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Scritto Giovedì 22 marzo 2018 alle 19:01

Merate: ''Faccio o facciamo i compiti?'. Se ne parla con la dott.ssa Manuela Cantoia


Che la questione dei ''compiti a casa'' sia annosa sembra quasi scontato dirlo. Persino l'Istituto Luce, in una video-inchiesta sul tema che risale indicativamente agli anni '50, la definiva tale. E già allora, l'onorevole Maria De Unterrichter Jervolino, intervistata, sottolineava come ''le ore passate a scuola dovrebbero avere un maggiore rendimento didattico, in modo che il tempo lasciato libero al fanciullo o al giovane possa essere utilizzato in parte per approfondire quello che a scuola ha imparato e per il resto a leggere con libera scelta quel che preferisce, conversare ed inserirsi nella vita sociale''.

La dottoressa Manuela Cantoia, professoressa di psicologia cognitiva dell’apprendimento


Di anni ne sono passati parecchi, ma la questione rimane ed ha stimolato il centro ''Compiti Point'' insieme all'associazione meratese ''Dietro la lavagna'' ad organizzare una conferenza sull'argomento nella serata di mercoledì 21 marzo. ''Faccio i compiti o facciamo i compiti?'', titolo della serata e quesito al quale la dottoressa Manuela Cantoia ha cercato di dare una risposta nella sala civica Fratelli Cernuschi di viale Lombardia. Inizialmente è intervenuta Bianca Brambilla, responsabile dell'equipe di Compiti Point, centro specialistico per i disturbi specifici dell'apprendimento che opera sulla provincia di Lecco che negli ultimi anni ha avuto modo di operare anche a contatto con gli alunni dell'Istituto Comprensivo di Merate.

VIDEO


''Ormai sono 4 anni che collaboriamo con l'associazione 'Dietro la lavagna'
- ha spiegato - Da qui è nata la richiesta in collaborazione con il nostro centro di creare laboratori dentro l'Istituto Comprensivo, un'esperienza che ci ha permesso di fare un lavoro per noi molto ricco''. Poi è stato immediatamente il turno della dottoressa Cantoia, partita con una premessa importante. ''Sono specializzata in psicologia dell'apprendimento, collaboro al servizio di psicologia dell'apprendimento e dell'educazione per l'Università Cattolica, sono consulente del MIUR per la didattica, e sono mamma di due ragazzi - ha spiegato - A volte le difficoltà che gli studenti hanno nel comprendere il senso della scuola, dell'istruzione, cadono a pioggia, e anche se tu hai studiato una vita per affrontare queste tematiche, capita comunque''.

Bianca Brambilla, responsabile dell’equipe di ''Compiti Point'' per il centro ''AllenaMente''


Una premessa che potrebbe sollevare qualsiasi mamma alle prese con il lavoro che i propri figli devono svolgere al di fuori della loro classe. Un'attività, secondo la dottoressa Cantoia, al quale bisogna approcciarsi sfatando una volta per tutte il mito de ''il metodo di studio''. ''Vedremo come usando un articolo indeterminativo rispetto ad uno determinativo cambia tutta la sostanza - ha spiegato - Perciò parleremo di un metodo di studio, non del metodo di studio''. L'idea che la dottoressa Cantoia propone nei confronti dei compiti, posto che ha spiegato di essere ''in sospensione di giudizio'' rispetto a come dovrebbero essere strutturati, è che essenzialmente ogni ragazzo sia condotto a sviluppare una propria organizzazione e gestione del lavoro.


Qualcuno potrebbe preferire prima studiare e poi fare i compiti scritti mentre altri esattamente il contrario. In questa ottica di pianificazione i genitori, per la docente universitaria, svolgono il fondamentale compito di supervisori ma molto cauti, che lasciano parecchio margine ai loro figli. ''Tutti ci siamo sbucciati le ginocchia da piccoli, tutti siamo andati a scuola senza compiti, a volte ci hanno beccato e a volte non è successo niente, siamo cresciuti così e abbiamo imparato a tenerci al passo con lo studio dopo che siamo stati 'mazzuolati' - ha spiegato - A volte mi capita di sentire mamme che dicono 'abbiamo preso 8 oggi'. Abbiamo. E poi 'eh, oggi ha preso 4'. Oppure quante volte ci è capitato di dire ai nostri figli, tre secondi dopo avere incontrato un conoscente, 'guarda che si saluta', oppure 'guarda che si ringrazia'. Magari non abbiamo lasciato loro nemmeno il tempo di farlo. Però non diciamo mai 'bravo che hai salutato' oppure 'bravo che hai ringraziato'. E così anche a scuola, quando tornano con un bel voto non dobbiamo dire 'bravo, mi hai fatto veramente contenta', oppure 'come sono soddisfatta', ma piuttosto dobbiamo fare in modo che si concentri sui suoi di meriti. Perciò diventa 'bravo, questo ti rende soddisfatto?'''.


Secondo la dottoressa Cantoia, la figura genitoriale dovrebbe fare da consulente all'istruzione del proprio figlio. ''I nostri ragazzi generalmente sanno che la mamma rompe le scatole, ma sanno anche che gli ricorderà quando dovrà fare qualcosa, quando dovrà studiare questo o quello'', ha proseguito. La migliore soluzione è quella gli studenti capiscano il prima possibile che oltre al contenuto e al metodo devono apprendere come autoregolarsi, organizzarsi, pianificare, gestire emozioni o stanchezza, avvicinarsi ad essere autonomi nello studio, capire quanta fatica faranno, e imparare cosa significa essere costanti e cosa impegnarsi. ''A questi genitori-consulenti consiglio sempre di aiutare i propri figli ad organizzare il tempo, stilando magari una tabella settimanale - ha spiegato la dottoressa - Per ogni giorno metteremo dei semafori. Se sarà verde vorrà dire che quel pomeriggio nostro figlio non avrà impegni extrascolastici, e potrà dedicarsi non solo ai compiti imminenti ma anche a quelli dei giorni successivi. E poi saranno indicati se devono svolgere dei compiti o se devono studiare. E in questo chiederemo ai ragazzi di fare una stima del tempo che pensano di impiegare a fare questo o l'altro''. Una attenzione maggiore all'autoregolazione del lavoro da svolgere al di fuori delle ore di lezione, quindi, potrebbe rispondere una volta per tutte l'annoso e complicato quesito: ''è giusto che i nostri figli debbano svolgere i compiti a casa?''.

A.S.
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