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Scritto Giovedì 07 giugno 2018 alle 11:29

Tony Spada, trent’anni di musica e show, dai primi passi nei night ai 'templi' della musica milanese con Gaber e Jannacci. Fino alla lunga straordinaria stagione coi Ribelli e Celentano

Impossibile sbagliare. Quell'uomo che, col sole abbacinante o col buio impenetrabile attraversa la piazza con gli occhiali scuri non può che essere un artista. Il suo incedere lento è inconfondibile. E anche se a quel nero notte ha preso il posto il bianco candido della capigliatura è sicuramente lui: Tony Spada.

Tony Spada

Classe 1936, una vita intera dedicata alla musica e a uno strumento in particolare, il trombone, che l'ha portato in giro per il mondo. Ma senza mai dimenticare le sue origini, le sue radici. Qui a Merate, in vicolo tre Spade - una specie di carruggio ignoto ai più - è nato il 1° aprile di 82 anni fa. La passione per le sette note lo fulmina ad appena otto anni: vede passare la banda, se ne innamora, segue i corsi base e impara ben presto a suonare la tromba. Poi il gruppo necessita di un musicista che sappia impugnare il trombone a pistoni. Si fa avanti, impara rapidamente la tecnica e diventa l'effettivo trombonista. Qualche anno tra studio, allenamento e lavoro nella falegnameria di papà con il fratello Peppino. Ma alla prima occasione "scappa" a Milano si iscrive alla scuola civica Giuseppe Verdi di via Mozart, 5 anni poi altri due di Conservatorio che gli consente di ostentare il diploma ufficiale. Segue la lunga parentesi del servizio militare a Bari dove incontra Paolo Tommelleri, sassofonista di fama internazionale e Nando de Luca, pianista, compositore, arrangiatore. Inizia così il lunghissimo tour milanese durante il quale suona con personaggi come Enzo Jannacci, Piero Soffici, grande direttore d'orchestra, Giorgio Gaber.

Tony Spada nel suo negozio con la moglie e la figlia

"Altri tempi, altra Milano, altra gente, altri ambienti. Non c'è più nulla della Milano degli anni cinquanta, sessanta e settanta. Oggi sono sopravvissuti pochi locali e la musica dal vivo eseguita da musicisti diplomati al Conservatorio è merce sempre più rara. Un tempo erano i night i luoghi dove un'orchestra trovava spazio. Oggi comanda la musica techno ovunque".

Tony Spada accompagna la cantante Milva


La sua è stata comunque una lunghissima stagione.
"Sì, direi proprio di sì. Dopo alcune esperienze con altri artisti alla fine degli anni cinquanta ho girato con una formazione mista tra italiani e inglesi esibendomi in tantissimi teatri italiani a partire dallo Smeraldo che era un po' una tappa fissa. Ho lavorato un paio d'anni poi mi sono unito ad un'orchestra di Roma tornando però occasionalmente a Milano".


Dove ha incontrato Adriano Celentano.
"Esatto. Suonavamo all'Astoria di via Torino, al termine dello spettacolo mi si avvicina e mi dice, tu suoni proprio bene e ci sai stare su un palco. Sto formando un clan di musicisti, unisciti a noi".

Un classico dello show del trombonista meratese


Un colpo, favorito anche dal suo modo di suonare saltando in continuazione, soffiando da terra, usando persino i piedi per azionare la coulisse dello strumento ......
"Sì, mi piaceva suonare e fare nello stesso tempo spettacolo, alla gente piace vedere i musicisti saltare sul palco".

Tony Spada con il famoso cantante MAL dei Primitives

 
Diciamo un'anticipazione dei front man diventati famosi negli anni successivi come Ozzie Osborne dei Black Sabbath o Bruce Dickinson degli Iron Maiden
"Qualcosa del genere, sull'esempio dei modelli americani. Ma l'occasione di entrare nel clan, che era senz'altro d'oro, non la potevo sfruttare subito perché che avevo appena firmato un contratto per suonare almeno un anno a Beirut. Ci sono andato ma con un pretesto dopo qualche mese sono riuscito a sganciarmi e a tornare a Milano. Sapevo che Celentano provava in viale Lombardia, così sono andato in sala prove. Detto fatto mi ha inserito subito nel clan. C'erano Gino Santercole che con Nando De Luca ha firmato le musiche di tante canzoni di successo di Celentano su testi di Luciano Beretta e Miki Del Prete, poi Ricky Gianco, Pilade, don Backy. Il manager di Celentano era il fratello Alessandro fino all'arrivo di Claudia Mori. C'erano i Ribelli con i quali suonavo io accompagnando Celentano o in concerti nostri. Il clan nasce nel 1962 quando Celentano con Stai lontana da me vince il Cantagiro, versione italiana di un successo di Burt Bacharach con testi di Mogol".


Un periodo intenso quindi e tante soddisfazioni.

