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Scritto Venerdì 22 aprile 2011 alle 20:45

Bulciago: la slama di Vittorio Arrigoni torna a casa, per lui bandiere italiane e palestinesi

Alle 17.30 di oggi, venerdì 22 aprile, Vittorio Arrigoni è tornato a casa. In quella abitazione di famiglia divenuta ormai una sorta di “seconda” casa, dopo gli anni vissuti a Gaza come cooperante nell’azione pacifista e nel sostegno dei valori della pace e della solidarietà. Il carro funebre, scortato da alcune auto dei Carabinieri, ha percorso a partire da questa mattina il lungo tragitto che separa Roma da Bulciago trovando in ogni angolo di Italia un messaggio di stima, di affetto, di amore verso la causa sostenuta dal giovane volontario. Una causa riassumibile con il termine di Pace.


 Ed è stata proprio una bandiera con i colori della pace a salutare il ritorno a casa di “Vik”, lungo il vialetto di via Papa Giovanni percorso tutti i giorni prima della partenza per Gaza, prima degli anni passati in prima linea a difesa di quella causa costatagli fatalmente la vita nella Striscia. Ad accogliere Vittorio nella casa natale sono stati i genitori, Egidia ed Ettore, la sorella Alessandra, i parenti più stretti e gli amministratori del Comune di Bulciago, alternatisi in questi giorni davanti ai cancelli della casa per testimoniare la loro vicinanza. Ma ad accogliere Vittorio è stata anche la vicinanza di un intero paese, testimoniata dai numerosi striscioni affissi in questi giorni davanti all’abitazione degli Arrigioni. “Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare.


Vittorio Arrigoni vincitore” si legge in un lungo, poetico drappo steso davanti all’abitazione, simboleggiante i petali di un fiore sparsi dal vento che si trasformano in nuove piante, a testimoniare la grande e importante eredità lasciata dall’opera da Vittorio. Stretti in un composto dolore, dopo un breve momento di raccoglimento i familiari hanno aperto ai visitatori le porte della camera ardente.


Per l’estremo saluto, sul feretro sono state poste le tre bandiere “simbolo” della vita di Vittorio: il vessillo italiano, quello palestinese e quello della pace, sormontati da un piccolo crocifisso e dal libro di Vik, “Restiamo umani”. Ai piedi del feretro, un kefiah, il copricapo tradizionale della cultura palestinese e alcuni rami di ulivo. Nel corso del pomeriggio e della serata alla gente comune si sono alternati gli omaggi del Prefetto di Lecco Marco Valentini, del suo vice Simeone, del Capitano della Compagnia di Merate Giorgio Santacroce, del vicario don Virginio.


All’uscita della camera ardente, altri messaggi di vicinanza sono stati portati direttamente dalla Palestina, come la grande corona floreale recante le parole “we will never forget you”. Su un muro, un drappo di tessuto con una vignetta disegnata dal celebre autore Vauro.


Domenica alle 16.30 la palestra comunale di via Don Guanella ospiterà la cerimonia funebre che accompagnerà Vittorio alla sua ultima dimora, nell’abbraccio delle molte persone che in vita ebbero modo di apprezzare Vittorio per le doti umane e per la continua, incessante ricerca della pace tra i popoli.
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