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Scritto Giovedì 22 febbraio 2018 alle 19:33

Merate: e alla fine Bob diede forfait

E alla fine Bobo Maroni ha dato forfait. Era l'ospite forse più atteso nell'incontro di mercoledì sera all'auditorium comunale di Merate, per la sua quasi totale assenza dal dibattito tutt'altro che entusiasmante di questa campagna elettorale. «È rimasto a Roma per trattare la dichiarazione di indipendenza della Lombardia» ha scherzato Maurizio Lupi, che si è mostrato come il padrone di casa durante l'incontro.


Da candidato alla Camera nel collegio uninominale di Merate, il territorio del resto lo sta attraversando in lungo e in largo nella corsa al voto. A sostenere la sua elezione, il governatore della Liguria Giovanni Toti, che ha portato l'esempio della sua Regione per la capacità di coordinare una coalizione di centro-destra. Sul palco anche il giornalista amico del Corriere della Sera Francesco Verderami. Il pubblico moderato a fatica ha riempito la sala e alla prova applausometro non ha fatto raggiungere la soglia della sufficienza.

Giovanni Toti e Michela Vittoria Brambilla


A 11 giorni dal fatidico 4 marzo, Maurizio Lupi si è incentrato sull'identità del partito che coordina, a chi si rivolge "Noi con l'Italia" e come si incastra la quarta gamba nella coalizione di centro-destra. Senza pestare i piedi agli alleati, si cercano i voti di chi la sua forza politica vuole rappresentare. Parola chiave: impresa. Non si contano le volte che l'ha ripetuta in un'ora e mezza di confronto. «Dovremmo dare un premio Nobel alle piccole-medie imprese italiane se sono ancora le migliori al mondo». E poi ancora: «Siamo credibili perché abbiamo a cuore le nostre aziende».

Maurizio Lupi


Una frecciata all'Agenzia delle Entrate che vessa gli imprenditori e si è scagliato contro l'Autorità Nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone. «Oggi il più potente dei potenti è ANAC - ha dichiarato l'uomo vicino a CL - Il magistrato non può togliere la responsabilità di chi amministra». Poi, prendendo in prestito un'espressione di Giorgio Squinzi, il programma politico - che non promette miracoli - di "un'Italia normale", rimettendo al centro i pilastri. Le persone, la famiglia, le imprese, le partite Iva, i commercianti. Il tema della sicurezza che, come presumibile, ha catalizzato la campagna elettorale nazionale, è stato affrontato di striscio. «Il diritto alla sicurezza - ha sostenuto Lupi - non è un problema di fascismo o di rabbia. È un problema di giustizia. Bisogna ripartire dalle fondamenta». Non si discute l'adesione all'Unione Europea, ma l'Italia deve contare di più. E a questo proposito un apprezzamento sul presidente del Parlamento europeo, che in molti vedono in pole position nella guida del centro-destra. «Antonio Tajani è una persona assolutamente seria».

Giovanni Toti è rimasto ancora di più sui massimi sistemi. Ha esordito sulla rinegoziazione del fiscal compact, per poi concentrarsi sulla semplificazione delle strutture dei partiti e sulla selezione dei politici. «La classe dirigente deve rinunciare a un pezzetto di sé per qualcosa di più grande - ha affermato l'ex direttore del Tg4 - L'evoluzione tra seconda e terza Repubblica deve avere questa prerogativa. Questo è il vero nodo politico della prossima legislatura che affronteremo». Ha immaginato una confederazione di partiti che sorreggano un sistema bipolare. Il nemico da battere è il Movimento 5 Stelle. «Credo sia colpa nostra se gli italiani li votano. L'antidoto si trova a casa nostra, riuscendo a dare risposte ai cittadini. O la politica sa incanalare il cambiamento in modo costruttivo - ha concluso Toti - oppure gli elettori votano Grillo».
M.P.
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