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Scritto Venerdì 29 marzo 2019 alle 07:26

Merate: quando lo scontro politico perde di vista sia la storia sia il rispetto

Tempo fa, ormai molto tempo fa, abbiamo fatto un fioretto, uno di quei proponimenti che nel mese di maggio da bambini ci toccava pronunciare a beneficio di genitori e parroco. Il fioretto consisteva nel mai intervistare Giuseppe Procopio allo scopo di evitare atti di autolesionismo che avrebbero ulteriormente deteriorato la sua immagine già compromessa da post e tweet. Abbiamo osservato scrupolosamente il fioretto, riservandoci solo qualche leggero affondo in casi di "troppo pieno". Ma resistere alla tentazione di spendere due parole sulle risposte alle acute domande poste dalla collega del settimanale cittadino va oltre la nostra pur dura scorza, temprata in anni e anni di consigli comunali, commissioni, interviste, virgolettati ecc.

Giovanni Battista Albani

Dunque, il prode vice sindaco alle prime domande tenta di ricorrere al politicamente corretto per rintuzzare la critica, contenuta in una intervista precedente, dell'ex sindaco Albani circa l'opacità dell'operato dei lavori pubblici di cui Procopio è titolare. Una critica politica, soggettiva, non rancorosa. Inizialmente l'assistente dell'on. Lupi pare sorvolare ma poi, sotto l'abile incalzare delle domande, cade nella rete, la sfonda e precipita nel vuoto.

Il vicesindaco Giuseppe Procopio

Albani ci ha lasciato - sibila - un buco di 7 milioni per la scuola, uno di 9 per il municipio e così via verso cifre da capogiro, al cui confronto l'evasione fiscale di Al Capone avrebbe fatto desistere anche un osso duro come Eliot Ness, il capo degli Intoccabili.

E, ormai lanciatissimo, giù mazzate: la scuola di via Montello? Cade a pezzi. La palestra di via Berla? Ha oscurato la vita dei residenti (testuale). Il parcheggio dietro il municipio? Un buco in tutti i sensi. E vogliamo parlare dell'area Cazzaniga? No per carità Avvocato..... lasci perdere. Neanche un cireneo potrebbe salvare il povero Cristo di Albani.

Caro, caro Giovanotto. Nonostante frequenti la scuola di politica del suo mentore - e dico tutto - Maurizio Lupi non ha imparato ancora nulla. Non ha imparato che prima di sparare a zero deve conoscere la storia di un uomo, quello che ha fatto per la città in trent'anni di servizio attivo nelle file della Democrazia cristiana quando la politica era politica e la comunità chiedeva risposte a tutti i nuovi bisogni. Albani ha realizzato la scuola di via Montello dopo aver aderito al parere di una commissione appositamente insediata tra esponenti di maggioranza, di minoranza e esperti di edilizia scolastica. Non voleva neppure realizzarla sul lato nord ma sul lato sud.

La scuola di Via Montello

Il cambio di destinazione d'uso di palazzo Tettamanti fu una inevitabilità - come direbbe l'agente Smith di Matrix - perché come tutti sanno, escluso Procopio, villa Confalonieri era stata dichiarata inagibile e restare lì dentro era ormai impossibile come certificato anche dall'ufficio tecnico dell'epoca. E l'unica strada percorribile in tempi rapidi era recuperare il Palazzo già sede municipale, per quanto destinato, in maniera lungimirante, a centro culturale.

Quanto all'area Cazzaniga Albani non votò il progetto e difatti restò fuori dalla consigliatura successiva, quella che gestì i lavori. Come sindaco Albani andò persino a Roma alla Corte dei Conti a chiedere l'autorizzazione, negata, di riconvertire il progetto in qualcosa di autenticamente utile per Merate.

Infine via Verdi: tutte le amministrazioni che si sono succedute nei decenni hanno pensato a come riqualificare la strada ma i vincoli di bilancio lo hanno sempre impedito. Oggi, con la possibilità di utilizzare gli avanzi di amministrazione, circa 9 milioni di cui 6 lasciati proprio dall'amministrazione Albani, il progetto può essere realizzato. Magari non spendendo 3 milioni per una riqualificazione che renderà ancor più dura la vita a chi vi abita. Ma la fretta è tanta, bisogna spendere il piano in campagna elettorale e allora ecco, caso unico nella storia recente di Merate due convocazioni del Consiglio comunale in otto giorni. senza minimamente consultare i cittadini su un investimento tanto rilevante ma solo contando sull'ormai ottenuta acquiescenza della Lega, nonostante Robbiani nella sua consigliatura più volte si fosse espresso contro la desemaforizzazione.

Non siamo gli avvocati d'ufficio di Giovanni Battista Albani, col quale, al contrario ci siamo confrontati anche duramente più volte, ma un giovanotto dovrebbe levarsi il cappello di fronte a un amministratore come Albani. E fare lo stesso con chi l'ha preceduto e seguito, compreso lo stesso Andrea Massironi. Persone che, al meglio dei loro mezzi, hanno scritto la storia di questa città. E non sarà un Procopio qualunque a gettare loro fango addosso.

E infine, per inciso, quali medaglie ostenta l'assessore ai lavori pubblici? Prendiamo a prestito le parole pronunciate in Consiglio comunale il 7 febbraio scorso da Andrea Robbiani, rispondendo rabbiosamente proprio all'assessore ai lavori pubblici che l'accusava di aver fatto poco quando era sindaco:. "Lei - ha scandito Robbiani guardando Procopio dritto negli occhi - ha realizzato 25 metri di strada al Calendone impiegandoci due anni". E non aggiungo altro.

Claudio Brambilla
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