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Scritto Martedì 26 giugno 2018 alle 08:20

Battista Albani: 'La mia vita nella Dc, le vittorie, la sconfitta. Uno sguardo sugli ultimi dieci anni di Amministrazione e un pensiero al futuro a cui servono giovani con tanta passione'

La prima immagine che viene in mente è quella di lui, in piedi su un caterpillar con benna anteriore, come un generale che emerge dalla torretta di un Leopard, intento a guidare i mezzi spazzaneve in funzione nel centro cittadino. Giovanni Battista Albani, classe '42, è così: un uomo del fare. Come Andrea Massironi. Magari in lite con i congiuntivi ma sempre pronti a rivoltare le maniche. Albani, per decenni ha incarnato la Democrazia Cristiana. A 26 anni, fresco sposo entra in contatto con Angelo Panzeri, allora potente segretario dello scudocrociato. Panzeri cerca giovani per rinvigorire il partito. In Albani vede una promessa. Non sono in molti, del resto, in quegli anni - tra il '68 e il '73 - ad avere il coraggio di affiggere la notte i manifesti della Balena bianca mentre nelle strade cittadine si affrontano militanti di Avanguardia operaia, Potere operaio e Lotta continua contro quelli del Movimento sociale italiano. In lotta fra loro e uniti contro la Dc. A 28 anni Albani entra nel direttivo e da lì ad assumere la carica di segretario il passo è breve. I maestri sono personaggi del calibro di Luigi Zappa e Giuseppe Ghezzi. Lavora nel partito fino al 1980, poi entra in Consiglio comunale e ci resterà fino al 1999 quando uscirà in dissenso col suo gruppo per la vicenda dell'Area Cazzaniga il cui progetto lo vedeva contrario. Rientra nel 2004 come sindaco. Ritenta nel 2009 allo scopo di concludere i lavori avviati ma viene sconfitto da Andrea Robbiani. Alle 23 del 10 maggio 2012, dai banchi della minoranza pronuncia il suo ultimo discorso, violento, appassionato, una requisitoria spietata dell'operato del leghista e dei suoi "ragazzi del coro". Ma qua e là ci infila consigli e suggerimenti, una sorta di lascito testamentario di chi sa che uscendo da quell'aula non vi farà più rientro. Dopo quasi 32 anni. Una lunga storia, a tratti sofferta in particolare quando la Dc si spezzò in due tronconi e gli amici di sempre, Dario Perego, Andrea Colombo, Andrea Massironi e altri si incamminarono verso destra lasciando a sinistra Pierpaolo Arlati, Mario Gallina, Lidia Zappa e numerosi altri "amici". In senso politico e in senso letterale.

Giovanni Battista Albani


Sconfiggere Andrea Colombo, un amico in tutti i sensi, avrà reso un po' meno gioiosa la vittoria del 2004. Ma questa è la politica. Chiusa la lunga parentesi Dc Lei ha avviato una consigliatura all'insegna del fare. Vediamo quanto realizzato ma con gli occhi di oggi.

1)   Scuola centralizzata di via Montello, ci sono innegabili problemi di viabilità. Oggi sceglierebbe ancora quel sito?
"Il sito è stato scelto dalla Commissione urbanistica composta da membri di maggioranza e opposizione. La mia scelta era caduta sul lato destro di via De Gasperi, su un terreno di proprietà della Curia a nord dell'Auchan che, tra l'altro, costava molto meno. Ma la Commissione urbanistica decise diversamente col parere favorevole anche del progettista".  

