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Scritto Giovedì 04 ottobre 2018 alle 19:20

Mandic, corruzione e turbativa d'asta: in Aula i 2 appalti per i lavori al padiglione Rusca-Terzaghi 'sotto la lente' dei finanzieri

Una foto scattata all'interno del cantiere della nuova Pneumatologia nel 2011
Novate Mezzola. E' questo il punto di partenza dell'inchiesta che il 18 dicembre 2013 ha portato finanzieri e uomini del corpo forestale dello Stato a perquisire gli uffici direzionali dell'allora Azienda ospedaliera della Provincia di Lecco, con accessi mirati all'interno tanto della palazzina amministrativa del Manzoni quanto in quella del Mandic eseguiti in contemporanea con le "ispezioni" disposte in decine di altre sedi. Originato dunque a Sondrio - con le indagini coordinate dal procuratore capo Fabio Napoleone e del suo braccio destro Stefano Latorre - per poi migrare a Milano e venire infine incardinato a Lecco, lo stralcio "nostrano" del corposo fascicolo giudiziario basato su quell'attività ha portato quest'oggi in Aula, a cospetto del collegio giudicante presieduto dal dr. Enrico Manzi con a latere le colleghe Maria Chiara Arrighi e Martina Beggio, due operanti della Tenenza di Chiavenna delle Fiamme Gialle, chiamati a ricostruire il castello accusatorio edificato in relazione alle posizioni di nove indagati, trascinati a giudizio dai lavori - divisi in due lotti - di ammodernamento degli spazi interni e di rifacimento della copertura eseguiti a partire dalla fine del 2011 presso l'ospedale di Merate, in relazione al padiglione Rusca-Terzaghi. A processo, chiamati a rispondere di corruzione, troviamo Michele Rigat, al tempo responsabile dell'ufficio tecnico dell'AO, l'imprenditore Giovanni Castelli di Sannazzaro con i collaboratori Patrizio Zoaldi e Maria Lia Gusmeroli, oltre al capocantiere Marco Fascendini nonché gli imprenditori Maurizio Quadrio, Gianguido Marzoli, Claudio Redaelli e Mauro Meraviglia tacciati invece di turbativa d'asta, per la seconda parte della vicenda, quest'oggi narrata a due voci dal maresciallo Mario Giordano e dall'appuntato Paolo Pettinari.
Il primo, riavvolgendo il nastro, rispondendo alle domande poste dal sostituto procuratore Andrea Figoni, ha ricordato come la Finanza chiavennasca sia arrivata a Merate indagando sulla Ingegner Leopoldo Castelli Costruzioni (tirata in causa, quanto a responsabilità, anche in questo processo), società parte di una galassia di imprese - tutte con sede operativa comune a Morbegno -  riconducibili alla Castelli, realtà sospettata di aver replicato in più situazioni "determinati schemi relativi a corruttele varie e metodi per innalzare i costi tramite le riserve". Espletato nel 2010, l'appalto per la ristrutturazione dei nuovi locali destinati a Psichiatria, Dialisi e Pneumologia, era stato vinto infatti da una associazione temporanea di due imprese di cui una, la Sandrini Costruzioni spa, poi rilevata per cessione di ramo d'azienda proprio dalla Castelli. Parlando delle supposte "anomalie" riscontrate, il maresciallo ha detto: "Castelli e Zoaldi cercavano contatto con il Rup Rigat, avvicinato tramite Lovisari", introducendo così tre degli imputati, rispettivamente - nell'ordine - il "dominus" del gruppo, il suo braccio destro nonché direttore tecnico della Sandrini e l'architetto responsabile unico del procedimento, citando altresì anche l'allora direttore generale dell'Azienda Ospedaliera.  "Incurante del parere negativo delle direzione lavori, la ditta continuava a formulare nuove riserve a ogni avanzamento lavori" ha asserito il basco verde, procedendo all'elencazione delle singole pretese, quantificate in complessivi 208.000 euro, per lavori giudicati dall'impresa, extra capitolato ma - in larghissima parte - ritenuti "fittizi o duplicati" dalla direzione lavori e dunque dai professionisti Giuseppe Cereda, Vittorio Cereda e Giuseppe Ripamonti, protagonisti di un vero e proprio contenzioso con la Castelli apertosi già a dicembre 2011 e protrattosi fino al 2013, con tanto di richiesta di perizia per variante in corso d'opera avanzata dalla società appaltante nel novembre 2012 e di richiesta di ulteriori fondi alla Regione sottoscritta invece dal dg Lovisari e del tecnico Rigat, legata a supposti aumenti dei costi per la sicurezza certificati dal RUP, fruttata ben 293.000 euro, autorizzati dal Pirellone a breve distanza delle prima delle due "bustarelle" che l'architetto avrebbe - secondo la tesi accusatoria - intascato per i favori resi dell'impresa sondriese. 5.000 euro, in contanti - come annotato sul quadernone della supposta contabilità parallela della Castelli, tenuto dalla signora  Gusmeroli - la somma che Zoaldi avrebbe consegnato il 23 aprile 2013 al dipendente dell'Ao, 4.000 euro la cifra che invece sarebbe stata recapitata allo stesso, il 13 dicembre, da Fascendini, sempre in nome e per conto del proprio capo, in concomitanza con l'approvazione da parte dell'Ospedale della proposta di transazione legata ai nuovi prezzi imposti dalla Castelli, dopo che già - ha sostenuto l'operante - le erano state abbonate penali per 184.000 euro, nonostante continuasse ad accumulare ritardi.
E gli altri 4 imputati come entrano in scena? Lo ha spiegato l'appuntato Pettinari, introducendo la "garetta 5", ovvero l'affidamento in somma urgenza del rifacimento del tetto dei padiglioni Rusca-Terzaghi-Centrale, con procedura indetta da Lovisari e avente ancora Rigat quale RUP. Stando alla tesi sostenuta dalla Procura sarebbero state invitate 5 aziende "che presentavano tutte elementi di contatto con la Castelli". Quest'ultima si sarebbe così aggiudicata i lavori, avendo contro l'unica "concorrente" che non ha rinunciato, presentando però - ritiene la Procura - un'offerta al ribasso preventivamente concordata.  A giudizio si trovano dunque i rispettivi legali rappresentanti: Redaelli per la Redaelli Francesco, Marzoli per la Icems, Meraviglia per la Meraviglia Costruzioni e Quadrio per la Quadrio spa. Toccati da questo "secondo lotto" anche gli altri imputati: Rigat, prima dell'aggiudicazione, avrebbe infatti ricevuto ulteriori 5.000 euro.
Il prossimo 14 febbraio, dopo l'udienza odierna caratterizzata dalle sole domande poste dal PM, la parola passerà alle difese per il controesame.
A.M.
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