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Scritto Martedì 05 febbraio 2019 alle 15:45

Accadeva 30 anni fa/77 - dicembre: il Ponte di Paderno deve essere chiuso per due anni per lavori urgenti. Era l’anno 1988

"Lo stato di conservazione del ponte in ferro San Michele è pessimo, soprattutto per quanto concerne la struttura metallica, la travata, le strutture di controvento dell'arco e le strutture di parete trasversale delle pile. Le oscillazioni sono notevoli, osservate e denunciate, non previste ne prevedibili in sede di progettazione del ponte, quando le strade erano percorse soltanto da carri a trazione animale. Altri gravi problemi riguardano quelle lesioni localizzate, prodotte da proiettili, numerose sulla sponda orientale caluschese, che non furono riparate nel 1953, quando gli interventi conseguenti ai bombardamenti del 1944/45 si limitarono alla sola travata". 

Può sembrare la sintesi di una perizia recente, invece è stata scritta nel dicembre del 1988 dall'ingegner Vittorio Nascé, ordinario di tecnica delle costruzione del politecnico di Torino. Si dovevano spendere ben 4 miliardi di lire di cui 1,2 miliardi già disponibili e altri 3 attesi da Roma. I lavori - quando si dice il caso - dovevano durare due anni. Il traffico viabilistico sarebbe stato dirottato su altri ponti, quello ferroviario, sostituito da un servizio navetta di autobus.

Dicembre 1988 - settembre 2018. Trent'anni dopo la profetica perizia ha trovato conferma senza però alcun preavviso che consentisse alle migliaia di utenti del San Michele di studiare forme alternative per scavalcare l'Adda. Così, dal pomeriggio alla sera, all'italiana. Contando sulla proverbiale pazienza italica. Ben diversa da quella francese. In altri tempi, e in altri luoghi ci sarebbe stata una insurrezione popolare. Oggi, e qui, si è nominato commissario niente meno che l'Amministrazione delegato della società proprietaria del ponte. La stessa che avrebbe dovuto fare la necessaria manutenzione periodica, la medesima che ha ordinato alle ore 17 del 14 settembre 2018 di transennare gli accessi al ponte a partire dalle successive ore 22.00.

La città si prepara a festeggiare il santo patrono Ambrogio. Una tradizione che si perde nella notte dei tempi. I libri storici sulla città riferiscono di racconti risalenti al 1.400. Nei tre giorni di festa, 7-8-9 oggi ridotti a due per la mancanza della fiera del bestiame prima e degli attrezzi agricoli poi, sono attesi 226 espositori e una folla che Comune e proloco stimano in 100mila persone. Le bancarelle si spingevano fino in fondo a via Lombardia, dove l'ingresso a ovest era "protetto" da teloni laterali che lasciavano aperto solo l'accesso al viale. Il quadrilatero era assicurato da via Parini e via Manzoni. La minor presenza di ipermercati assicurava il pienone in tutti i tre giorni. Sarà anche quella di trent'anni fa una fiera sotto tono, per la scarsità di espositori veramente originali, per il sole che dardeggia come in una giornata di ottobre, per la mancanza di neve, già allora si diceva, non nevica più come una volta. In crescita esponenziale solo Vù cumpra' (amabilmente così definiti allora), una trentina e i borseggiatori con una ventina di denunce per furto con destrezza.

Si avvicina il natale e, forse complice anche il clima buonista, riparte il dialogo tra i sindaci di Perego, Maria Luisa Crippa, di Rovagnate, Amelio Galbusera e di Santa Maria Hoé, Pierluigi Montanelli finalizzato a dare vita ad un solo comune. I passi sono difficili ma anche i problemi quotidiani da affrontare lo sono con Perego che penetra dentro Rovagnate generando difficoltà anche nella semplice gestione del traffico. Il primo passo è l'Unione dei servizi, un passo importante perché consente di sviluppare i programmi urbanistici in modo armonioso e coerente e di realizzare anche economie di scala. Ma ci vorrà tempo prima che una parte del progetto di realizzi con la fusione tra Rovagnate e Perego per dare vita a La Valletta Brianza.

