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Scritto Venerdì 09 febbraio 2018 alle 18:34

STUDIO LEGALE CREA (dip. Penale) - Custodia delle armi nella propria abitazione

Non è infrequente apprendere dalle cronache quotidiane notizie riguardanti cittadini che hanno subito procedimenti penali per il reato di omessa diligenza nella custodia delle armi, comunemente noto come "omessa custodia". La prassi, infatti, è ricca di ritiri cautelativi di armi e revoche delle relative licenze disposti proprio a causa della loro imprudente custodia. Dall'analisi di alcune di queste circostanze emerge che, talvolta, i soggetti detentori di armi sono stati colpiti da siffatti provvedimenti proprio a causa di specifici comportamenti, come il non aver riposto le proprie armi in una apposita cassaforte o per il semplice fatto di non averle custodite smontate e scariche. Di fronte alla enorme mole di decisioni e provvedimenti spesso contradditori è opportuno fare chiarezza.

L'avvocato Antonino Crea


La normativa in materia è alquanto generica, poiché impone al privato detentore di armi, da un lato, l'adozione di ogni diligenza nell'interesse della sicurezza pubblica, e dall'altro, che il luogo di custodia offra adeguate garanzie di sicurezza, lasciando così alla discrezionalità del giudice la valutazione riguardo ai singoli casi concreti. All'interno del nostro ordinamento, sono inoltre previste sanzioni penali per chiunque consegna armi, munizioni ed esplosivi (diversi dai giocattoli pirici) ai minori di anni diciotto non in possesso di licenza dell'autorità, a persone anche parzialmente incapaci, a tossicodipendenti, o a persone imperite nel maneggio, nonché per chiunque trascura di adoperare, nella custodia delle armi, munizioni o esplosivi, le cautele necessarie affinché le categorie di persone sopra richiamate giungano ad impossessarsene agevolmente. Occorre quindi determinare quali siano in concreto le precauzioni da adottare al fine di evitare furti di armi, nonché quali siano le dovute cautele atte ad impedire l'impossessamento di armi da parte di soggetti minori, incapaci o inesperti. A tal scopo, viene in aiuto la copiosa giurisprudenza della Corte Suprema di Cassazione, che, nel tempo, ha delineato alcuni dei più importanti principi relativi alla materia. In primo luogo, i giudici hanno più volte ribadito che, non vi è, in capo al privato, un obbligo di munirsi di cassaforte, o di particolari sistemi ed efficienti misure di sicurezza contro i furti in abitazione. Infatti la valutazione in ordine alla diligenza della custodia dell'arma deve essere fatta in riferimento all'intero immobile, e non sindacando se l'arma sia riposta o meno in una cassaforte. I supremi giudici hanno giustamente rilevato che una casa regolarmente abitata, dotata di porta blindata e finestre non facilmente scalabili, è luogo idoneo alla custodia delle armi, senza che occorra alcuna specifica cautela. Viceversa, si ricava che nel caso di una seconda abitazione, disabitata per lunghi periodi di tempo, è consigliabile l'utilizzo di una cassaforte. Detto questo si rileva che il più elevato grado di custodia si ha quando il proprietario, o una persona idonea, è presente nel luogo in cui sono detenute le armi, poiché in questo modo egli è in grado di prevenire furti o di informare immediatamente l'Autorità. Passando alle modalità di custodia, non sono mancate delle sentenze cha hanno visto condannare dei cittadini per non aver custodito l'arma smontata in diverse parti oltre che scarica. Da più parti, è stata evidenziata l'abnormità di queste decisioni. Invero, è lo stesso ordinamento che disciplinando la legittima difesa abitativa mediante l'uso di armi legalmente detenute, implicitamente ne autorizza l'uso con modalità tali da rendere effettiva la possibilità di un pronto impiego in caso di necessità. Deve pertanto considerarsi del tutto legittimo detenere le armi cariche e pronte all'uso. Ciò che rileva è che il proprietario dell'arma possa accedervi liberamente, e che viceversa, al fine di evitare abusi e incidenti non possano avere accesso soggetti minori, incapaci o inesperti. Se quindi da un lato, giustamente, la legge prescrive l'utilizzo di misure idonee ad impedire l'accesso alle armi alle sopracitate categorie di soggetti, dall'altro lato va fatto notare che non esiste alcuna norma che impone al detentore dell'arma di impedire l'accesso a tutti propri familiari non muniti di idonea licenza. Il semplice acquisto di armi è consentito a qualunque soggetto che non abbia commesso reati e che non presenti vizi psichici, mentre il certificato di idoneità al maneggio delle armi è richiesto unicamente per l'impiego in luogo pubblico e aperto al pubblico. In conclusione, alla luce di quanto esposto, è stato possibile delineare alcuni chiari principi sulla diligente custodia delle armi. Tuttavia, nonostante la costante giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione confermi quanto sopra riportato, talvolta si rilevano sentenze di Tribunali, circolari, e provvedimenti dell'Autorità di Pubblica Sicurezza, che impongono al cittadino degli obblighi non previsti dal nostro ordinamento, in contrasto con quanto sopra riferito. Detti provvedimenti contribuiscono a determinare una situazione di quasi totale incertezza del diritto. Per questo motivo si consiglia, in ogni caso, l'impiego di sistemi di sicurezza passiva, quali casseforti, impianti di allarme, ecc..., al fine di evitare sanzioni e gravosi procedimenti penali.

Redazionale a pagamento a cura dello

STUDIO LEGALE CREA
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