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Scritto Venerdì 06 ottobre 2017 alle 09:59

Prospettiva Comune interroga sulla tari per le cooperative che ospitano migranti e propone una mozione sulle linee guida

Il gruppo "Prospettiva Comune" torna all'attacco sulla questione migranti e questa volta oggetto è la Tassa Rifiuti. Massimo Panzeri e Andrea Robbiani chiedono all'amministrazione di spiegare anzitutto se e da quali soggetti è stata corrisposta la TARI per gli appartamenti dati in locazione alle cooperative che gestiscono i richiedenti asilo e con quale criterio è stata calcolata tale aliquota.

Sempre restando in tema, questa volta è una mozione quella presentata che chiede l'adozione di linee guida da applicare per interventi, servizi e prestazioni di welfare. In pratica vista l'impossibilità dell'amministrazione di accertare la veridicità delle dichiarazioni rese dai cittadini extracee per l'ottenimento di benefici derivanti ad esempio dalla Fascia Isee, Prosepttiva comune chiede che vengano recepite e applicate le linee guida scaturite dalla delibera di giunta regionale 6972/2017

GRUPPO CONSILIARE “ PROSPETTIVA COMUNE”
                                                                                                                                               Merate, 5/10/2017
Alla c.a. SINDACO Comune di Merate
Sig. Andrea Massironi


OGGETTO: interrogazione a norma degli art. 51,52 e 53 del “Regolamento del Consiglio Comunale e delle Commissioni Consiliari” del Comune di Merate, relativamente a: TARI RELATIVA AD APPARTAMENTI OCCUPATI DA RICHIEDENTI ASILO

Premesso che:
La TARI è stata introdotta, a decorrere dal 2014, dalla legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), quale tributo facente parte, insieme all’IMU e alla TASI, della IUC. La TARI ha sostituito la TARES, che è stata in vigore per il solo 2013 e che, a sua volta, aveva preso il posto di tutti i precedenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria (TARSU, TIA1, TIA2). I comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico hanno la facoltà di applicare, in luogo della TARI, che ha natura tributaria, una tariffa avente natura di corrispettivo.

Considerato che:
Il presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte operative suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono, invece, escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, nonché le aree comuni condominiali di cui all'art. 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

La TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga il locale o l’area e, quindi, dal soggetto utilizzatore dell’immobile. In caso di detenzione breve dell’immobile, di durata non superiore a sei mesi, invece, la tassa non è dovuta dall’utilizzatore ma resta esclusivamente in capo al possessore (proprietario o titolare di usufrutto, uso, abitazione o superficie). In caso di pluralità di utilizzatori, essi sono tenuti in solido all'adempimento dell'unica obbligazione tributaria.

Il tributo è corrisposto in base a tariffa riferita all’anno solare e commisurata tenendo conto dei criteri determinati dal “metodo normalizzato” di cui al D.P.R. n. 158 del 1999. In alternativa a tale metodo, il comune, nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga”, può ripartire i costi tenendo conto delle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti.
Le tariffe della TARI devono assicurare, in ogni caso, la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Esse sono determinate con delibera del Consiglio comunale sulla base dei costi individuati e classificati nel piano finanziario, redatto dal soggetto che svolge il servizio e approvato dallo stesso Consiglio.
La metodologia tariffaria si articola, in particolare, nelle seguenti fasi fondamentali:
a.    individuazione e classificazione dei costi del servizio;
b.    suddivisione dei costi tra fissi e variabili;
c.    ripartizione dei costi fissi e variabili in quote imputabili alle utenze domestiche e alle utenze non domestiche;
d.    calcolo delle voci tariffarie, fisse e variabili, da attribuire alle singole categorie di utenza, in base alle formule e ai coefficienti indicati dal metodo.

Il piano finanziario (fasi a e b), dunque, individua e classifica i costi che devono essere coperti con le entrate della TARI. La delibera di approvazione delle tariffe (fasi c e d), invece, è finalizzata a ripartire i costi indicati dal piano finanziario tra gli utenti, in conformità alle regole contenute nel metodo normalizzato e, pertanto, a determinare le voci tariffarie da applicare alle diverse utenze.
Queste ultime si distinguono  in domestiche e non domestiche: le prime sono costituite soltanto dalle abitazioni familiari e le seconde ricomprendono tutte le restanti utenze (attività commerciali, ricettive, industriali, professionali e produttive in genere).

In materia di TARI il comune ha facoltà di introdurre agevolazioni ed esenzioni, oltre che negli specifici casi individuati dalla legge (abitazioni con unico occupante; abitazioni e locali per uso stagionale; abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all'anno, all'estero; fabbricati rurali ad uso abitativo), anche in ulteriori ipotesi definite dal comune nell’esercizio della propria autonomia regolamentare.

Le scadenze di pagamento della TARI sono determinate dal comune prevedendo di norma almeno due rate a scadenza semestrale.
Rilevato che:
alla TARI non si applica il divieto di aumento dei tributi comunali stabilito, per gli anni 2016 e 2017, dall’art. 1, comma 26, della legge n. 208 del 2015.