2)   Municipio in piazza degli Eroi, sede oggettivamente sovradimensionata. Rifarebbe la scelta?
"La scelta fu obbligata. E dico perché: ogni edificio pubblico è controllato da una commissione che ne stabilisce l'idoneità e la commissione mise per iscritto che lì non c'era l'idoneità e in caso di danni a cose o persone la responsabilità sarebbe stata mia e della Giunta. Villa Confalonieri ha gli interni rivestiti in legno, l'ultimo piano è sprovvisto di uscita di sicurezza, infissi, serramenti e impianti non sono a norma. La Commissione ci disse: lasciate questa sede prima possibile. L'unico edificio disponibile, perché già sede municipale, in fase avanzata di ristrutturazione, in pratica quasi pronto, era proprio quello di piazza Degli Eroi. L'impresa che vi lavorava era la stessa attiva in via Cazzaniga. Un'impresa del sud che aveva vinto l'appalto proponendo il prezzo più basso. Si intuiva che il cantiere non sarebbe stato concluso. E così fu. Per l'area Cazzaniga andammo a Roma alla Corte dei Conti per chiedere l'autorizzazione a revocare l'appalto e non terminare l'opera. Semmai riqualificarla diversamente. Ma il parere fu negativo. L'eventuale indennizzo alle imprese sarebbe stato a carico del sindaco. Colgo l'occasione per ribadire che già alla fine degli anni novanta mi dichiarai contrario al progetto pur stando in Giunta tanto che quando assunsero la decisione di urbanizzare l'area su progetto dell'architetto Marco Casamonti appresi la notizia a cose fatte non avendo partecipato a quella Giunta per problemi personali. Da quel giorno non presi più parte alle sedute tra assessori e non mi ricandidai con Dario Perego nel 1999".

3)   Chi le ha suggerito di ricandidarsi nel 2009 quando poteva chiudere la sua lunga stagione politica avendo rivestito la massima carica cittadina?  
"L'idea era di completare le opere avviate a iniziare dalla scuola di via Montello. Con il secondo mandato avremmo chiuso tutti i cantieri. Operazione poi realizzata dalla Giunta Robbiani".

4)   Quali furono, con la mente fredda di oggi, le ragioni della sconfitta? "Ci fu una campagna violenta contro,  soprattutto a Brugarolo dove si disse che avevamo fatto un regalo alla Fomas consentendo un collegamento energetico in cambio di misure per attenuare l'impatto ambientale e acustico. Una falsità che però ottenne il risultato di spostare i voti verso il centrodestra nonostante che la frazione fosse storicamente più vicina al centrosinistra. Alle domande aggiungo un cruccio che ancora mi tormenta quando ci ripenso, quello cioè di non aver dato la carica di vice sindaco e assessore al giovane Roberto Perego che si era appena laureato in Legge e aveva tutte le caratteristiche per diventare un ottimo amministratore pubblico".  



Foto degli anni Ottanta


Merate ieri e oggi dal punto di vista politico-amministrativo.
"Durante il mio mandato avevo fatto di tutto per riportare Merate al centro del territorio rafforzando nel contempo i rapporti con Lecco. Invece, con la Giunta Robbiani e, forse, ancor più con l'attuale, il ruolo centrale di Merate è venuto sempre meno e anzi spesso la città si è trovata isolata su temi anche di primaria importanza.  Noi, pur nella diversità delle sigle politiche, riuscimmo a fondare Retesalute, un'azienda pubblica di straordinario rilievo. Merate oggi gioca una partita a sé e neanche in Aula si affronta questo tema che ritengo strategico".    



E allora parliamo del quinquennio di Robbiani.  
"Cinque anni da dimenticare. Robbiani ha riportato Merate nell'isolamento. La ventata di novità che ci si attendeva non c'è stata ed anzi si è assistito a un declino del ruolo di Merate".  



E come valuta i primi quattro anni di Massironi?  
"Vi sono luci ma anche ombre. L'operazione sul Centro Diurno Disabili, ad esempio, è davvero apprezzabile. Non si capisce invece l'accanimento nello spendere per l'Area Cazzaniga. Da lì non uscirà mai nulla di buono per la città. E poi se da un lato bisogna riconoscere al Sindaco l'indubbia capacità di gestire il bilancio dall'altro gli va rimproverata la scarsa attenzione per l'ospedale cittadino. Una struttura di cui Merate deve andare fiera ma che deve essere difesa quotidianamente. Cosa che né Massironi né ancor meno i suoi assessori, fanno. Inoltre contesto a questa maggioranza la scelta di aver applicato quasi ovunque le aliquote massime dell'Imu. Una spesa più attenta e minori avanzi dovrebbero consentire la riduzione di qualche aliquota. Riconosco invece una intelligente attività nel campo culturale. E qui il merito va soprattutto a Giuseppina Spezzaferri. Dico invece che non sono d'accordo sulla realizzazione della piazza dietro il municipio". 



A proposito è vero quel che si disse all'indomani del voto che lei segnò sulla scheda il simbolo Più Merate Massironi Sindaco?  
"No falso. Mi turai il naso ma votai Sei Merate".  