"E' stato un periodo, lungo, intenso e ricco di soddisfazioni. Dopo un po' di anni, credo verso il 1967 Celentano decise di sciogliere l'orchestra che lo accompagnava. I tempi stavano cambiando, dall'America e dall'Inghilterra arrivavano i gruppi rock: Beatles e Rolling Stones a parte invadono il mercato italiano Traffic, Pink Floyd, Doors, Genesis, Jethro Tull, Who insomma un esercito che spinge anche la musica italiana verso la formazione classica chitarra, basso, tastiere e batteria. Infatti nel clan restano solo questi musicisti sempre con la denominazione di Ribelli, guidati da uno straordinario cantante, Demetrio Stratos".

Tony nel clan Celentano


Com'è stato lavorare con una celebrità come Celentano? 
"Molto divertente. Adriano è una persona allegra, simpatica, alla mano. C'era sempre il suo zampino nei pezzi scritti da altri e più ancora nelle trasposizioni di canzoni americane".


Terminata l'avventura nel clan....
"Ho formato la mia big band passando sotto l'etichetta Jolly con pezzi scritti da me. Abbiamo suonato in tanti locali, in particolare il Marocco Night e il Santa Tecla, a due passi dal Duomo. Lì si esibivano Gaber, Jannacci che suonava con noi il pianoforte appoggiato al muro dando le spalle al pubblico, i fratelli Ratti, Alberto Baldan. Suonavamo del rhythm and blues  e del jazz con brani di Ray Charles e Rocky Roberts. Con la canzone "Io e te" vinsi il festival di Ancona al Politeama. Rocky Roberts era il fidanzato di Lola Falana. Con lei abbiamo fatto un lungo tour per l'Europa".


Anche lì personaggi illustri..
"E non solo sul palcoscenico. Tra il pubblico c'erano spesso Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri. Non erano certo i personaggi notissimi di oggi ma già si parlava di loro. Berlusconi saliva sul palco a cantare accompagnato da Confalonieri al pianoforte. Il Santa Tecla, del resto, era un po' il riferimento per la buona musica milanese. In galleria arrivavano gli impresari per scritturare gli artisti e metterli sotto contratto".

 
Siamo ai primi anni settanta ormai
"Sì, diciamo a metà degli anni settanta. Con un impresario abbiamo firmato un contratto che ci legava per quattro anni a continue tournée in Germania. Anche lì abbiamo suonato un po' ovunque, Francoforte, Colonia, Amburgo, in pratica un mese quasi ogni sera poi una pausa di una quindicina di giorni per tornare a casa e poi di nuovo un mese. Ma anche in Germania quei bellissimi locali oggi sono quasi tutti spariti. Sono tornato anni fa con i miei figli non c'era quasi più nulla. Dove aprivano bar di classe e night oggi ci sono sportelli bancari e assicurativi".


Nel frattempo avvia anche un negozio di strumenti musicali.
"Mi era sembrata una buona idea come complemento del lavoro di musicista. Nel '67 mi sono sposato con Alessandra e l'anno dopo è nato Cristiano. Con mia moglie abbiamo aperto un negozio in via Viganò, proprio dietro la Banca Briantea poi quando l'istituto si è allargato ci siamo trasferiti in via papa Giovanni XXIII dove siamo tuttora anche se dietro il banco ormai c'è sempre mia figlia Chantal. Io ho continuato a suonare, soprattutto in Svizzera e a scrivere pezzi e anche grazie alla conoscenza con Tom Jones abbiamo rifatto alcuni suoi brani poi incisi in un Lp, con artisti che militavano nel clan Celentano, prodotto dalla casa discografica Sugar di Caterina Caselli e del marito Piero".

Con il cantante francese Antoine

 
Cosa resta di trent'anni di carriera onorata?
"Beh, a 82 anni non molto ormai. Aiuto un po' mia figlia e tengo ancora qualche lezione di canto. Ma dal '90 fino a pochi anni fa la scuola di musica e quella di canto erano molto frequentate. E se mi invitano non mi tiro indietro, riprendo il trombone e suono ancora. Alla vecchia maniera".
 

Quella che negli anni sessanta l'ha fatta eleggere tra i migliori trombonisti italiani. In giro cosa vede?
"Gliel'ho detto, un mondo è finito, non solo per la musica ovviamente. Negli anni settanta e anche ottanta c'erano moltissimi complessini locali che si rifornivano di strumenti e anche di lezioni. Oggi si vendono ancora le tastiere, qualche chitarra quasi nessun pianoforte. C'è qualche scuola di musica molto valida come la San Francesco e anche la banda è una fucina di nuovi musicisti ma poi mancano occasioni per suonare. Va anche detto che oggi si suona con quattro accordi e nelle scuole è venuto meno l'insegnamento vero e proprio della musica. Dei tanti musicisti che animavano le nottate milanesi  qualcuno ha cambiato mestiere, qualcun altro insegna e molti vivono di magre pensioni".

E lei?
"Potrei rispondere che vivo di tanti bellissimi ricordi (oltre che di una magra pensione) come tutte le persone ormai avanti con gli anni. Invece cerco di non perdere il ritmo, giusto per restare in tema. Sfioro ancora la tastiera del pianoforte, insegno canto a qualche amico, respiro la musica stando nel negozio. Da 75 anni le note sono il mio universo. E non sarà qualche acciacco a farmelo dimenticare".
Claudio Brambilla
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