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Scritto Martedì 18 settembre 2018 alle 10:01

Ponte: sin dal 2015 erano note le condizioni di grave degrado. Lo certifica lo studio di ingegneria edile di ITS Engineering

Secondo la versione ufficiale fatta circolare a poche ore dall'ordine di chiusura totale del ponte San Michele che collega Paderno a Calusco sono stati i segnali trasmessi dai sensori alla centrale attorno alle 17 di venerdì 14 settembre a indurre i responsabili del comparto ferroviario a diramare la disposizione d'urgenza.
Tesi avallata dall'assessore lombardo Claudia Terzi che dopo aver confermato l'avvio dei monitoraggi nel 2014 spiegava che la Regione il 1° agosto 2017 aveva stanziato 1,6 milioni di euro per contribuire al costo dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del manufatto. Una circostanza che, letta così, lascia intendere due cose:
1) se si stanziano i soldi vuol dire che esiste un progetto definitivo visionato anche dal soggetto istituzionale che pur senza titolo diretto stanzia denaro pubblico (il ponte è di RFI per quanto poi il servizio ferroviario sia gestito da Trenord società partecipata da regione Lombardia);
2) il tempo intercorso dallo stanziamento alla chiusura improvvisa del ponte induce a credere che non vi fossero allarmi particolari circa la sicurezza della struttura e quindi l'incolumità del cittadino che, giustamente, sta a cuore dell'Assessora.


Ma le cose stanno davvero così?

Sul punto 1) non vi sono prove ma soltanto il dubbio condiviso da diversi partecipanti al vertice in Prefettura che un progetto vero e proprio, esecutivo definitivo, non ci sia. Si tratta di un dubbio, un'ipotesi da scongiurare perché, se così fosse, i tempi si allungherebbero notevolmente.


Sul punto 2) invece c'è una certezza: lo stato di degrado del ponte era noto sin dal 2015. Lo certifica senza ombra di dubbio l'analisi commissionata il 30 marzo 2015 da Rete Ferroviaria Italiana Spa allo Studio Ingegneria Edile e Strutturale Its Engineering, altamente specializzato nel settore, con ampie articolazioni, attivo sin dal 1980. Dopo accuratissimi controlli documentati gli ingegneri sono giunti ad una conclusione inequivocabile: "Dai risultati emersi in fase di analisi si è potuto constatare come il ponte abbia delle carenze strutturali che non interessano solamente le aste di controventamento, ma anche parte degli elementi strutturali principali (travature longitudinali principali della trave reticolare, traversi, travature longitudinali di bordo superiore), a seconda della combinazione di carico analizzata. La struttura infatti risente maggiormente del passaggio del convoglio ferroviario tipo SW/2 (traffico ferroviario pesante con o senza traffico stradale simultaneo ) rispetto al tipo LM71 (traffico ferroviario normale)  e C3 (carico reale con o senza traffico stradale simultaneo), comportando un possibile intervento di adeguamento strutturale decisamente più importante.

Lo studio, com'è logico, è molto tecnico ma le conclusioni sono alla portata di tutti. E allora torna la domanda iniziale: se già nel 2015 erano chiare le condizioni di degrado del ponte - non "visivamente", non "a sensazione" ma con uno studio ingegneristico - perché si è atteso tanto a intervenire? E, soprattutto, perché in tre anni di tempo non si è predisposta un'alternativa anche provvisoria in modo da rendere tutti consapevoli che nel giro di qualche anno il ponte sarebbe stato chiuso? Chi sapeva e ha fatto finta di nulla fino all'ultima, preoccupante, rilevazione dei sensori? E' a queste domande che l'assessora Terzi dovrebbe dare risposte. Perché, adesso, a pagare le conseguenze sono studenti, lavoratori, commercianti, artigiani, imprenditori ai quali non basta sapere che la chiusura del ponte è stata fatta per la nostra incolumità e ancor meno che è stata attivata la solita "cabina di regia", di prevedibile inutilità.

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C.B.
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