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Scritto Venerdì 10 novembre 2017 alle 18:06

Merate: la forza dei numeri non può piegare il dibattito democratico

Non sarà una voce del sen fuggita (anche se, dicono, ripetuta) a trasformare Andrea Robbiani nel Valdir Peres dell'Aula consiliare di Merate, cioè l'esponente politico dell'amministrazione in carica, come il portiere del Brasile, più odiato. La verità è che l'ex sindaco è la nemesi dell'attuale, così come Andrea Massironi lo fu di Giovanni Battista Albani. Chi ha memoria - e soprattutto c'era - lo sa bene: non appena Massironi prendeva la parola dai banchi dell'opposizione, Albani, seduto nello scranno più alto di villa Confalonieri lo guardava torvo e, quando il regolamento lo permetteva, gli toglieva la parola. Si ricordano scontri epici tra i due ex amici democristiani che mai si sono amati, anche se corre voce - non confermata -che Albani nel 2014 votò e fece votare proprio Massironi anziché l'imposta da chissà chi Silvia Villa. Robbiani riesumò Massironi nel 2009, evitandogli l'oblio cui era destinato dopo cinque anni in minoranza. Lo riportò in Consiglio come assessore alle finanze sottovalutando la competenza e l'astuzia del personaggio che, sul finire del mandato, mentre parlava di ritiro dalla scena, organizzava il colpo di mano proprio ai danni di colui che l'aveva riesumato. Non che mancassero le ragioni per mettere in atto il colpo di mano: negli ultimi due anni Robbiani pensava più alla Regione che al Comune e - come ha sibilato il Sindaco durante lo scazzo in Aula - entrambi portiamo il nome Andrea, ma uno solo il cognome Robbiani. Come a dire: se c'è un presuntuoso quello non sono io. Andrà così fino alla fine della consigliatura. Poi i due hanno assicurato di ritirarsi a vita privata. Ma almeno, per 18 mesi il dibattito politico sarà come deve essere: un sano scontro di idee e caratteri. Sì, perché sinora in Aula il rischio di prendere sonno è stato reale. Anzi non riusciamo a capire come i silenti Gargantini, Tamandi, Cogliati e Albani riescano sempre a concludere da svegli le sessioni, soprattutto quando - e non ce ne voglia - la Valeria(na) Marinari tira in ballo Villa Guarnazzola che pare essere l'unico problema suo e della città. A quanti hanno chiesto di abbassare i toni, di moderare i comportamenti diciamo che, o hanno poca memoria o davvero non hanno alcuna esperienza di Aula. Quello che è accaduto ieri, al netto della testa di componente anatomica posizionata più a sud, è nulla in confronto agli scontri siderali tra il pur pacato ingegner Luigi Zappa e i duri del partito comunista: Ezio Consonni, Veles Gualtieri, Ambrogio Sala. La dialettica del leguleio potentino Alfredo Casaletto - il vero provocatore degli scontri, giustizia pretende che sia censurato ufficialmente anche lui oltre a Robbiani - è del tutto imparagonabile alle evoluzioni linguistiche di Marcello Basosi che inchiodava l'aula con termini pittoreschi, iperbole, metafore e similitudini intrise di sapere e conoscenza. Alla fine, diciamolo chiaro, Andrea Robbiani ha soltanto fatto il proprio dovere di consigliere, ponendo una serie di domande sul contenuto del documento unico di programmazione che, così com'è scritto è ancora più illusorio dei programmi elettorali che sono farlocchi al 90 per cento. Massironi non intendeva discutere, era evidente, fosse stato per lui avrebbe messo subito ai voti il punto. Casaletto ha esordito paragonando l'ex sindaco al grande comico Ettore Petrolini (battuta che meritava un richiamo immediato da parte del Sindaco), Giuseppe Procopio ha parlato di show, Giusy Spezzaferri  non pervenuta  proprio (i supportiamo, sostentiamo di cui è infarcito il capitolo Cultura è stato spiegato dall'Assessore con la lettura della Treccani.. ma dico siamo matti?) e solo il buon senso di Massimiliano Vivenzio ha consentito di aprire il dibattito cui peraltro hanno contribuito in maniera fattiva - cioè con risposte ai rilievi di Robbiani - solo lo stesso assessore all'urbanistica e John Patrick Tomalino, chiamato in causa per la cittadella della salute. Certo, i Dup sono intenzioni poco ricomprese nel bilancio - e questo vale anche per il Dup della consigliatura Robbiani - ma offrire alle minoranze qualche spiegazione è il minimo sindacale per una Giunta comunale. Altrimenti il principio democratico va a farsi benedire schiacciato dalla forza dei numeri del sistema maggioritario. Qualcuno ha chiaro il principio e ha risposto, qualche altro no, ma in tal caso quello su cui siede non è il posto giusto.
Claudio Brambilla
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