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Scritto Giovedì 12 aprile 2018 alle 13:02

Merate: mafia, ndrangheta, camorra. Gli studenti a lezione per non essere complici

Nella mattina di mercoledì, 3 classi terze dell'istituto Viganò hanno assistito a una "lezione" su mafia, 'ndrangheta e camorra tenuta da Giuseppe Sirni, membro dello staff della commissione regionale antimafia.


L'iniziativa si inserisce in un progetto più ampio sulla legalità che ha lo scopo di rendere consapevoli e informati i giovani sul mondo della criminalità organizzata che affonda le sue radici in Sicilia, Campania e Calabria e che, pian piano, con i tentacoli si è inserito nel tessuto economico, politico, ambientale, sanitario anche delle regioni del Nord, della Lombardia in particolare.
Dopo aver fatto le distinzioni fra i tre tipi di correnti delinquenziali, il relatore ha spiegato agli studenti come sia in atto una "colonizzazione" della Lombardia da parte della 'ndrangheta che qui ha fatto e continua a fare affari, trovando terreno fertile per consolidare le attività in essere e attivarne delle nuove, ricavando contatti nei posti che contano.

Giuseppe Sirni


Pizzo, usura, droga, estorsioni, prostituzione sono alcuni degli strumenti utilizzati per radicalizzarsi e negli ultimi anni il gioco d'azzardo è stato la porta di ingresso per fiumi di soldi sporchi, riciclati, da rimettere in circolo sul mercato. Calando la "teoria" nel quotidiano, Sirni ha spiegato come con l'acquisto di sostanze stupefacenti e fumandosi la tradizionale "canna" si diventa complici dei mafiosi perchè si vanno a finanziare i loro affari. Comperando prodotti con marchi fasulli si alimenta la malavita che uccide e si affossano le aziende locali. Malavita che, tra l'altro, si è scoperto avere intessuto dei legami "commerciali" con la mafia cinese.
Tra gli "ambiti" più interessanti e redditizi c'è sicuramente quello della sanità dove dagli appalti alle assegnazioni di incarichi, fino a tutto l'indotto che ci gira attorno, si muovono milioni e milioni di euro che, se pilotati secondo, diventano una fonte sicura di "reddito".

Ma è la conoscenza del territorio e delle sue persone su cui il "malavitoso" punta, prima ancora che sul denaro. Perchè è proprio dai legami che riesce a intessere e dal monitoraggio puntiglioso, maniacale della zona che diventa il "dominus" che tutto vuole, tutto decide, tutto ottiene.
Se il pizzo è uno degli strumenti per il controllo dell'economia locale, è anche vero che ci sono stati casi in cui l'imprenditore stesso ha chiesto aiuto al malavitoso del posto. Per sistemare un problema con qualche concorrente, per riscuotere un credito non saldato, per spianarsi la strada in determinati settori. Un aiuto che si concretizza in azioni di forza e di violenza ma che poi attanaglia anche il richiedente stesso che non riesce più a liberarsi dalla morsa di questa dipendenza che diventa oppressione.


Il volume d'affari della mafia rappresenta il 7,7% del PIL Italiano con un volume d'affari di 116 miliardi di euro. Il problema principale è rappresentato dalla corruzione che parte dai piccoli centri (il funzionario dell'ufficio tecnico, il dipendente del tribunale che ha libero accesso a uffici e faldoni, ...) e dilaga poi a livelli politici ed economici molto più elevati.
"Scambiata" e combattuta inizialmente come una semplice delinquenza, ora la mafia ha assunto gli aspetti e l'organigramma di una vera e propria organizzazione che fa "concorrenza" allo Stato sostituendosi ad esso ed operando a 360° sempre con l'ottica di controllare tutto e tutti.

S.V.
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