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Scritto Mercoledì 22 novembre 2017 alle 08:48

Roberto Perego: a quel Prg mancava una visione, non aveva criteri logici, perciò mi astenni pur sedendo in maggioranza. Poi per il lavoro ho lasciato la politica. Nel 2019? Vedremo

Strappargli qualche parola non è stato facile. Anzi per chi scrive l'attesa è stata davvero lunga. Perché, in fondo, il personaggio, è rimasto tale nel deserto di nuove figure in grado di rimpiazzare la vecchia guardia, per lo più di discendenza democristiana, che si estinguerà con il pensionamento di Andrea Massironi. Avvocato, neppure quarantenne, Roberto Perego ha ricoperto il ruolo di consigliere nella tutt'altro che facile consigliatura Albani, tra il 2004 e il 2009. Tutt'altro che facile perché seduti all'opposizione c'erano due mastini da combattimento come l'attuale sindaco, seduto alla sinistra di Andrea Colombo e l'ex sindaco Andrea Robbiani, tornato in Aula da tre mesi con effetti a dir poco pirotecnici. Perego, poi, ci ha messo del suo, credendo fosse possibile "pensare in autonomia". Non lo era allora - come non lo è oggi - se stai in un gruppo. Ti devi adeguare, devi alzare la mano anche se non condividi. Oppure ti devi dimettere. L'avvocato Perego, però, non ha fatto né l'una né l'altra cosa. E sul punto più qualificante del quinquennio, ossia l'approvazione del Piano regolatore Generale, che era stato progettato e adottato dalla precedente Amministrazione retta dal dottor Dario Perego, si è astenuto. Ricordiamo ancora bene il livore con cui Giovanni Battista Albani squadrò il giovane laureato che si ostinava a non alzare la mano alla domanda: chi è favorevole? Braccia alzate di tutti i consiglieri di Insieme per Merate. Tutte meno una che restava drammaticamente abbassata. Chi è contrario? Su le mani delle opposizioni compatte. Chi si astiene? Roberto Perego.

L'avvocato Roberto Perego



Qualche ricordo di quella consigliatura

"Ebbi un ruolo modesto. Ma ricordo le riunioni fiume sul piano urbanistico già adottato che la precedente amministrazione lasciò in eredità, gli utilissimi confronti e scontri con i pescatori e gli altri stakeholder della Riserva lago nel tentativo di trovare mediazioni sensate e le assemblee dei comuni soci del Parco Adda: lì ho compreso il valore dell'esperienza politica nelle dinamiche decisionali. Pur conoscendo il modesto ruolo di Merate sia per territorio, sia per peso nel voto, fu illuminante seguire gli equilibri tra i comuni soci e come questi si accordavano e votavano. Pareva, in sedicesimo ovviamente, di leggere dei retroscena politici nazionali. Tra le amenità ricordo le scommesse (non dico con chi) sul numero di Red bull che Andrea Robbiani, un tipo tosto a volte sopra le righe, avesse bevuto prima del consiglio comunale e su quante volte il sindaco Albani usasse un particolare intercalare nei suoi interventi in aula. Era un modo per sdrammatizzare certe tensioni. Infine i risultati finali di quel gruppo dove Albani era sempre in prima linea: area Cazzaniga completata, trasloco del municipio, nuova scuola elementare. Mica male per un gruppo di pensionati".


 
L'astensione dal voto del Pgt le costò la ricandidatura nel 2009 o fu lei a decidere di restare fuori?

"Fu esclusivamente una decisione personale. Albani mi chiese più volte di contribuire ma l'impegno professionale di quel momento non mi concedeva spazi. Per lo stesso motivo nella seconda parte della consigliatura fui un po' meno presente, non avendo un ruolo di rilievo. Ad ogni modo il mancato accordo tra Battista Albani e Aldo Castelli fu un vero peccato. Merate Futura in aula ebbe un atteggiamento da opposizione stimolante, sensata e senza pregiudizi. I punti di contatto con Insieme tuttavia non mancarono ma i personalismi, alla fine, ebbero il sopravvento. E sappiamo tutti come andò a finire, con Albani che, dopo cinque anni di impegno e dedizione per raggiungere importanti obiettivi, tornò a scontrarsi con Robbiani, ma questa volta a ruoli invertiti".   



