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Scritto Lunedì 18 marzo 2019 alle 16:20

Retesalute: la cronistoria di un lungo e travagliato parto per arrivare alla firma dei soci davanti al notaio, L'ASP riparte

A quasi un anno dall'avvio delle discussioni per l'ampliamento dell'azienda, l'assemblea ha siglato davanti al notaio Andrea Sala l'atto formale con l'acquisizione del nuovo testo di convenzione costitutiva e il nuovo statuto, revisionato secondo le modifiche concordate.


Iniziata poco prima delle 20 l'assemblea si è sciolta attorno alle 22.30 dopo l'avvenuta lettura della convenzione e le 16 sigle apposte dagli amministratori sull'atto notarile. Dopo il rituale ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato in questi mesi, con un pensiero particolare alla direttrice dott.ssa Simona Milani sulla quale in questi mesi ha gravato il peso di un iter tortuoso e più volte oggetto di scontri accesi, il notaio ha dato lettura della convenzione come vuole la prassi, senza colpi di scena come ci si era abituati nei mesi scorsi.

La direttrice dottoressa Simona Milani


Si sono dunque formalizzati il recesso della provincia di Lecco dall'azienda (in quanto non più competente sull'area sociale), l'ingresso dei comuni di Ello, Nibionno, Oggiono e Sirone, la rideterminazione delle quote di capitale di dotazione e del numero di voti, l'incremento di capitale fino ad arrivare al nuovo testo di convenzione costitutiva con il nuovo testo dello statuto.

Il dr. Manzoni e il notaio Andrea Sala che hanno curato la stesura degli atti


Le prime discussioni sull'ampliamento risalgono a maggio 2018.

La prima tabella di marcia, prodotta nell'assemblea di luglio, prevedeva che ad agosto fosse pronto un documento con la sintesi delle osservazioni rispetto alle linee guida su cui il cda si era già confrontato. A settembre avrebbe dovuto esserci un tavolo tecnico per ricevere le indicazioni e su quelle costruire lo statuto. A ottobre il documento sarebbe dovuto approdare in assemblea soci ed entro i primi dieci giorni di novembre essere approvato con la ratifica entro fine anno delle modifiche e dell'uscita della provincia. In realtà i tempi sono stati molto diversi, e per un certo periodo anche incerti. L'8 ottobre, infatti, l'iter subisce una battuta d'arresto. Nel corso dell'assemblea, 9 sindaci di ala centrosinistra presentato una "proposta di integrazione" al piano di rilancio aziendale. Di fatto bloccando il percorso e con una serie di richieste che altro scopo non avevano se non quello di dilazionare i tempi. La richiesta passa per pochi millesimi. Nella medesima assemblea il Cda con a capo Alessandro Salvioni si spacca e i soci che a questo punto chiedono un incontro chiarificatore. Il 10 ottobre il Cda si riunisce ed esce con un comunicato stampa dove in maniera unanime delibera l'aumento di capitale in tre anni, l'assunzione di personale e l'avvio dei primi passi concreti per il rilancio e l'ampliamento dell'azienda. Al tempo stesso la fronda dei 9 dirama un documento dove precisa la posizione assunta e rassicura sulle "intenzioni", rinviando però l'ampliamento a primavera. Stabilito nel 12 novembre il D-Day, con una assise durata meno di un'ora l'assemblea in un clima dimesso e taciturno approva all'unanimità il piano di rilancio e potenziamento dell'azienda. Quello che avrebbe dovuto essere un passaggio formale, il 12 dicembre, segna invece un'altra battuta di arresto con tre osservazioni presentate allo statuto da altrettanti comuni (Osnago, Robbiate, Sirtori) sempre appartenenti alla fronda.

Il 17 dicembre, nel corso di una lunga ed estenuante assemblea, si è proceduto all'approvazione del recesso della provincia, all'ingresso dei nuovi soci e all'aumento di capitale. Le modifiche alla bozza di statuto e gli emendamenti proposti dai tre comuni prendono buona parte della discussione, portando all'istituzione di un tavolo di lavoro per approfondire il tema della nomina del consiglio di amministrazione e del Cda e dunque delle modalità operative di presentazione dei candidati. Il 15 gennaio in assemblea passano il ricalcolo dei voti e l'adeguamento formale delle tabelle delle delibere approvate la seduta precedente. L'assise non passa "liscia" sulle modalità di elezione del Cda e si rinvia all'assemblea dei sindaci per la discussione delle proposte messe sul tavolo. Il 4 febbraio, dopo 4 ore, si va ai voti e passa la lista unica per l'elezione del CDA. La fronda che spingeva per una rappresentanza territoriale va sotto. I consigli comunali nel frattempo approvano le modifiche e i nuovi soci a loro volta deliberano l'ingresso. Il 14 marzo, finalmente, davanti al notaio dr. Andrea Sala i sindaci siglano l'intesa. Retesalute può ripartire.
S.V.
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