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Scritto Sabato 14 ottobre 2017 alle 16:20

Olgiate: un incontro sul futuro dei parchi tra Plis Monte di Brianza e Curone di Montevecchia

Quello della riorganizzazione dei Parchi in Lombardia è un tema di cui si discute da quando si è saputo che la Regione fosse intenzionata a vagliare la legge che poi è diventata la n. 28 del 2016. Venerdì 13 ottobre nella sala civica di Viale Sommi Picenardi a Olgiate Molgora si è svolto un incontro pubblico in cui sono stati forniti alcuni aggiornamenti dal presidente e dal direttore del Parco di Montevecchia, rispettivamente Eugenio Mascheroni e Michele Cereda.

Matteo Fratangeli, Eugenio Mascheroni, Michele Cereda


La definizione delle responsabilità gestionali e amministrative delle 9 macroaree è rimasta incerta, a seguito delle proteste degli enti coinvolti che trovano nella razionalizzazione un allontanamento dal territorio e dalla popolazione. In questo al Pirellone si registra un encefalogramma piatto. Sull'altro versante, i soggetti coinvolti nella costituzione degli ambiti ecosistemici - anch'essi previsti dalla legge n. 28 del 2016 - stanno dimostrando un certo dinamismo. Il presidente del Parco di Montevecchia e Valle del Curone Eugenio Mascheroni ha annunciato che entro Pasqua il PLIS Monte di Brianza entrerà a far parte dell'Ente da lui presieduto.


Nel mezzo ci saranno dei passaggi formali. I Comuni soci del PLIS (Airuno, Garlate, Olgiate Molgora, Olginate, Valgreghentino) e la Comunità montana devono deliberare a riguardo. Entro fine anno si ipotizza che venga già convocata la Conferenza programmatica, che ridefinirà i confini. Infine si attenderà il pronunciamento definitivo della Regione. Il nuovo assetto in un primo momento non produrrà benefici economici al Parco di Montevecchia. I sistemi di premialità con «indici definiti in modo bizzarro» - ha dichiarato Mascheroni - creeranno qualche grattacapo. In aggiunta, da tre anni a questa parte non sono pervenuti i trasferimenti regionali in conto capitale. Da questo punto di vista, l'aggregazione con il Parco regionale del Monte Barro sarebbe una manna dal cielo. Ad aprile scorso è stata presentata una proposta in Regione di ambito ecosistemico, che riunisce i parchi regionali di Montevecchia e Monte Barro, i PLIS di San Pietro al Monte - San Tomaso e Monte di Brianza, le riserve di Sartirana e Sasso Malascarpa. Non si ha ancora un verdetto ufficiale.

Il presidente del Parco di Montevecchia Eugenio Mascheroni


È atteso nelle prossime settimane, ma da colloqui informali pare che la proposta sia stata apprezzata. Per la legge n. 28 del 2016 però un ambito non può avere più di un Parco al suo interno. Da qui la necessità dell'aggregazione tra i due Enti, che porterà giovamento anche a livello economico, con un 30 per cento in più rispetto alle disponibilità del momento, assegnato anno per anno dalla Regione. Se venisse conferito, sarebbe pari a 150 mila euro circa. Al Parco di Montevecchia verrà integrata infine la riserva di Sartirana. Si delineerà un nuovo territorio e un nuovo Ente. Lo Statuto dovrà essere rivisto, le quote percentuali dei Comuni soci saranno necessariamente modificate. «Non si può parlare in questo caso di fusione - ha precisato Eugenio Mascheroni - Nascerà un nuovo Ente, che assumerà un nome diverso, non più Parco di Montevecchia. Parco Monte Brianza per esempio?».

Il direttore Michele Cereda


Anche in questo caso, si parla di futuro prossimo. La legge n. 28 del 2016 prevede infatti che la forma di aggregazione giuridica e dei servizi dell'ambito ecosistemico deve avvenire entro sei mesi dalla delibera di Giunta regionale, che esprime parere positivo. Deliberazione che - come detto - si attende a breve. Durante l'incontro pubblico a Olgiate Molgora, è stato ipotizzato che le aree del PLIS Monte di Brianza più antropizzate e situate all'estremità del nuovo Parco potrebbero essere escluse. Il rischio che l'Ente nascituro incontrerà a causa della sua estensione è il distacco dalla popolazione. Per evitare che ciò accada, il presidente Mascheroni ritiene sia necessario intensificare i rapporti con le realtà di volontariato presenti sul territorio.

L'assessore Matteo Fratangeli


Ultimo aspetto, forse il più saliente, che è stato accennato riguarda la tipologia che il Parco potrebbe assumere: regionale, con una valutazione se inserire alcune aree di maggior pregio naturalistico come parco naturale. Il Parco potrebbe giocarsi le sue carte per alcune specificità naturalistiche, come la presenza di due torrenti che entrano ed escono dall'intera area a tutela e l'eccellenza del gambero nel territorio del Barro. Questo passaggio - che vedrebbe l'apertura di finanziamenti statali - dovrà seguire un iter più lento, perché non si tratta soltanto di un mero cambio di classificazione.


Ci sarebbero da condividere valori naturalistici anche più rigorosi, per cui sarà necessario aprire un confronto con le parti in causa. Per non girarci troppo intorno, l'attività venatoria in un Parco naturale non è ammessa. Ecco quindi che la clessidra del tempo dovrà essere girata e rigirata più volte.
Marco Pessina
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