• Sei il visitatore n° 506.732.973
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Venerdì 13 ottobre 2017 alle 18:59

Referendum del 22 ottobre: perchè è un costo che si poteva evitare

Arveno Fumagalli
Gentile Direttore,
desidero intervenire sul tema del referendum del 22 ottobre prossimo in una sorta di dialogo costruttivo a distanza con l'assessore Frantangeli di Olgiate Mogora.
In occasione del referendum costituzionale dello scorso dicembre 2016 mi sono impegnato in prima persona per sostenere le ragioni del NO, sono stato invitato ad esporne le ragioni e criticare la riforma costituzionale a due incontri: a Colle Brianza ed a Malgrate. Soprattutto nel secondo incontro mi sono sentito ''nella tana del lupo'', di fronte ad un pubblico già convintamente schierato per il SI' che non sono certamente riuscito a convincere per una scelta diversa. Scelta che ritengo tuttora giusta e che avrei ritenuto giusta anche se avesse prevalso il SI'.
Perché questa premessa? Perché sono un sostenitore della necessità di una democrazia che sia il più possibile diretta, con consultazioni referendarie frequenti (il modello Svizzero funziona ed è efficiente) su svariati temi; sono anche favorevole ad una ''Italia senza quorum'', ovvero all'eliminazione del quorum per i referendum abrogativi; qualsiasi referendum è valido non importa quanti aventi diritto siano andati a votare.
Il referendum consultivo della Regione Lombardia però non mi trova d'accordo. Il rapporto tra cittadino e rappresentanti deve fondarsi su una fiducia che l'elettorato attivo (chi vota) nutre nell'elettorato passivo (chi è votato) e questa fiducia non la trovo in chi governa Regione Lombardia da oltre 20 anni, e non perché siano esponenti di forze politiche che non ho mai votato. Identico pensiero l'avrei se al governo della Regione vi fosse il partito che ho votato, e che ovviamente mi asterrò dall'indicare.
La trattativa Regione-Stato prevista dall'art. 116 comma III della Costituzione non necessita di alcun referendum per la sua attivazione; la stessa procedura è stata recentemente attivata da regione Emilia-Romagna; Regione Lombardia l'attivò con Formigoni durante il Governo Prodi, Governo che entrò in crisi dopo pochissimi mesi (ricordate Scilipoti?) e aprì la strada delle elezioni anticipate che vide l'affermazione del Governo Berlusconi (del Nord), con Ministro dell'Interno Maroni e Ministro delle Riforme per il Federalismo Bossi. Nemmeno quella fortunata coincidenza portò ad un risultato, in nessuna materia concorrente.
Ulteriore premessa affinché non mi si tacci di centralismo: io sono favorevole ad un aumento di competenze legislative in favore della Regione Lombardia, affinché la potestà legislativa nelle materie previste dall'art. 117 comma III della costituzione spetti alla regione nell'ambito dei principi fondamentali che sono riservati in ogni caso allo Stato. Ma meglio precisare questo aspetto: secondo il dettato costituzionale la regione non sarà completamente autonoma nella sua attività legislativa nelle materie elencate dal comma III, ecco perché si chiama ''concorrente''. Lo si chiarisca a chi sente parlare di autonomia tout-court.
La Regione Lombardia vuole iniziare questo percorso premettendo un referendum consultivo in modo che possa rappresentare un ''peso specifico politico'' maggiore rispetto alla mera iniziativa degli organi regionali. Questa la motivazione principale del referendum.
Personalmente avrei apprezzato di più se Regione Lombardia, seriamente interessata ad ottenere maggiori spazi di autonomia legislativa nelle materie concorrenti, avesse iniziato le trattative immediatamente, dopo il suo insediamento nel 2013, coinvolgendo in questo cammino gli enti locali come da dettato costituzionale. Ma in questi 4 anni nei consigli comunali della Lombardia non c'è stato nessun deliberato in quel senso e con quell'oggetto. Mai nessuna iniziativa seria è stata adottata dal Regione Lombardia per chiarire agli enti locali le materie della legislazione concorrente; i benefici di una maggiore competenza legislativa e, ovviamente, anche gli oneri ed i costi; quale risparmio avrebbe avuto Regione Lombardia in caso di attuazione della trattativa nelle materie concorrenti.
Se la Regione Lombardia avesse iniziato il percorso indicato dall'art. 116 co. III cost., convocando la conferenza Stato-Regioni, in caso di stallo delle trattive, di disinteresse manifesto da parte dello governo centrale, avrei appoggiato e sostenuto un referendum consultivo avente questo scopo: dimostrare che l'iniziativa già attuata da Regione Lombardia, oltre che dai suoi rappresentanti aveva anche l'appoggio della maggioranza della popolazione lombarda.
Celebrato oggi questo referendum consultivo ha un risultato che non può sfuggire a nessuno: l'immediato ritorno di immagine per la giunta Maroni in vista della tornata elettorale amministrativa; ritorno d'immagine di cui anche gli altri partiti vogliono godere.
Se da un lato il referendum consultivo lombardo ''riporta al centro del dibattito politico il tema del federalismo, che porta con sé quelli dell'autonomia decisionale e, soprattutto, della responsabilità di agire per la propria comunità'' dall'altro l'argomentazione principale di tutti gli esponenti politici sembra essere il ''residuo fiscale''; ma è bene ricordare che questo referendum consultivo non riporterà alle casse di Regione Lombardia il residuo fiscale di 54 miliardi di euro sventolati da Maroni & C.
Il Residuo Fiscale è l'argomentazione utilizzata anche da chi nel definirla ''retorica'' (''la retorica sul residuo fiscale, che per la sua acclarata iniquità dovrebbe essere affrontato in modo ben più puntuale e organico'') sostiene nello stesso intervento che ''nel leggere i dati sul residuo fiscale pro capite e, ad esempio, sul numero di dipendenti pubblici per regione è difficile sostenere che tutti i cittadini di questo Paese abbiano gli stessi diritti; e la sperequazione è ancor più intollerabile se vista nell'ottica delle nuove generazioni''.
Nonostante tutti gli scandali avvenuti in Regione Lombardia (sanità, trasporti etc.) è innegabile che la stessa sia stato un esempio di efficienza secondo tutti i parametri economici e i rilievi statistici, motore dell'economia come altre poche regioni europee.
E' altresì auspicabile che si generi ''un risparmio di spesa ed un ritorno economico per ulteriori investimenti'', ma tutto ciò, lo ripeto, lo si poteva fare prima, senza referendum, destinando i quasi 50 milioni di euro stanziati per il 22 ottobre al miglioramento dei trasporti regionali, per esempio, o agli aiuti per i disabili e gli anziani in difficoltà.
L'appuntamento referendario del 22 ottobre mi vedrà partecipare per esprime il mio dissenso sul referendum stesso, non sul quesito, con il solo rammarico che il voto elettronico mi impedirà di annullare la scheda scrivendo: ''La campagna elettorale regionale pagatevela con i vostri soldi''.
Ecco perché la democrazia e la partecipazione può rappresentare un costo, che i lombardi stavolta potevano benissimo risparmiare.
Arveno Fumagalli, consigliere a Oggiono
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco