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Scritto Venerdì 18 maggio 2018 alle 19:12

Robbiate: travolta da un pirata e lasciata una notte nel campo all'addiaccio. In aula sfilano vittima, imputato e i 2 podisti che la salvarono

Quel 21 novembre del 2015 la 22enne Solda Fall stava percorrendo via Sernovella a Robbiate a piedi per tornare a casa, come faceva tutti i giorni di rientro dal lavoro, quando, alle 17.30 circa, venne travolta da un camper che viaggiava nel senso opposto che la scaraventò nel campo adiacente. Dopo una notte passata al gelo, con gravi ferite dovute al violento impatto, la giovane senegalese fu trovata priva di sensi da due podisti che passavano di lì per caso e che allertarono immediatamente i soccorsi. Poche ore dopo il pirata della strada che aveva travolto Solda, senza prestarle aiuto e lasciandola all'addiaccio per una notte intera, veniva identificato e denunciato.

Solda Fall



Sono passati due anni e mezzo da quel tragico evento, un lasso di tempo in cui la macchina della giustizia ha lavorato per ricostruire quanto accaduto e che ha portato sul banco degli imputati con l'accusa (tutta ancora da dimostrare) di non essersi fermato e non aver prestato assistenza -come previsto dall'articolo 189 del Codice della Strada- alla donna ferita, Giuseppe Mazza, il 47enne residente a Cornate d'Adda proprietario del mezzo. Nell'aula del giudice monocratico Maria Chiara Arrighi, titolare del fascicolo, sono stati escussi questa mattina tutti i testimoni della pubblica accusa e della difesa, a cominciare dalla stessa vittima del sinistro Solda Fall; la ragazza, raggiunto a fatica il banco dei testimoni con l'ausilio di un deambulatore, ha con difficoltà pronunciato il suo nome e ha riferito al giudice, rispondendo alla domanda del Vpo Pietro Bassi, di non ricordarsi assolutamente niente di quel giorno. A deporre è intervenuto poi il padre della giovane che ha ricostruito le ore di angoscia passate a cercare la figlia: "mi aveva chiamata intorno alle 17 una volta finito il turno al lavoro" ha detto l'uomo, "doveva tornare a casa. Le ore passavano e lei non era ancora arrivata; così ho deciso di chiamare amici, parenti e colleghi di lavoro ma nessuno l'aveva vista nè sentita. Ho ripercorso anche la strada che lei faceva tutti i giorni, compresa via Sernovella, ma di lei nessuna traccia". Il giorno successivo poi, la chiamata dei Carabinieri: "arrivato sul luogo dell'incidente l'ho vista: sapevo che era lei ma in volto era irriconoscibile, aveva delle tali lesioni in faccia...".

Il padre la mattina del ritrovamento della ragazza nel campo, assieme ai carabinieri


Il padre, poi nominato tutore della ragazza, ha raccontato che Solda era rimasta in coma per più di un mese e che ora sta combattendo per cercare di tornare alla vita di tutti i giorni. La giovane non è ancora rientrata a lavorare. "L'Assicurazione del mio assistito ha immediatamente aperto la pratica e risarcito la persona offesa" ha dichiarato al giudice l'avvocato difensore Noemi Mariani del foro di Monza, "per un totale di 290.000 euro". La vicenda è stata poi ricostruita in aula grazie all'audizione di diversi testimoni, tra cui i podisti che per primi hanno visto la ragazza: "Erano circa le 8.30 del 22 novembre del 2015 quando percorrendo via Sernovella a piedi, dirigendoci dal passaggio a livello verso Brugarolo, ci siamo accorti della presenza di una borsa sul ciglio della strada" ha detto uno di loro, "e da lì sporgeva un braccio. Una volta che ci siamo assicurati che la ragazza era viva abbiamo chiamato il 112 e nel giro di qualche minuto sono arrivati i Carabinieri e l'ambulanza". I Carabinieri avevano subito effettuato i primi rilievi per cercare di ricostruire quanto accaduto: "abbiamo rinvenuto diversi oggetti a terra" ha affermato il luogotenente Emanuele Peritore della Compagnia dei Carabinieri di Merate, tra i primi ad arrivare sul luogo del ritrovamento della ragazza, "vicino al corpo c'era un grosso specchietto, compatibile con un furgone o un caravan, e un braccialetto di bigiotteria che poi abbiamo scoperto essere della vittima. Dopo una breve ricerca nei paesi limitrofi, abbiamo chiesto l'ausilio dei colleghi della Polizia Locale di Cornate d'Adda, i quali hanno passato tutta la domenica a visionare le telecamere di sorveglianza per rintracciare il mezzo che ha investito la ragazza".