Addirittura....  
"Avevo detto che avremmo perso. Fui facile profeta. La lista era troppo sbilanciata a sinistra. Mancavano volti autenticamente popolari. Silvia Villa è un'ottima persona ma pressoché sconosciuta. Una scelta sbagliata. E poi quella frase a una settimana dal voto: sarò in comune il sabato e la domenica, fu incredibilmente infelice. Doveva dimettersi dopo uno o due anni e lasciare il posto a qualche giovane con più tempo e passione. In quella giornata il centrosinistra perse più di mille voti rispetto al risultato Europeo. Al contrario Massironi fu abilissimo nel scegliere i candidati. Saper fare politica è anche questo".  



E oggi come vede il "suo" centrosinistra, quello almeno che siede in Consiglio comunale?
"Fare opposizione è sempre difficile. In più la mancanza di riferimenti partitici a livello provinciale rende tutto più complicato. Qualcosa è stato fatto ma si poteva osare di più".  



Dunque l'oggi: fuori dal Consiglio comunale si muove qualcosa in vista delle amministrative del 2019?  
"Per quanto mi riguarda, superato il trauma per la scomparsa di mia moglie Angela ho ricominciato a interessarmi della cosa pubblica soprattutto per la vicenda ospedaliera. Il mio obiettivo è che Merate torni  al centro del territorio, indirizzando assieme a Casatenovo tutto il distretto sui temi comuni principali".  





Il giorno del giuramento da sindaco in Villa Confalonieri nel 2004


Si vede qualche personaggio in grado di gareggiare per la carica di sindaco?  
"Sì, nell'area di centrosinistra ci sono persone capaci con i requisiti necessari: essere di Merate, quindi ben conosciuti e aver operato in qualche associazione di volontariato. Prova di una disponibilità a lavorare per gli altri senza contropartite".  



Aldo Castelli profetizzò su questo giornale che il futuro sta ancora nel passato, cioè saranno uomini di ieri a scendere in campo domani. Lei come la vede?
"Inutile negarlo, nel passato ci sono stati uomini di grande valore che hanno fatto crescere con armonia la nostra città. Ma la lista deve essere a forte presenza giovanile pur se con qualche anziano. Peraltro vedo un numero crescente di giovani avvicinarsi alla politica locale. Per cui sì, sono fiducioso".  



Facciamo qualche nome di personaggi noti che stanno dall'altra parte. Lei chi vede meglio nel ruolo di candidato primo cittadino: Procopio o Vivenzio?
"Vivenzio. Mi è parso più preparato e più "maturo" per quel ruolo anche se ultimamente mi sembra meno presente, meno interessato. Procopio si impegna molto, è molto ambizioso ma per Merate non è la persona giusta e per il suo schieramento non è il candidato ideale".  



Tra Ernesto Sellitto e Alfredo Casaletto?
"Sellitto. E' una persona che ha i numeri giusti e il necessario equilibrio"  



Tra Silvia Sesana e John Patrick Tomalino?  
"Silvia Sesana. Secondo me è una persona che va senz'altro tenuta in seria considerazione. Si è data molto da fare, non è di parte e se fossi io il candidato sindaco del centrosinistra andrei senz'altro a contattarla. E' una persona che mi piace".  




Il saluto all'aula nel 2012, dai banchi della minoranza


Ma si muove qualcosa di concreto? Girano nomi improbabili come quello di Patrizia Monti, ex direttore sanitario del Mandic che pare una riedizione di Silvia Villa. "Le scelte si faranno dopo settembre. Penso che il centrosinistra si presenterà unito ma sganciato dai partiti di riferimento nazionali. Così darò una mano. Non ci sarò invece se si vorrà connotarla con i simboli".


Quindi è possibile un suo ritorno in campo nel 2019?
"Come ho detto cercherò di dare sostegno a quel gruppo che vuole riportare Merate al ruolo che merita: perno centrale del territorio con uno sguardo importante verso il casatese. Credo che assieme si potrà fare un lavoro positivo. La polpa della provincia è qui, non sono le valli o le montagne. Ma non mi sono posto la questione se entrare o meno in una lista. Semmai dovessi farlo sarà soltanto per dare un supporto al candidato sindaco. Ma senza ambizione di voler fare qualcosa di più".


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Claudio Brambilla
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