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Scritto Giovedì 24 marzo 2011 alle 19:20

I Giudici accolgono le tesi dell’Accusa: lo psichiatra Chianese condannato per violenza sessuale e ‘lesioni’ a 5 anni e 4 mesi

Il tribunale di Lecco
Cinque anni e quattro mesi di reclusione per violenza sessuale, 800 euro di multa per il reato di lesioni, interdizione perpetua dai pubblici uffici dalla tutela dalla curatela e interdizione legale dalla professione medica pari un anno. E ancora, 30.000 euro di provvisionale immediatamente esecutiva da corrispondere alla parte lesa, 3.000 euro da dare all'ospedale, 12.000 euro di spese legali da pagare per la parte lesa e 7.000 euro da versare all'ospedale oltre al pagamento delle spese processuali. Questa la pesantissima condanna comminata dal collegio giudicante composto dal Presidente di Sezione del Tribunale di Lecco Ambrogio Ceron e dai giudici a latere Paolo Salvatore e Massimiliano Noccelli nei confronti dell'ex psichiatra dell'ospedale Leopoldo Mandic di Merate Diego Chianese colpevole di violenza sessuale e lesioni consumate ai danni di una sua paziente residente a Merate. Il caso è esploso nel 2007 quando la donna ha voluto denunciare una serie di fatti che l'hanno vista come parte lesa. La donna era stata ricoverata una decina di volte presso l'ospedale di Merate per depressione e atti autolesionisti. Il medico l'aveva presa in carico nel 2006. E poco dopo tra i due era nata una relazione, terminata il 13 agosto del 2007 in maniera assai turbolenta. Quest'oggi in aula il pubblico ministero Rosa Valotta, che aveva ereditato gli atti dal Pm Luca Masini, e l'avvocato di parte civile Fabrizio Consoloni del foro di Lecco, hanno sostenuto che il dottor Chianese abusando del suo ruolo di medico psichiatra abbia indotto la paziente ad intrattenere dei rapporti sessuali con lui e che inoltre quest'ultimo le abbia rivolto spesso degli epiteti offensivi. Di contro la difesa sostenuta dall'avvocato Serena Cernecca ha tentato in tutti i modi di convincere i giudici che la relazione era nata dopo che il medico aveva deciso di non curare più la paziente, proprio perché si era reso conto dell'avvenuto "transfert". Il confronto in aula, dopo le numerose e molto sofferte udienze si è sviluppato proprio attorno alla data dell'inizio del rapporto: mentre la donna era ancora in cura, secondo il Pm e la parte civile, dopo che questa era stata affidata ad altro medico, secondo la difesa del dottor Chianese.  Terminate le arringhe il collegio giudicante si è ritirato per la sentenza che è stata pronunciata attorno alle 16. I Giudici non hanno creduto alla tesi difensiva accogliendo in gran parte le richieste del Pubblico Ministero, limitando a un solo anno anziché cinque, come chiesto dalla dottoressa Valotta, l'interdizione legale all'esercizio della professione medica. L'imputato con la moglie e l'avvocato hanno lasciato subito l'aula senza commenti. Ma è molto probabile che ricorreranno in Appello.
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Simone Bonfanti
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