Il camper guidato dall'investitore con i segni riportati a seguito dell'impatto


Gli uomini dell'Arma avevano trascorso la giornata ad andare di abitazione in abitazione alla ricerca del furgone incidentato senza però trovare alcun riscontro; dalla PL di Cornate poi era arrivata la svolta: un fotogramma in cui si vedeva il camper dell'imputato transitare alle 17.30 circa sotto una delle telecamere del Comune. "Ci siamo immediatamente presentati a casa del Giuseppe Mazza" ha detto il luogotenente Peritore, "ma il camper non c'era". Il mezzo infatti era stato portato da un carrozziere di Mezzago proprio qualche ora dopo l'incidente dall'imputato, per effettuare la riparazione. Per il 47enne di Cornate infatti la situazione non era così grave come poi aveva poi scoperto essere in realtà: l'imputato, visibilmente scosso, ha raccontato per ultimo al giudice la sua versione dei fatti. Dopo aver ritirato il camper dal concessionario -ironia della sorte- qualche minuto prima dell'incidente, l'uomo stava rientrando a Cornate, più precisamente nella zona industriale, dove lo aspettava la moglie; i coniugi avrebbero lasciato lì il mezzo quella notte in attesa di portarlo dall'elettrauto l'indomani ma l'incidente aveva stravolto loro i piani. "Stavo percorrendo via Sernovella in direzione Verderio quando un'auto proveniente nel senso opposto ha allargato la traiettoria, rischiando di finirmi addosso" ha raccontato l'imputato  "così ho sterzato tutto a destra. Ad un certo punto ho sentito un botto. Pensando di aver urtato contro un cartello stradale, mi sono fermato qualche metro più avanti. Ho subito visto i danni alla portiera, al finestrino, al deflettore e allo specchio retrovisore; tornando a piedi verso il luogo in cui ho udito il botto, mi sono convinto di questa versione vedendo un cartello piegato".


L'uomo era poi rientrato dalla moglie e, spiegantole quanto accaduto, i due avevano convenuto nel portarlo subito da un carrozziere, per evitare di lasciarlo incidentato e con il finestrino laterale in frantumi, all'aperto in quella zona. Così si era recato a Mezzago nella carrozzeria dei Vitali. A tutti quelli con cui aveva parlato, -tra cui la moglie Giulia Brambati e la figlia Valeria, che oggi hanno testimoniato- il signor Mazza aveva raccontato di aver colpito un palo così come anche ai Carabinieri che avevano bussato alla sua porta e che gli avevano chiesto di condurlo dal carrozziere. Sul tappetino del camper c'erano ancora i pezzi del vetro andato in frantumi e tra i vari frammenti era stato ritrovato anche parte del braccialetto di Solda. "Quando siamo andati dal carrozziere il Maresciallo mi ha detto che avevo colpito una ragazza" ha detto l'imputato con la voce rotta dal pianto, "e in quel momento non sapevo cosa dire, ero distrutto". Giuseppe Mazza era stato poi portato sul luogo dell'incidente e aveva indicato ai Carabinieri quale fosse stato, secondo lui, il cartello stradale che avrebbe colpito il giorno prima. I rilievi svolti successivamente tuttavia avevano stabilito, secondo quanto emerso in aula, che il Mazza non aveva urtato il cartello ma aveva preso Solda in pieno; quella sera al cornatese, di professione autotrasportatore, venne revocata la patente in via cautelare - e a seguito di un ricorso dal giudice di Pace aveva ottenuto una sospensione di 8 mesi- ma a causa di ciò perse il lavoro. Una versione dei fatti, quella dell'imputato, a cui tuttavia la pubblica accusa non ha creduto: "Non è che è la prima volta che conduce questo mezzo e non ha le misure, si accorge di aver colpito una persona, scende dall'auto, vede la ragazza, pensa che sia morta e nel risalire sul camper le rimane impigliato in una scarpa il ciondolo della poveretta?" ha incalzato con veemenza il Vpo Pietro Bassi "No, non è andata così. Non sono un animale" ha risposto Mazza.
Un carattere comune che è emerso da tutte le testimonianze, grazie alle domande dell'avvocato Mariani, è stata la particolare pericolosità di quel tratto di strada, definito troppo stretto per il passaggio di pedoni e il simultaneo passaggio di due autovetture, nonchè per l'inesistente illuminazione.
Terminata l'escussione di tutti i citati e dopo aver rigettato la richiesta della difesa per la citazione di altri nuovi testimoni, a cui il Vpo Bassi si era opposto ritenendoli superflui, il giudice Maria Chiara Arrighi ha rinviato il processo al prossimo 9 novembre per la discussione finale.




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Beatrice Frigerio
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