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Scritto Martedì 26 giugno 2018 alle 18:11

Da Calco a Galbiate fino a Barzanò per vivere un mese di condivisione in Tanzania

Umoja 2018 è il nome del gruppo di giovani volontari che, unitamente ai missionari della Consolata di Bevera, vivrà un'esperienza estiva in terra d'Africa. Un mese in Tanzania per condividere vite e destini diversi di coetanei sconosciuti, ma vicini per età e probabilmente anche per sogni e desideri; un mese dove provare ad affrontare le giornate nella semplicità e con il poco a disposizione, dimenticando il benessere dell'Occidente, con le sue facilitazioni ma anche le sue pochezze; trenta giorni dove i ragazzi si rimboccheranno le maniche, lavorando nei campi e affiancandosi ai bambini del posto per qualche parentesi di gioco e divertimento.

In piedi da sinistra: Padre Nicholas, Silvia, Andrea, Sara
Seduti da sinistra, Elisa, Martina e Lisa


Per raccogliere fondi da destinare al Paese, il gruppo ha messo in campo diverse iniziative: la vendita di torte, grazie a Martina Abbà, il concerto del 19 maggio a Lecco con Gli Enjambement, la cena del 22 giugno, presso il centro culturale San Clemente a Besana Brianza organizzata da Silvia Beccallie fra pochi giorni il concerto all'auditorium di Merate (domenica 1 luglio alle ore 21) organizzato da Andrea Mandelli durante il quale ci sarà anche la vendita di bandane con il nome Umoja 2018 realizzati da Elisa Rignanese.


Ad accompagnare il gruppo in questa "avventura" sarà Padre Nicholas Omondi, missionario della Consolata. 

Abbiamo chiesto ai ragazzi di raccontarci qualcosa di sè.


Martina Abbà 
"Ho 22 anni di Airuno. Sono studentessa di sociologia e ho scelto di partire per la Tanzania perché è un sogno che ho sempre avuto e perché vorrei conoscere altre culture, persone e modi di vivere diversi dal mio e soprattutto perché voglio mettermi in gioco con una esperienza che non ho mai provato".


Lisa Galbiati 
"Ho 34 anni e vivo a Seregno. Lavoro nel career service dell'università di Liuc di Castellanza e principalmente mi occupo di orientamento universitario e professionale. Ho sempre guardato i missionari in partenza con curiosità, chiedendomi cosa li spingesse nel profondo a fare un'esperienza di questo tipo. Poi quest'anno è venuto un po' tutto da sé. Sono venuta a conoscenza del progetto Umoja 2018, quasi per caso. Da quel momento la voglia di partire non fa altro che aumentare di giorno in giorno. Il percorso in preparazione all'esperienza della missione, ci sta già facendo crescere insieme. Andiamo verso un'esperienza piena, che ci arricchirà molto, nella speranza di poter riuscire a dare almeno una parte di ciò che sicuramente riceveremo."

Gabriele Ghedini
"Ho 20 anni, abito a Bernareggio e studio chimica. Ho deciso di affrontare questa esperienza, non solo per la passione di viaggiare e di conoscere nuove culture ma soprattutto per essere a contatto con persone che hanno priorità diverse. Il mio obiettivo è di tornare alla vita quotidiana con un occhio diverso."


Elisa Rignanese
"Ho19 anni, sono di Galbiate, amo la creatività e la cura di ogni aspetto in grado di creare stupore ed è per questo che studio grafica e comunicazione.
La scelta di affrontare questo viaggio in Africa ha poche motivazioni che possano essere spiegate a parole, poichè le emozioni prendono il sopravvento e i nostri occhi lucidi di gioia, parlano per noi. Andare in missione vuol dire; conoscere uno stile di vita diverso dal nostro, abbracciare nuove usanze e mettersi nei panni di altre persone. Questo aprirà gli occhi e la mia mente.
Fare volontariato aiuterà ad allontanarmi dal peso della routine in cui viviamo. Servirà a capire davvero cosa voglio nel futuro, perché in Tanzania si assaporeranno tutti i colori della vita. Imparerò ad apprezzare ancora di più ciò che mi circonda, con tutte le sfumature negative e positive!"


Sara Fumagalli
"Ho 18 anni, abito a Barzanò e ho quasi finito il liceo scientifico di Merate. Decido di partire in Tanzania per due motivi: il primo è per gli altri, per tutte le persone del Paese che incontrerò. Il secondo motivo è per la curiosità di conoscere una realtà diversa, perché tutti quelli che hanno raccontato la loro esperienza missionaria, mi hanno detto che senza andarci di persona non si può capire"

Daniela e Gabriele

Daniela Lignanesi
"Ho 34 anni, vivo a Misinto, sono impiegata ma anche istruttrice di nuoto e fitness. Mi piace dire di essere una creativa obbligata alla ragioneria...
Parto per la Tanzania dopo un'esperienza già fatta in Brasile. Riparto perché il tempo donato agli altri è molto più edificante ed arricchente; perché quello che riesci a dare non è che una briciola rispetto a quello che ricevi."


Silvia Beccalli 
 "Ho 18 anni, risiedo a Besana Brianza e studio al liceo scientifico Bachelet di Oggiono. Ho deciso quest'anno di partire per una missione perché ho sempre desiderato fare un'esperienza simile e ho colto l'occasione appena ho saputo di poter partire per la Tanzania. Inoltre credo che, essendo in un periodo della mia vita pieno di scelte e di dubbi, questa esperienza possa aiutarmi a rimettere in ordine le cose."


 Andrea Mandelli
"Ho 19 anni, vivo a Calco, studio grafica e comunicazione e la mia passione è portare e diffondere la musica. Ho scelto di fare questa esperienza, perché so cosa significa ricevere il bene. Per anni ho vissuto in un orfanotrofio e non avere nessuno, niente, mi ha fatto capire come ci si sente ad essere indigenti. Mi piacerebbe ripagare quello che ho ricevuto dalla mia famiglia in qualche modo e credo che la missione faccia proprio a caso mio. Fare il bene vuol dire riceverlo. Il percorso di preparazione alla missione, si fa sempre più entusiasmante ed avere un gruppo che condivide i tuoi stessi ideali è veramente confortante. In questa esperienza vorrei inoltre lasciare in Tanzania un'impronta della mia passione per la musica. Vorrei donare musica e tutto me stesso fino all'ultimo. Ci sono molte culture diverse in tutto il mondo, esistono persone povere e ricche, gente che non ha una casa per poter mangiare e dormire. Credo che questa missione sia un punto di forza per poter vedere oltre ciò che i nostri occhi al giorno d'oggi non riescono a percepire. Significa allargare le propria mente scoprendo ciò che è invisibile nella nostra cultura."
S.V.
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