Maria Luisa Crippa, Amelio Galbusera, Pierluigi Montanelli


La storia, come si sa, si ripete e solo a causa di amnesie, fatti e circostanze spesso già accaduti sembrano originali. Trent'anni fa, ad esempio, già esisteva il Comitato pendolari linea Milano-Bergamo via Carnate. Le proteste per i ritardi e l'insufficienza dei convogli nonché il loro pessimo stato di manutenzione erano all'ordine del giorno. I portavoce Silvano Clapis e Rino Galbusera erano riusciti in quei giorni di fine anno a incontrare il ministro dei trasporti Santuz per chiedere più mezzi modello 582 il cui peso assiale di 18 tonnellate risulta idoneo al passaggio sul ponte di Paderno. Il Ministro rassicura che farà le dovute pressioni sulle Ferrovie dello Stato. Forse, però, più che sul materiale mobile occorreva già allora sostenere la necessità di un nuovo ponte. A Cernusco l'amministrazione comunale guidata da Antonio Conrater affida all'architetto Dante Perego di Brivio il compito di ridisegnare il centro storico del paese e progettare la ristrutturazione delle due corti di via Lecco. Il progetto è ambizioso, prevede un parcheggio presso le scuole elementari, collegamenti pedonali  tra il centro e la statale nonché il recupero delle due antiche corti di via Lecco ancora fatiscenti. Nel contempo anche l'edificio di proprietà Conti, grazie al progetto dell'architetto Gualtieri Conti, è oggetto di un intervento di recupero e riconversione. I due esercizi commerciali saranno trasformati in un raffinato ristorante mentre la nella parte superiore si ricaveranno due appartamenti. Con queste operazioni edilizie l'intero centro di Cernusco cambierà volto - come di fatti l'ha cambiato profondamente - diventando un modello di recupero sicuramente da imitare.

Fotografia tratta dalla ricerca storica di Effeotto

Beverate diventa per qualche lunghissimo minuto lo scenario di una corrida. Un toro fuggito dalla stalla dopo aver abbattuto la staccionata corre tra una via e l'altra della frazione di Brivio seminando il panico tra la popolazione. Dopo inutili tentativi di catturarlo e riportarlo nella stalla devono intervenire i carabinieri della locale stazione che lo abbattono con una decina di colpi di mitraglietta M12. Mancano pochissimi giorni a Natale ma l'attività amministrativa non conosce soste. I membri delle commissioni urbanistica e lavori pubblici di Merate sono convocati dall'ing. Rinelli dello studio diretto dal demiurgo del traffico Giovanni Da Rios per ascoltare le idee circa la viabilità cittadina. Si comincia con l'innesto di via Verdi sulla statale. L'ipotizzata aiuola spartitraffico è osteggiata da alcuni residenti che ricorrono persino al Tar. La stessa Anas pensa che possa generare rischi per i veicoli che si troverebbero a dover dare la precedenza a chi viaggia all'interno della rotatoria considerando soprattutto che chi proviene da Lecco spesso scende a velocità sostenuta. Quindi si propende per semplici corsie di accelerazione e decelerazione. Niente semaforo al momento finché non sarà smantellato quello di Pagnano con la realizzazione di un sottopassaggio tra via Stelvio e via Montegrappa (costo un miliardo). Se quest'ultima ipotesi resta vaga, più concreta è la sistemazione della zona scolastica di via De Gasperi. Sul tavolo due ipotesi: la prima prevede corsie di immissione per chi proviene dalla scuola e si deve inserire su via De Gasperi; la seconda punta all'impiego dell'attuale sottopassaggio, via Grandi, in modo da separare il traffico di transito da quello scolastico. La via, ieri (e oggi) un semplice sterrato, doveva collegarsi con via Bergamo all'altezza dell'Auchan ex Città Mercato in modo da smaltire tutto il traffico scolastico diretto a Cernusco, Osnago a ovest e Robbiate, Paderno a est. Il progetto degli esperti di Da Rios prevedeva anche l'allargamento delle strade via Garibaldi e via Terzaghi nel punto precedente l'innesto sulla Statale nonché il divieto di svolta a sinistra per i veicoli provenienti da nord e intenzionati a entrare in città utilizzando via Garibaldi. Si comincia a animare il mondo delle banche. Dopo l'infornata di nuovi sportelli consentita dalla liberalizzazione di Banca d'Italia iniziano le grandi manovre. Il cavalier Giancarlo Bellemo, della famiglia storicamente detentrice di importanti pacchetti azionari della Banca Popolare di Lecco, lascia la presidenza dell'Istituto che ormai è entrato nell'orbita della Banca Popolare di Novara. Un primo passaggio che precede la vendita dell'intero istituto alla Deutsche bank. In futuro anche la Popolare di Novara con altre popolari del nord confluirà nel Banco popolare che a sua volta si fonderà con la Popolare di Milano per dare vita a Banco BPM. Un gioco a incastri che eliminerà tantissimi istituti storici. Come i quattro che da un secolo si fronteggiavano nella piazza centrale della città: Cariplo, Lariano, Briantea e Popolare Lecco. Tutti spariti, insegne tutte rimosse. Lascia anche il numero uno della banca Briantea, il dottor Lucio Motta. Dopo vent'anni trascorsi nel piccolo Istituto cittadino scalando tutte le tappe di carriera con rapidità sorprendente fino a diventare Direttore generale a soli 39 anni, Motta viene chiamato dal Credito Bergamasco per assumere la carica prima di condirettore generale e poi direttore generale. Una carriera brillantissima per un giovane che aveva mosso i primi passi nel mondo creditizio come impiegato della banca Popolare di Lecco in Valsassina.

Lucio Motta



77/continua
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