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Scritto Martedì 05 giugno 2018 alle 23:55

Merate: anche i piloti testimoni al processo a Cauduro per le presunte fatture 'gonfiate'

Ha consentito di approfondire il mondo -forse poco conosciuto - dei motori e delle corse sportive quest'oggi, il procedimento penale che vede imputato presso il tribunale di Lecco Fabio Cauduro. Il meratese deve rispondere di "dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti", ai sensi dell'articolo 2 della Legge sui reati tributari. In base all'impianto accusatorio ancora tutto da dimostrare e sostenuto dal pubblico ministero Paolo Del Grosso - titolare del fascicolo d'indagine - l'imputato avrebbe drasticamente abbassato fraudolentemente (per anni) la base imponibile su operazioni inesistenti "sovraccaricando" servizi realmente effettuati, nel ruolo di amministratore unico delle società meratesi Poker Project e Cauduro Racing Team. Il "vantaggio" economico così ottenuto sarebbe stato reimpiegato tramite una società immobiliare (riconducibile allo stesso imprenditore), in alcune operazioni tra cui figurerebbero lavori di ristrutturazione di un imponente castello in Umbria, con annesso parco e piscina.
Stamani al cospetto del giudice monocratico Enrico Manzi sono sfilati alcuni testi citati dalla difesa Cauduro (presente in Aula), rappresentata dagli avvocati Marcello Perillo e Beniamino Migliucci. Tra loro anche alcuni piloti, più precisamente Giovanni Anapoli, Giovanni Gulinelli e Angelo Lancelotti, che con l'imputato intrattenevano dei rapporti professionali. Tutti loro hanno dichiarato di conoscere l'imprenditore meratese da molto tempo, poichè operava appunto nel management legato all'ambiente sportivo.
''Nel nostro settore serve trovare le sponsorizzazioni, le risorse per correre'' ha detto Gulinelli. ''Ogni categoria ha dei costi diversi, ma per affrontare una stagione completa è necessario avere un budget consistente alle spalle. Cauduro procurava gli sponsor e contattava le aziende per poter coprire le spese dell'attività sportiva''.
Incalzato dalle domande del pubblico ministero Paolo Del Grosso rispetto all'origine di alcuni assegni da lui incassati, Anapoli ha invece precisato che i pagamenti servivano unicamente a pagare le spese proprie ed eventualmente dei membri del team. ''Di certo non era un mio compenso: non ero un pilota professionista e non lo facevo per soldi'' ha specificato. Sulla stessa linea anche la deposizione del collega Lancelotti.
Escusso infine il direttore sportivo di una squadra di motori, Gianluca Pomozzi, che ha spiegato di aver conosciuto Cauduro a fine anni Novanta. ''Avevamo rapporti in occasione di eventi sportivi che venivano organizzati con i suoi clienti che acquistavano spazi sulle nostre vetture'' ha affermato Pomozzi, spiegando su richiesta del pubblico ministero come avvenivano le procedure per le sponsorizzazioni nel mondo delle corse. ''Vendevamo forfettariamente spazi sulle nostre auto e fatturavamo alle società pubblicitarie che si occupavano di questo, non agli sponsor'' ha detto il teste, confermando i costi elevati che doveva sostenere chi voleva fare parte del mondo delle corse. Per quanto riguarda il rapporto con Cauduro, il teste ha spiegato che ''i suoi clienti acquistavano spazi sulle vetture'' anche se non aveva un rapporto diretto con l'imprenditore meratese, bensì con le agenzie pubblicitarie che si occupavano anche dei pagamenti delle sponsorizzazioni che solitamente avvenivano tramite bonifico.
Al termine dell'ultima deposizione da parte di Luciano Traini - socio di Pomozzi - il procedimento è stato rinviato al prossimo 10 giugno per gli ultimi testimoni della difesa: sarà poi la volta del protagonista dell'inchiesta giudiziaria, Fabio Cauduro, che potrà sottoporsi ad esame.
G.C.
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