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Scritto Sabato 05 maggio 2018 alle 07:37

Merate: Massironi e Robbiani, due leader senza eredi in servizio attivo

Il confronto, per lo più conflittuale, tra Andrea Massironi e Andrea Robbiani ci accompagnerà sicuramente fino a fine consigliatura. E questo è un bene. Soltanto chi si era abituato alla calma piatta dei primi anni può valutare criticamente la circostanza. Al contrario chi ha memoria più lunga sa che l'Aula ha sempre ospitato confronti a tratti incandescenti con protagonisti di spessore politico e dialettico, spiace dirlo, di gran lunga superiore a quanto offre oggi il Consiglio. Soprattutto il centrosinistra, privo di un vero capogruppo, finisce regolarmente ai margini del dibattito limitando il campo d'azione al sociale (Marinari) e all'ambiente in senso lato (Pozzi). Senza l'iniezione di forze nuove questo centrosinistra è destinato a restare ininfluente nella strategia di amministrazione e crescita di Merate.

Ma anche in casa leghista i problemi non mancano. Massimo Panzeri non è mai entrato davvero nei panni del consigliere di opposizione e guarda con affetto e nostalgia agli amici con i quali ha trascorso il quinquennio 2009/2014. Verso il cui operato raramente ha parole di autentica critica. Arrivare a elogiare l'intervento al lago di Sartirana è davvero immolare sull'altare di una futura reunion il senso politico di fare opposizione. Sia il benvenuto, ovviamente, ma come ha detto Robbiani, si è trattato di un intervento minimale, peraltro atteso da quattro anni. Basti pensare all'assurdità di investire nella riserva 75mila euro e nell'illuminazione del buco a perdere di via Cazzaniga 90mila euro per avere la prova che sì, si può credere che Ruby fosse la nipote di Mubarak. La staffetta, non ci stancheremo mai di scriverlo, doveva vedere l'uscita di Panzeri, non di Andrea Valli per consentire al primo di ricaricarsi in vista del 2019 e, soprattutto, di non apparire subalterno al collega Robbiani, togliendolo dall'impaccio di contrastare gli ex sodali e al secondo di dispiegare le conoscenze in materia urbanistica, che resta il crocevia di ogni amministrazione. Allo stato di fatto soltanto Andrea Massironi, in forza della sua indiscussa competenza tecnica, può affrontare l'ex sindaco leghista.

Gli altri, anche gli avvocati Casaletto e Vivenzio, possono ricorrere alle iperboli, chiamare in causa l'onestà intellettuale, esercitarsi in battute tipo panem e circenses, dove il pane lo porta Tamandi e i giochi indovinate un po' chi.... vanno in affanno quando il leader leghista mitraglia ad alzo zero, forte anche di una vasta conoscenza delle materie amministrative.

Guardare al futuro senza Massironi e Robbiani è come guardare nel vuoto. Qualcuno lo riempirà, certamente, ma a oggi almeno, si fatica a dare un volto al successore del sindaco e del capo leghista. Che, per quanto possa non essere simpatico a tanti, compresi alcuni del suo partito, resta qualche spanna abbondante sopra la media. E per dirla tutta, la Lega di Merate dovrà incrementare il tasso di autocritica dato che alle recenti elezioni politiche ha messo assieme uno dei peggiori risultati dl tutta la provincia. Forse è tempo che alcune deleghe pesanti - la sanità in primis - siano affidate ad altri dato che né il capogruppo né tanto meno il segretario politico sembrano interessati a giocare un ruolo chiave, nonostante la riconferma di un uomo del Carroccio come Attilio Fontana al vertice della Regione. E quindi al vertice della sanità lombarda.

Tra un anno si vota. Questi dodici mesi saranno decisivi per le forze in campo. E se non compare sulla scena politica qualche cavallo di razza - che non si vede ancora all'orizzonte - si dovrà chiedere ai leader attuali un supplemento di sforzo, arrivando anche a richiamare qualche vecchia gloria rimasta in panchina. In ogni caso crediamo non sia utile a nessuno la strategia del non palesarsi da parte di coloro - oggi seduti in Consiglio - che aspirano alla carica di primo cittadino. E' tempo di dare corpo alle chiacchiere. E mettere in chiaro chi sta con chi. Il guazzabuglio tra Lega e Forza Italia presenti sia in maggioranza sia in opposizione confonde solo l'elettorato e mina i residui rapporti tra i protagonisti. Il centrosinistra dovrà essere un po' meno democristiano se vorrà presentarsi all'elettorato con una propria fisionomia, andando un po' oltre le giaculatorie su sociale, accoglienza, integrazione e così via. E i 5 Stelle? Non pervenuti. Forse non è ancora loro chiaro che la politica si fa nell'Aula consigliare non sotto un gazebo. A parlarsi addosso.

Claudio Brambilla
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