Che cosa non l'aveva convinta di quel Prg?


"Dovremmo chiederci cosa non convincesse Insieme per Merate, più che me. Mancava una visione di fondo, più che un nuovo piano urbanistico sembrava una variante. Allargava le maglie in determinate zone, senza apparenti criteri logici, frutto di una discrezionalità esasperata. L'esito delle comunali del 2004 fu in parte dettato da questa interpretazione piuttosto condivisa tra la popolazione e a mio avviso sarebbe stato più coerente darne atto con un'approvazione definitiva di diverso segno. Gli interventi riduttivi, sicuramente apprezzabili, non si spinsero fino al punto che, secondo me, lo stesso Ernesto Passoni, allora vice sindaco e assessore all'urbanistica, avrebbe voluto".



Rivoterebbe oggi il trasferimento del municipio da villa Confalonieri a palazzo Tettamanti?

"Contestualizziamo la scelta. Si stava completando un centro culturale in buona parte dedicato a spazio espositivo le cui opere da esporre erano state ormai destinate altrove. L'idea originaria era sicuramente suggestiva, ma di difficile attuazione con le sole forze di Merate. E d'altra parte il municipio era inadeguato e non rispettava le norme di sicurezza, col paradosso che le criticità maggiori risiedevano negli spazi degli uffici tecnici. La decisione fu logica e personalmente fui d'accordo con l'idea di riportare in piazza il luogo del confronto e dei servizi ai cittadini. Il rammarico è che l'esigenza di trovare uno spazio sufficiente per la biblioteca passò in secondo piano e tutt'oggi vedere Villa Confalonieri vuota mette tristezza". 



Come vede la piazza retrostante il municipio?

"Tema delicato. Il concorso di idee mi è piaciuto ma temo che la soluzione, così impostata, sia rischiosa perché manca di attrattività e di un presidio. Non vorrei che lo spazio restasse abbandonato a sé stesso con immaginabili problemi per i residenti".



Se idealmente dovesse scrivere un programma elettorale quali sarebbero i primi tre punti?

"Un piano urbanistico conservativo, perché negli ultimi decenni si è costruito troppo e l'invenduto è cresciuto, mirato su risparmio energetico e che scommetta sul recupero dell'esistente. Che, piuttosto, abbia il coraggio di puntare su un'idea innovativa, un area sperimentale a consumo energetico "zero". Perché non premiare nuove costruzioni, in aree già edificate, portatrici di innovazione, così da diventare esempio per il territorio? Vedere oggi realizzare nuovi edifici di soli due piani praticamente in centro mi pare una follia. La decisione di non sfruttare l'altezza si traduce nel consumo di altro terreno vergine. Lo eviterei. Un altro punto dovrebbe essere un piano che risponda alle esigenze crescenti di assistenza domiciliare degli anziani. Molte persone anziane vivono sole e debbono essere assistite da badanti. L'azienda speciale Retesalute potrebbe dare risposte pubblicistiche più strutturate, predisponendo un vasto piano di assistenza domiciliare programmata e una rete di operatori e di badanti, da affiancare a quanto il mercato è già in grado di fare. Infine gli spazi comunali: si è aperta la nuova piscina, un obiettivo molto apprezzato vista la condizione in cui versava il centro. Ora serve una risposta per la biblioteca degna di Merate e del circondario".



Oggi segue le vicende politico-amministrative della città?

"Leggo qualcosa e osservo, tutt'al più scambio qualche battuta. Il Russiagate ci insegna che oggi l'uso distorto della tecnologia si aggiunge agli arnesi del passato in grado orientare e manipolare il voto politico con strumenti ed effetti stupefacenti. Il piano locale per il momento resta insensibile a questo influsso, perché il controllo dei cittadini è meno frequentemente mediato. Allora vale la pena di farsi un'idea ed è più semplice rispetto al primo caso".



Con quale occhio osserva la scadenza elettorale del 2019?

"Direi con occhio interessato e curioso. Ma so già dove vuole arrivare. Cerco di capire che idee circolano per il futuro della città. Se ne intercetterò qualcuna che condivido vedrò di approfondirla....". 
Claudio Brambilla
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