamine!), sicuramente la più famosa del mondo, è crollata su sé stessa divorata dalle fiamme. Ho guardato i miei figli che giocavano col Lego, e Andrea stava costruendo una torre in precario equilibrio, come leggeri e arditi dovettero sembrare gli archi rampanti di quel prodigio che nel Medioevo sfidò il cielo e adesso non c'è più.
Ho spento la televisione perché non ce la facevo a guardare la cattedrale ferita continuamente ripresa da ogni angolazione, scavata e violata dalle telecamere quasi con impudicizia, Mi sono seduto per terra: "Posso aiutarti?", ho chiesto a mio figlio. "Volevo chiedertelo io, papà", mi ha detto.

Le torri dei bambini non hanno fuochi capaci di distruggerle: meno male che ci sono loro.
Prof. Stefano Motta
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