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Scritto Venerdì 29 marzo 2019 alle 17:27

Merate: gli studenti del liceo Agnesi a Corleone per imparare che 'la mafia si sconfigge con la cultura e non con la pistola'

Anche quest'anno una classe del liceo Agnesi di Merate ha raggiunto la Sicilia per visitare le terre divenute tristemente note per stragi di mafia e che oggi stanno rinascendo grazie all'intraprendenza di associazioni, singoli cittadini, istituzioni per ridare dignità e legalità a quelle terre.

Ad accompagnare la classe 4^A dell'Agnesi le prof. Monica Villa e Cristina Mazza.7 Ecco uno stralcio del loro "diario di bordo".


Martedì 26 Marzo 2019 dopo una sveglia antidiluviana, ci siamo ritrovati, ore 6.20, all'aeroporto di Orio al Serio. Dopo aver passato i controlli ci siamo divisi per una colazione e abbiamo aspettato l'apertura del gate tra canti e musica. Finalmente alle 10.10 siamo atterrati all'aeroporto di Palermo Falcone e Borsellino. Con il pullman siamo passati dal punto dell'autostrada fatta saltare per uccidere Falcone e la sua scorta. Ci siamo diretti in Via D'Amelio dove abbiamo fatto un momento di raccoglimento in memoria di Borsellino e la sua scorta intorno all'Albero della Pace. Per le 14 siamo arrivati a Casa Caponnetto, dove staremo fino a venerdì mattina, con la cooperativa Lavoro e non solo. Dopo un bel pranzo e un pomeriggio di relax accompagnato da un bel cannolo, Calogero, il Presidente della Cooperativa, ci ha raccontato della nascita, della storia e del ruolo dell'associazione sul territorio. Alle 18 ci ha raggiunto l'ex sindaco di Corleone, Pippo Cipriano, che ha raccontato della sua esperienza di sindaco antimafia e di tutta la sua esperienza di lotta. Dopo un'abbondante cena, ci siamo abbandonati ad un dolce sonno dopo una lunga giornata piena di emozioni suscitate dai forti racconti.


Mercoledì 27, Corleone
Dopo una lauta colazione a base di caffelatte e biscotti, alle otto e quaranta abbiamo lasciato Casa Caponnetto per andare a visitare la caserma della guardia di finanza di Corleone. Questa si trova in una villa confiscata al defunto boss di Cosa Nostra Totò Riina: l'aveva fatta costruire nella speranza di tornare ad abitare a Corleone; invece fu costretto allo stato di latitanza e la sua proprietà fu sequestrata. Nel visitare la caserma abbiamo avuto il piacere di ascoltare i racconti del brigadiere e del comandante riguardo alla storia della diffusione e dei crimini della mafia corleonese e alle loro esperienze personali. Dopo aver posto le ultime domande ci siamo incamminati verso la "Bottega della Legalità", anch'essa situata in una proprietà confiscata, questa volta alla famiglia Provenzano. Lì abbiamo incontrato Marilena, la quale ci ha raccontato le storie delle persone che hanno avuto un grande rilievo nella lotta alla mafia, spesso purtroppo nel ruolo di vittime. La proprietà é disposta su 3 piani, ognuno dei quali é tappezzato da quadri a tema dipinti dal pittore Gaetano Porcasi, che rendono i racconti più vivi e coinvolgenti. Dopo esserci riposati e rifocillati grazie alla cucina tradizionale di Franco, siamo partiti in pullman per Portella della Ginestra. Lì abbiamo ascoltato la testimonianza di Serafino, che all'etá di sedici anni partecipò alla celebrazione della Festa del Lavoro del primo maggio del 1947, dove avvenne una strage di stampo mafioso. Grazie al suo avvincente racconto ci siamo immedesimati nella folla di contadini costretta alla fuga disperata dagli spari della banda Giuliano e della mafia. È stato toccante visitare il luogo di memoria, dove persone innocenti perdettero la loro vita soltanto per difendere i loro diritti.
Sul viaggio di ritorno ci siamo fermati alla Piana delle Bontà (località piana degli albanesi) per gustare i maxi-cannoli più buoni della Sicilia.



Giovedì 28 Marzo
Caffelatte e cioccolata spalmata su del pane fresco. Eccoci, dopo colazione, pronti a partire. Calogero, nostra guida ed immancabile punto di riferimento ci conduce lungo il tragitto che da Casa Caponnetto porta alla parte più alta di Corleone, quella in cui la natura, per buona parte, regna ancora sovrana, lasciandoci meravigliati ed inermi di fronte alle meraviglie che la compongono. Il frastuono delle cascate e il profilo di una Corleone al risveglio ci accompagnano lentamente verso un antico convento, il cui chiostro somiglia più ad un giardino delle meraviglie, un luogo in cui l'architettura umana si fonde con l'inarrestabile espansione della natura. In seguito, scesi di nuovo in paese, siamo accolti da un volto noto. L'ex sindaco Filippo Cipriani ci guida attraverso la storia di un paese che, a dispetto degli stereotipi, non è composta di sola mafia. La fedele ricostruzione di un'abitazione degli anni '40, con tanto di strumenti ormai in disuso come il telaio e gli aratri è una sorta di macchina del tempo per noi e ci illustra i dettagli quotidiani di una società basata prevalentemente sull' agricoltura. "Pippo", come lo chiamano tutti in paese, ci accompagna poi in visita al palazzo municipale, decorato dalle stampe dell'incisore Giuseppe Vasi, dove apprendiamo la storia di Bernardino Verro, storico sindaco di Corleone, che ha dedicato la vita ai propri concittadini, fondando i primi Fasci dei Lavoratori, gruppi di contadini fermamente uniti contro l'oppressione dei latifondisti, progenitori degli odierni mafiosi. Il nome, come abbiamo appreso, trae origine da un esempio figurato che i contadini analfabeti ben comprendevano: se un ramo, preso singolarmente, si spezza con facilità, unendo tali rami in un fascio la rottura è impossibile. In ultimo l'ex sindaco ci conduce in visita al museo civico, dedicato al caposcuola del futurismo Pippo Rizzo, dove è conservata, insieme a numerosi altri reperti , una pietra miliare risalente all'epoca romana, che segnava la direttrice fra Palermo ed Agrigento.

Dopo esserci rifocillati a dovere grazie all'opera di un'altra pietra miliare, stavolta culinaria, come Franco, partiamo alla volta di Cinisi, per venire catapultati nuovamente indietro nel tempo e rivivere le vicende di Peppino Impastato presso la Casa della Memoria. La sua storia ci viene presentata non solo dal punto di vista di un ragazzo proveniente da una famiglia mafiosa che decide di schierarsi apertamente contro l'illegalità che dilaga nel paese con coraggio e ironia, ma anche da quello di una madre, la signora Felicia, che fino all'ultimo accoglie tutti coloro che desiderano ascoltare la sua storia, lasciandoli con una frase: "Ragazzi, studiate, perché la mafia si combatte con la cultura e non con la pistola".
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