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Scritto Venerdì 01 marzo 2019 alle 08:29

Merate: la serie '13' per spiegare il suicidio e cosa succede negli adolescenti più fragili

Hannah Baker è una giovane liceale americana alle prese, come ogni adolescente, con i subbugli esistenziali di un'età troppo giovane da considerarsi adulta ma ormai fuori dalla sfera infantile, spesso contraddistinta da eccessi di spensieratezza. Hannah è però anche tra quel genere di adolescenti troppo fragili da sopportare i dolori che l'animo patisce quando i tuoi coetanei si prendono gioco di te perché a loro volta sono troppo acerbi per capire che ti stanno ferendo e che quelle ferite non si potranno mai rimarginare.

Per questo, un giorno, dopo aver meditato per mesi e registrato su delle cassette audio le ragioni che l'hanno spinta a farlo, indicando i tredici responsabili di quel suo gesto, Hannah impugna una lama e si taglia le vene, morendo di una morte suicida. La storia è quella raccontata dalla serie TV ''Tredici'', apparsa nel marzo 2017 su Netflix e da allora finita sotto la lente di ingrandimento in molte parti del mondo, criticata da chi imputa di trattare un argomento troppo forte, soprattutto perché esposto anche alle fasce di età più giovani che conoscono Netflix come le loro tasche, e chi trova sia invece un ottimo esempio di come parlare agli adolescenti, in particolare ai ''bulli'', di cosa scaturisce in certi individui quando vengono presi di mira dai loro pari.

La d.ssa Roberta Invernizzi, psicologa della Neuropsichiatria per l’Infanzia e l’Adolescenza dell’ASST di Lecco
e il dr Antonio Piotti, filosofo e psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro di Milano

 

Di questo avviso sono anche la dottoressa Roberta Invernizzi, psicologa della Neuropsichiatria per l'Infanzia e l'Adolescenza dell'ASST di Lecco e il dr. Antonio Piotti, filosofo e psicoterapeuta dell'Istituto Minotauro di Milano, i quali hanno incontrato nel pomeriggio di giovedì 28 febbraio gli studenti del Viganò di Merate mostrando loro alcuni spezzoni della serie TV per parlare apertamente di un fenomeno definito dilagante nel mondo in un precedente incontro organizzato sempre dall'associazione meratese ''Dietro la lavagna'', presieduta da Patrizia Riva. Tra i primi elementi approfonditi dalla dottoressa Invernizzi vi è la tendenza, nei ragazzi con intenzioni suicide, a individuare dei destinatari del loro gesto.

''Spesso notiamo come dietro a quel gesto ci sia una persona a cui è indirizzato'' ha spiegato la psicologa. ''Il ragazzo o la ragazza intende riversare su di qualcuno la responsabilità della sua morte, in modo che costui possa provare sensi di colpa''. Un po' come le 13 persone che Hanna Baker ha reputato responsabili del suo suicidio: una serie di amici che le hanno voltato le spalle, il ragazzo di cui era innamorata da cui viene abusata sessualmente e un professore che avrebbe l'opportunità di salvarla senza però comprendere a fondo il suo dolore.

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''Questo ci porta al tema di cui si parla sempre più sovente nelle scuole: il bullismo e il cyberbullismo'' ha proseguito il dr. Piotti. ''E' un problema che cresce ogni giorno. Io sono convinto che si diffonda perché per gli adolescenti di oggi lo sguardo del gruppo, dei propri pari, è importantissimo così come lo è essere riconosciuti. Mentre un tempo il problema era combattere contro il padre, oggi la lotta è con il disconoscimento dei coetanei''. La domanda che gli studenti - e tutti noi in fondo - dovrebbero porsi davanti a storie come quella di Hannah non è tanto perché le vittime compiono certi gesti, ma perché i ''bulli'' infieriscano. ''E' importante comprendere questo aspetto: non sono i bulli a creare le vittime. Ci sono persone deboli e fragili. Succede però che i loro coetanei infieriscano su di loro rendendogli la vita insostenibile, giustificandosi dicendo che sono loro a presentarsi come vittime'' ha spiegato il dr Piotti. La dottoressa dell'ASST lecchese ha quindi focalizzato l'attenzione su quanto siano determinanti per gli adolescenti, e in particolare nell'universo femminile, i primi approcci con le relazioni sessuali. ''Se qualcosa va storto, come alla protagonista della serie 'Tredici', ci si può sentire profondamente tradite''.

L'ultimo intervento della psicologa Invernizzi ha riguardato gli adolescenti che incontra e segue nel reparto di Neuropsichiatria dell'Adolescenza e dell'Infanzia dell'Ospedale di Lecco, dove si occupa proprio di individui che hanno toccato con mano che cosa può significare decidere di uccidersi. ''Quando chiudo una terapia con un ragazzo, dopo aver lavorato a lungo sul profondo dolore che lo aveva trascinato alla crisi ed essere riuscita a ricondurlo alle ragioni della vita, mi ritrovo sempre di fronte a persone eccezionali. Una ragazza, ad esempio, dopo essere uscita da un mancato suicidio che ne aveva compromesso seriamente le condizioni di salute, dato che ebbe bisogno di un importante trasfusione di sangue, decise a 18 anni di diventare donatrice di sangue. Quando i ragazzi riescono a sconfiggere certe difficoltà, e ci riescono, ritrovano la speranza nel futuro e capiscono che vivere è la scelta giusta''.
A.S.
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