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Scritto Sabato 11 novembre 2017 alle 18:22

Merate: i rischi della rete, il cyberbullismo e i social dove tutto resta e non si cancella. Al Comprensivo l'incontro con un esperto

Sono stati i molti i genitori che venerdì sera hanno raccolto l'invito a partecipare presso l'Istituto Comprensivo di Merate all'incontro "Nativi social: tra rischi e opportunità", parte del progetto "Non cadere nella rete" organizzato per sensibilizzare genitori e alunni sul tema del cyberbullismo.

Riccardo Querini e il prof. Pierantonio Merlini


Il prof. Pierantonio Merlini ha presentato il progetto, portato avanti con l'Associazione onlius "Icaro ce l'ha fatta!" e ha introdotto la tematica della conferenza: "La problematica del cyberbullismo è quanto mai attuale e le scuole sono chiamate a fare la loro parte. Penso che sia importante anche la formazione dei genitori: è un fenomeno ancora sconosciuto e per certi versi sottovalutato, ma che va controllato. Non c'è nulla di preoccupante, una volta posta una buona base per una prudente navigazione. Internet è un mezzo positivo se usato nella maniera corretta, questo è il messaggio che stiamo cercando di far passare agli studenti". Il professore ha anche segnalato un'interessante novità del ciclo di incontri svoltosi nelle classi quest'anno: il rilascio di un patentino del web, un documento simbolico che attesti il percorso di sicurezza sulla rete fatto durante l'anno scolastico.

La parola è stata poi passata al relatore della serata, il Digital Life Advisor Riccardo Querini, membro dell'associazione Icaro che nelle settimane precedenti ha anche incontrato i ragazzi delle scuole medie. Coadiuvato da slides, ha presentato la problematica che si presenta ai genitori della generazione dei Nativi Social: "I ragazzi in rete sono soli e imparano da soli, vivendo e interpretando da soli il mondo all'interno di internet. Il problema è che in rete è molto più semplice mentire, nascondersi e far perdere le proprie tracce. Le serate come queste sono dedicate agli adulti perchè come adulti possiamo fare molto". Il lavoro dell'Associazione Icaro è dunque quello di proporre le grandi opportunità che offre internet, ma essendo consapevoli anche dei suoi limiti, di cercare delle soluzioni per consentire ai ragazzi di navigare in tutta sicurezza.

VIDEO


Per diffondere questo messaggio positivo in 6 anni Icaro ha incontrato più di 15mila persone, di cui 11mila ragazzi credendo sempre nell'efficacia di entrare nelle classi e di confrontarsi faccia a faccia con gli studenti e non, con grandi conferenze in plenaria. Per poter dare un quadro completo del complesso problema del cyberbullismo è stata prima introdotto il delicato argomento dell'identità digitale e del trattamento dei dati su internet: "I social fondano la loro attività facendo credere al pubblico due cose: che tutto si può cancellare e che ti possono garantire l'anonimato; tuttavia chi sa qualcosa di informatica sa che in rete nulla si cancella e se abbiamo la percezione di essere anonimi è semplicemente perchè non sappiamo chi c'è dall'altra parte dello schermo, ma non è così." Si delinea così una realtà virtuale in cui siamo facilmente rintracciabili e dove se non siamo consapevoli delle nostre azioni difficilmente possiamo porre rimedio agli errori commessi tramite la cancellazione dei dati.


È un mondo dove i ragazzi avrebbero bisogno di un adulto per spiegare loro come muoversi, ma non è così semplice quando i genitori stessi ne sanno meno dei figli. "A chi possono chiedere i ragazzi se non ottengono risposte da noi?" ha continuato il dott. Querini "Ai loro "amici", ma il problema è che spesso queste persone non si sa nemmeno chi siano. Non siamo qua per parlare solo di cyberbullismo e lo dico sempre ai ragazzi: noi siamo qui per parlare di consapevolezza digitale, e cioè di avere la percezione di cosa si fa su internet. I ragazzi con gli smartphone fanno praticamente tutto: all'epoca noi andavamo in piazza a parlare con gli amici, oggi loro trovano i loro amici online e la loro identità la creano online. Molti genitori a quest'affermazione mi chiedono allora come saranno i figli da adulti. Il problema è che non possiamo saperlo, ma possiamo sapere come siamo noi, che abbiamo creato la nostra identità nel mondo reale e ora ci rapportiamo con la realtà virtuale. Siamo meglio dei nostri ragazzi? Basti pensare che la maggior parte dei cybercrime, dei reati online sono commessi da adulti".

