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Scritto Giovedì 01 luglio 2010 alle 07:38

Dopo la pessima esperienza Borelli, la Lega scelga "in casa" i suoi top manager

L'ing. Mauro Borelli
In più di tre decenni di cronaca locale ne abbiamo viste di situazioni odiose, col pezzo grosso di turno che alza la voce e picchia il pugno sul tavolo contro la libera informazione. Ma mai che un direttore generale ordinasse ad un suo "dipendente", un medico, di non parlare col giornale e, per di più che questo medico rispondesse obbedisco. Più grave ancora quando i personaggi di questa tragicomica vicenda sono un manager di seconda categoria, trattandosi di una Asl, come Mauro Borelli, trombato come Dg di un'azienda ospedaliera e inviato a dirigere una Asl di m... (come sembra che definisca l'Asl di Lecco) e un medico di primissimo piano che risponde al nome di Gianlorenzo Scaccabarozzi, co-fondatore e coordinatore dell'intera rete di assistenza domiciliare e fragilità della provincia lecchese, nonché ex consulente di un ministro della salute.
La vicenda è facile da raccontare. Nel nostro viaggio tra le prestazioni di nicchia del socio-sanitario abbiamo pensato di proporre ai lettori un'inchiesta sull'assistenza pubblica ai pazienti affetti da malattie degenerative e invalidanti. Abbiamo quindi preso contatti con l'Ufficio comunicazioni dell'Asl di Lecco che ci ha fornito, dopo molte settimane e parecchi solleciti i dati sul numero di malati di Sla, di Alzheimer ed altre patologie degenerative. Con quei numeri abbiamo contattato il dottor Scaccabarozzi per far spiegare dal "capo" del servizio tutto ciò di cui l'utente-cittadino ha diritto di sapere. Il medico si è detto subito ben disposto ma quando poi lo abbiamo ricontattato per fissare l'incontro ha risposto che il permesso gli era stato negato dal direttore generale dell'Asl. Increduli abbiamo chiamato Borelli il quale si è rifiutato persino di venire al telefono facendo rispondere alla dottoressa Bolis del servizio comunicazione che con noi né lui né i suoi collaboratori parleranno.
Le ragioni? Non le ha dette ma possiamo intuirne almeno due: 1) Abbiamo smascherato la bugia snocciolata quando fu negato l'incontro all'Inrca con Antonio Aprile; 2) Abbiamo dato spazio alle critiche dei sindaci nei suoi confronti e anche al prudente ma chiaro richiamo rivoltogli dal dottor Bertoglio dell'A.O.
Mauro Borelli ha sempre mal digerito la nomina a Dg della nostra Asl. Quasi ogni giorno fa la spola dalle rive del lago di Garda a quelle del lago di Lecco. La sua è apparsa, come dire, una resistenza passiva a chi aveva penalizzato proprio lui, che fino al 2007 dirigeva l'Azienda ospedaliera di Desenzano. Così in questi quasi tre anni si è guadagnato soltanto le critiche dei sindaci - fin troppo tenere - e, a quanto si dice, anche un giudizio negativo del suo partito di riferimento, la Lega Nord. Eh sì perché ognuno dei 44 direttori generali di Asl e AO ha un partito di riferimento. Borelli è della Lega.
Dopo questa parentesi che non esitiamo a giudicare pessima ci permettiamo chiedere agli uomini del Carroccio e, in particolare a Stefano Galli, l'esperto di sanità del partito e capogruppo in Regione e a Andrea Robbiani, sindaco di Merate (il più importante della provincia dopo la caduta di Lecco) due sole cose: la prima che rimandino lestamente Borelli nel bresciano; qui nessuno lo rimpiangerà come invece si è rimpianto Pasquale Cannatelli e perché no, anche Giacomo Locatelli; La seconda, che alla tornata di fine anno, per la nomina dei top manager in carica dal 2011 al 2015 si scelgano persone che hanno qualcosa a che vedere col territorio. Basta con manager a 200mila euro l'anno che fanno pure i capricci e che spesso confondono anche i nomi degli ospedali che debbono gestire. La Lega, sensibile alle ragioni del territorio, imponga in sede di nomine che i massimi dirigenti, se non proprio tutti ma almeno la metà dei sei (due Dg, due dirigenti amministrativi e due dirigenti sanitari d'azienda) siano lecchesi e abbiamo alle proprie spalle una reale conoscenza delle problematiche socio-sanitarie e della storia dei presidi ospedalieri pubblici.
Noi offriremo comunque ai nostri lettori il vademecum per accedere agli straordinari servizi offerti dalla struttura del dottor scaccabarozzi - un esempio che non è esagerato definire di portata nazionale - ma non possiamo tollerare che a chiudere la bocca ad un validissimo medico e a impedire ad un giornale tanto diffuso di far conoscere le prestazioni del servizio sanitario pubblico sia un dirigente paracadutato, controvoglia per giunta, nel lecchese. Quanto ai sindaci, alzino di più la voce; Baio, tranquillo, non prenderà una multa dicendo esattamente quel che pensa di Mauro Borelli. E' un pensiero condiviso. Su, un po' di coraggio.

P.S. Sarebbe interessante conoscere il parere di Emilio Zanmarchi, da pochi mesi vice presidente dell'assemblea distrettuale, Pdl, assessore alla persona a Merate, anche alla luce del suo segnalato attivismo nei confronti dei due top manager lecchesi.
Claudio Brambilla
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