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Scritto Giovedì 22 febbraio 2018 alle 18:17

''Basta togliere risorse alla scuola! Lasciamo che i docenti facciano i docenti''

Non così buona, la cosiddetta "Buona scuola". Anzi. Le riforme introdotte dagli ultimi Governi sono piombate come cicloni sul mondo della scuola rivoluzionando la vita di un corpo docente massacrato da decenni di instabilità e facendo sentire di conseguenza vive ripercussioni sulle nostre famiglie.

Si vuol fare, ma poi effettivamente no si fa. Più spesso si fa finta di dare soluzioni, e invece si finisce per fare peggio. Tralasciando la schizofrenica roulette che, col miraggio della stabilizzazione, ha costretto negli ultimi due anni i docenti a spostamenti fuori regione come neppure ai tempi del Dopoguerra, voglio prendere come esempio fra i tanti un decreto legislativo, il numero 62 del 2017. Si parla, tra l'altro, delle nuove norme sulla valutazione nel primo ciclo dell'istruzione e dell'introduzione dei cosiddetti gruppi di "consolidamento", "potenziamento" e "recupero", momenti di formazione supplementare settimanali per aiutare gli studenti, suddivisi in gruppi misti a seconda del loro livello di formazione. Momenti che scuola per scuola possono essere gestiti per classi eterogenee o classi aperte e che spesso dirigenti e docenti decidono di gestire in compresenza. Una buona idea, sulla carta. Peccato che alla fine gli organici siano ridotti al lumicino, col risultato che questi fantomatici gruppi spesso non riescono neppure effettivamente a riunirsi, perché gli insegnanti in molte situazioni locali devono continuamente fare da "tappabuchi", in particolare per colmare le assenze di colleghi. Non solo: i budget sono sempre più risicati, tanto che, per citare un'altra diffusa criticità, le scuole non riescono più nemmeno a coprire le ore di presenza negli orari di mensa con personale ausiliario (come accadeva in diversi Comuni fino a qualche anno fa), col risultato che alla fine sono sempre gli stessi docenti a doverci mettere una pezza, a scapito delle ore da dedicare all'insegnamento. Nel mio collegio, mi dicono, succede alla scuola primaria statale di Villa d'Adda, solo per fare un esempio. Ma la situazione è generalizzata: accade nel resto dell'Isola bergamasca, come nel Meratese. E non solo, naturalmente. Vogliamo parlare delle collette che spesso sono addirittura i genitori a dover fare per comprare risme di fogli e rotoli di carta igienica? La scuola pubblica non può continuare a essere l'ultima della fila, alla faccia degli slogan e dei buoni propositi. E' ora di cambiare. Nel programma del M5S la scuola ha un posto di primo piano e gli obiettivi sono chiari: potenziare l'offerta formativa impoverita dai Governi degli ultimi dieci anni e investire, primariamente sulle scuole pubbliche statali.
Angelo Baiguini Candidato alla Camera M5S Collegio 7 Merate (LC), Isola e Valli San Martino e Imagna (BG) www.angelobaiguini.it
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