Una volta descritta la realtà informatica in cui vive la generazione attuale, si è arrivati al a parlare del cyberbullismo in sè: Riccardo Querini ha mostrato un filmato tratto da una trasmissione televisiva che parlava del caso di Carolina Picchio, una ragazza vittima di cyberbullismo che ha deciso di mettere fine alle sue sofferenze suicidandosi. Con questo esempio sono state mostrate le caratteristiche del fenomeno e cosa lo differenzia dal bullisimo "reale": "è un fenomeno di gruppo, dove ognuno fa la sua parte: chi aggredisce, chi sostiene, chi sa e non dice nulla. Noi dobbiamo evitare che succedano queste cose, dobbiamo fare prevenzione cercando di fare capire ai nostri ragazzi che Internet è uno strumento potente, che va maneggiato con cura, che deve essere utilizzato, ma che va utilizzato con la testa. Dobbiamo far comprendere che tutto ciò che facciamo ha delle conseguenze" ha spiegato Querini. "A differenza del bullismo classico, il cyberbullismo non ha limiti di tempo e spazio: una volta il bullo a scuola aveva un limite di tempo, le lezioni, e un limite d spazio, la scuola, una volta arrivati a casa eravamo al sicuro. Oggi non è più così: l'aggressione online si perpetua finchè le vittime sono online e siccome i ragazzi sono quasi sempre online non hanno un posto sicuro dove stare. La loro cameretta non è più un luogo sicuro, ma un luogo dove essere di nuovo aggrediti. Un altro grave problema è che nulla in rete si cancella: anche se la polizia postale cancella il filmato incriminato da una pagina Facebook, io posso comunque conservare una copia sul mio cellulare e pubblicarla di nuovo quando voglio. Chi è raffigurato in quel video ogni volta ripete il suo trauma e non c'è niente di peggio."

 

Cosa possono fare dunque i genitori per difendere i propri figli non solo dal subire, ma anche dal commettere il fenomeno? Devono aiutare i ragazzi nel trovare il limite, che nella realtà "reale" è facilmente percepibile, ma online si perde facilmente. In questo si deve tradurre l'intervento educativo degli adulti. "Non dobbiamo avere paura della realtà digitale, dobbiamo conoscerla, gestirla e sfruttarla al massimo. Proviamo al di fuori del nostro normale utilizzo, sperimentiamo nell'utilizzo dei mezzi digitali: è l'unico modo per colmare il divario generazionale. Dobbiamo avere un'unica certezza: che quando i nostri ragazzi hanno bisogno di noi, ci siamo."

Il dirigente scolastico Dario Crippa


Con questo appello a genitori e insegnanti a cercare di approfondire le proprie conoscenze pratiche in materia di web e social si è concluso l'intervento del Dott. Querini. Il Prof. Dario Crippa, in qualità sia di dirigente scolastico che di genitore, ha ringraziato il pubblico presente, Riccardo Querini e l'Associazione Icaro per l'impegno, attestando con una testimonianza l'importanza di quanto detto: "Accade che dei genitori vengano da me raccontando episodi spiacevoli avvenuti ai propri figli e quando si convocano i genitori dell'altra parte ribattono dicendo che sono cose che succedono fuori dalla scuola. Allora bisogna far capire che il mio ruolo è quello di tutelare il bene del ragazzo quando è in classe e che quindi se si vergogna quando è in classe perchè è stato preso in giro dai suoi compagni è ovvio che la scuola deve intervenire". Infine si è ricordato che un secondo incontro con i genitori è previsto per Venerdì 19 gennaio 2018 alle ore 21.
Federica Frigerio
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