Gli interroganti chiedono:
- Se e da quali soggetti  è stata corrisposta la TARI nel caso degli appartamenti dati in locazione alle cooperative che gestiscono i richiedenti asilo operanti nel Comune di Merate?
-  Con quale criterio viene calcolata l’aliquota nei suddetti casi

Per la seguente interrogazione è richiesta risposta scritta

Cordiali saluti


Massimo Panzeri
Andrea Robbiani
GRUPPO CONSILIARE PROSPETTIVA COMUNE

Al Sindaco
del Comune di Merate
Egr. Sig. Massironi Andrea


Merate, 5/10/2017

MOZIONE: LINEE GUIDA PER APPLICAZIONE DI INTERVENTI, SERVIZI E PRESTAZIONI DI WELFARE NEL COMUNE DI MERATE ai sensi della dgr 6972/2017

CONSIDERATA
la disciplina statale di riferimento e segnatamente il d.p.r. 445/2000 e il d.p.r.394/1999

VISTO
l’art. 3 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445   “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa”, in base al quale i cittadini di Stati non appartenenti
all’Unione europea regolarmente soggiornanti in Italia possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive, di cui agli artt. 46 e 47 del medesimo D.P.R.,solo limitatamente a:

• stati, qualità personali e fatti certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici  italiani, escludendo quindi quanto non rientri in tale ambito come, ad esempio, la titolarita’ di proprietà all’estero;

• casi in cui la produzione di dichiarazioni sostitutive di certificazione avvenga in applicazione di convenzioni internazionali fra l’Italia e il Paese di provenienza del dichiarante

DATO ATTO
che, fatte salve le due eccezioni sopra riportate e come previsto dal medesimo art. 3 del DPR 445/2000, nel caso di cittadini di stati non appartenenti all’Unione europea,  le qualità personali e i fatti vanno documentati mediante certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorità dello Stato estero, corredati di traduzione in lingua italiana autenticata dall’autorità consolare italiana che ne attesta la conformità all’originale, dopo aver ammonito l’interessato sulle conseguenze penali
della produzione di atti o documenti non veritieri;


RICHIAMATO
 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n.159 “Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente  (ISEE) “ ed, in particolare, l’art. 10 “Dichiarazione sostitutiva unica (DSU)” che prevede, per l’accesso
a tutte le prestazioni sociali agevolate, la presentazione di una dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del D.P.R. 445/2000 e successive modificazioni;

VALUTATO
Che  l’impatto attuativo del precitato indicatore, ha rilevato una significativa difformità’ interpretativa ed applicativa della normativa nazionale regolatrice della materia presso i diversi ambiti territoriali e comunali ;
CONSIDERATO
l’onere in       capo       all’amministrazione     erogatrice, ai sensi degli artt. 71 e 72  del dpr 445/2000  di verificare la veridicità delle dichiarazioni sostitutive rese dal richiedente l’accesso agevolato alle prestazioni e ai servizi;


VERIFICATO
Che l’Amministrazione è nella oggettiva impossibilità di accertare la veridicità delle dichiarazioni rese dai cittadini extracomunitari non ricorrendo i presupposti giuridici per la verifica delle stesse, si realizza in concreto una violazione dell’art. 3 della Cost. che garantisce parità di condizioni di partenza tra differenti situazioni giuridiche soggettive.
VISTO
l’art.6 “ Dichiarazione sostitutiva “ della legge regionale 10 novembre 2015 n. 38 “Legge di semplificazione 2015 – Ambiti economico, sociale e territoriale” che dispone:  “ I richiedenti contributi regionali devono presentare, congiuntamente  alla domanda, una dichiarazione sostitutiva della situazione personale familiare ai sensi dell’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa) e dell’articolo 2 del decreto Presidente della Repubblica 31 agosto  1999, n. 394 ( Regolamento recante norme di attuazione  del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’art. 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286)”

RITENUTO
opportuno integrare o modificare i regolamenti comunali con quanto stabilito nelle “LINEE GUIDA PER APPLICAZIONE DI INTERVENTI, SERVIZI E PRESTAZIONI DI WELFARE scaturite dalla Delibera della Giunta Regionale 6972/2017

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA
Nell’ambito e nell’esercizio delle proprie prerogative, a recepire e a far applicare in seno a codesta amministrazione quanto stabilito nell’allegato 1 “Linee Guida per l’uniforme applicazione del dpcm 159/2013”  approvato con dgr  6972/2017. Con particolare riferimento all’art. 2, comma 1 e comma 1-bis. che recita: “le dichiarazioni sostitutive di cui al D.P.C.M.159/2013 devono essere rese ai sensi dell’art. 3 del DPR 445/2000 dell’art.2 del DPR  394/1999”.


I consiglieri
Massimo Panzeri
Andrea Robbiani




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