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Scritto Venerdì 09 novembre 2018 alle 23:16

Robbiate: condannato a due anni (pena sospesa) e sospensione della patente l'uomo che nel 2015 travolse e non soccorse Solda Fall

Solda Fall
"Un processo svolto soprattutto dal punto di vista umano" l'ha definito così oggi il Vice Procuratore Onorario Pietro Bassi e, in effetti, è stato difficile rimanere indifferenti davanti all'esposizione dei fatti avvenuti il 21 novembre 2015 verso le 17.30 a Robbiate: la giovane Solda Fall stava rientrando a casa dopo una giornata di lavoro, percorrendo via Sernovella come faceva ogni giorno, quando un camper l'aveva travolta e sbalzata dal ciglio della strada, facendola finire nei campi adiacenti. Lì la 22enne era rimasta in agonia al freddo novembrino fino al mattino seguente, quando due podisti l'avevano vista e avevano chiamato i soccorsi.

Alla guida del mezzo accidentato c'era Giuseppe Mazza, ex autotrasportatore residente a Cornate d'Adda, identificato dagli inquirenti il giorno successivo all'accaduto e accusato poi di omissione di soccorso. La versione di Mazza, ascoltato in aula nell'udienza del Tribunale di Lecco dello scorso 18 maggio, non aveva convinto la pubblica accusa: l'uomo, infatti, aveva raccontato che quel pomeriggio, mentre procedeva in direzione Verderio, un'auto in sorpasso proveniente dal senso opposto aveva invaso la sua corsia e per evitarla aveva sterzato bruscamente verso destra. A quel punto il conducente aveva percepito un impatto; continuando brevemente la marcia fino ad uno spiazzo era poi sceso dal camper per accertare i danni alla carrozzeria -e al finestrino rotto dallo specchietto retrovisore, che si era chiuso nell'incidente- ed era tornato sui propri passi a piedi, per poi imputare l'urto ad un cartello, ricurvo verso la strada. Stando a quanto riferito, non aveva nemmeno immaginato che pochi metri più in là ci potesse essere la povera Solda, ferita. "Non ritengo sia stata una fuga per noncuranza, ma per paura delle conseguenze" ha commentato il Vpo nel corso della propria requisitoria, escludendo la possibilità che l'uomo non si fosse reso conto delle circostanze reali. Ad "incastrare" l'imputato sarebbe stato il cartello che lui pensava di avere colpito, risultato già ad una prima analisi troppo lontano dalla carreggiata (di 1,67 metri) e troppo alto per poter essere centrato dallo specchietto del caravan; inoltre, per quanto buio quel tratto di strada, la pubblica accusa quest'oggi ha ribadito come fosse impossibile che non avere notato la figura al lato della strada. "Non trovo un elemento che mi metta il dubbio che Giuseppe Mazza non si sia avveduto sul momento dello stato delle cose" ha concluso il VPO chiedendo una condanna pari a 1 anno e 8 mesi di reclusione.
"Su un punto sono d'accordo con il pubblico ministero" ha replicato l'avvocato per la difesa, l'avv. Noemi Mariani "ovvero si sa ormai per certo che il cartello flesso verso l'interno della carreggiata non è compatibile col danno. Tuttavia il signor Mazza non aveva le condizioni per poterlo accertare". Il legale ha invitato il giudice Maria Chiara Arrighi a non sottovalutare le condizioni particolarmente pericolose della via Sernovella, buia e stretta (peraltro non dotata di marciapiede), da immaginare dopo il calar del sole in una giornata piovosa quale era. "Teniamo anche presente il fatto che la ragazza è di carnagione molto scura e che era vestita di scuro" ha continuato l'avvocato, per confutare l'ipotesi che effettivamente il proprio assistito potesse non aver visto la ventiduenne.

A sinistro avvenuto, ha proseguito, è plausibile -purtroppo- che il corpo della giovane vittima possa essere stato confuso per uno dei tanti sacchi dell'immondizia, che, come è noto, vengono abbandonati nei dintorni; tant'è che nessuno per una serata e una nottata intera l'aveva notata fra i campi, nemmeno il padre, che non vedendola rincasare aveva ripercorso la strada che Solda era solita fare. In più sulla carrozzeria e sul luogo dell'impatto non c'erano tracce di sangue, che facessero pensare ad un investimento. La difesa, dunque, nel chiederne l'assoluzione si è pronunciata per la completa mancanza di dolo dell'imputato che, anzi, se si fosse reso conto di aver travolto una persona non avrebbe esitato a fermarsi per prestare soccorso.
Dopo una lunga camera di consiglio il giudice Arrighi ha dichiarato Giuseppe Mazza colpevole per il reato a lui ascritto, condannandolo a 2 anni di reclusione (con sospensione condizionale della pena) e ad un anno di sospensione della patente di guida.


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Federica Frigerio
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