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Scritto Mercoledì 15 novembre 2017 alle 17:25

Il confronto sull’acqua pubblica è archiviato. Ma anche se dalla parte opposta Merate ha dato un contributo decisivo a definire il profilo del gestore

E' stato un confronto lungo, serrato, a volte teso, mai sopra le righe. L'aveva aperto Andrea Robbiani, quand'era sindaco, sostenuto dagli uomini più rappresentativi della sua Giunta: Alfredo Casaletto, Massimiliano Vivenzio, Ernesto Sellitto, a vario titolo impegnati sul fronte delle partecipate. E soprattutto, Andrea Massironi che, raccolto il testimone da Robbiani, ha portato avanti con maggior tenacia il confronto con Lario reti Holding sul profilo del gestore del servizio idrico integrato. La corrente maggioritaria dell'assemblea dei sindaci lecchesi correva dalla parte dei vertici di Lario Reti; solo pochi stavano dalla parte di Merate. Eppure la tesi di Merate che Lario Reti non avesse i requisiti per gestire in house l'acqua pubblica era stata confermata in parecchie sedi da fonti diverse, persino dalla Corte dei Conti della regione Lombardia e dall'Autorità per la concorrenza e il mercato. La prima si era limitata a segnalare le anomalie della gestione affidata senza gara a Idroservice Srl, controllata dalla Holding al 100%, la seconda aveva poi cambiato radicalmente opinione ritenendo che detti requisiti potevano anche arrivare dopo l'assegnazione del servizio, mentre la tesi precedente era esattamente opposta, Lario Reti doveva avere i requisiti prima di acquisire la gestione dell'acqua. Sulla base di questi ragionamenti, in considerazione del fatto che la Holding aveva (e ha) il business principale nella distribuzione del gas attraverso Lario reti Gas e Acel Service, Merate riteneva che l'azienda di via Fiandre non fosse strategica in quanto il prodotto principale è liberalizzato sul mercato a differenza dell'acqua. Di qui la decisione di chiedere il recesso, ovvero di uscire dall'assetto societario monetizzando le proprie azioni. Secondo Merate e alleati l'acqua poteva essere gestita da Idrolario Srl, società di primo livello - cioè controllata direttamente dai comuni soci diversamente da Idroservice che era di secondo livello in quanto controllata dalla Holding la quale è, a sua volta, espressione dei comuni soci - e quanto al gas ciascun comune avrebbe potuto rivolgersi all'operatore ritenuto più conveniente. Al giudizio della magistratura questa tesi è risultata bocciata sia in primo sia in secondo grado. Quindi Merate non può recedere da Lario Reti. Peraltro il gas gestito ottimamente da Acel andrà fuori dal perimetro di controllo di Lario Reti che potrà a buon diritto gestire l'idrico e concentrarsi, come già sta facendo, sull'imponente massa di investimenti previsti dal piano industriale. E sul versante politico? Lì è facile aspettarsi rinfacciamenti per i soldi spesi nei tribunali, da parte di Sei Merate. Il centrosinistra cittadino ha sempre mantenuto una posizione equivoca sul tema, a volte mostrando aperture verso la posizione della Giunta, altre chiusure improvvise, quasi fosse giunto un silenzioso ordine dal PD di allinearsi alla tesi dominante. Ipotesi sempre respinta da Alessandro Pozzi ma che, a parere di chi scrive, qualche fondamento ce l'ha. Già Sei Merate aveva duramente contestato il ricorso all'Appello. E ora griderà allo sperpero di denaro pubblico. Speriamo non lo faccia: la battaglia di Merate è stata una battaglia di legalità, improntata alla applicazione letterale della Legge. E qualche preoccupante uscita di strada con decisioni avventate è stata evitata proprio grazie alla costante pressione esercitata dal Comune capofila spalleggiato da Cernusco, Oggiono e pochi altri. Ora il confronto si è chiuso definitivamente. Idrolario Srl esce di scena e le controllate del gas di Lario Reti concorreranno a creare una società di distribuzione del gas con Acsm-Agam e altre. Il futuro - dicono - è nelle aggregazioni perché fanno la necessaria massa critica. Sarà anche così, ma noi restiamo incrollabilmente convinti che piccolo sia bello, facile e vicino. Vale per l'acqua e il gas ai tempi di Ecosystem, vale per il Parco del Curone oggi, vale per l'ospedale che quando era di circolo con un Comitato di gestione di nomina locale mostrava meno burocrazia e più efficienza. Ma lo nostra è solo una opinione che risente senz'altro del tempo che passa.
Claudio Brambilla
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