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Scritto Sabato 30 settembre 2017 alle 18:05

Merate: ''alleanze'' trasversali sulla questione immigrati. Isolata la Lega N. ma ci sono anche distinguo nella maggioranza di centrodestra

La ripresa dell'attività politica in città, dopo la pausa estiva, è stata caratterizzata da una lunga seduta di Consiglio comunale e dall'iniziativa dei "grillini", emuli della Giunta, tesa a incontrare i meratesi la dove vivono, in centro e nelle frazioni. Partiamo da qui anche se c'è poco da dire. Questi semi sconosciuti esponenti del movimento Cinque stelle rischiano la fine dei forzisti del 1995: arrivare quinti su cinque alle elezioni. Perché se i grandi movimenti di massa, capeggiati da un leader riconosciuto, funzionano a livello nazionale, nelle piccole e medie realtà (ma vedendo Roma vien da dire anche nelle grandi) finiscono quasi sempre con un flop. A meno che i loro candidati siano persone ben note nel tessuto in cui vivono. Non è il caso dei "nostri" grillini che suscitano al più tenerezza per le ingenuità in cui regolarmente incorrono, poco o nulla conoscendo della storia politica di Merate. La cronaca della serata a Novate la dirà lunga sul potenziale di fuoco di questi agit-prop che anche sabato mattina hanno tenuto brevi comizi alternandosi nei ruoli di relatore e pubblico. Una scena triste.

E passiamo adesso alle cose serie. L'Aula di Palazzo Tettamanti è stata scossa dal dibattito sull'immigrazione scaturito dalla mozione leghista che aveva lo scopo di fatto di rendere sempre più complesso l'affitto di alloggi alle cooperative che gestiscono i flussi migratori per il tramite della Prefettura. Il confronto ha avuto momenti davvero illuminanti. Scontata la posizione di Sei Merate espressa come sempre da Valeria Marinari per la quale l'accoglienza funziona, il sistema per gestire il fenomeno è lo "Sprar", il servizio protezione richiedenti asilo e rifugiati, l'integrazione è in atto e i conflitti con i residenti non esistono se non nella fantasia politicizzata di Massimo Panzeri e Andrea Robbiani. Fin qui, dicevamo, la posizione clerico-socialista di una certa sinistra affetta da buonismo strabico. La vera sorpresa è arrivata dal capogruppo di maggioranza, uomo si pensava di centrodestra, Alfredo Casaletto che già in esordio di intervento richiamava le tesi della Marinari "che condividiamo in pieno"-. Oilà, tesi che condividiamo in pieno? Che succede Casaletto? Ben cinque volte il capogruppo di Più Merate ha fatto riferimento "a quanto detto poco prima dalla consigliera Marinari" arrivando persino a sostenere che i progetti di integrazione sono in corso. Andrea Robbiani, per nulla intimidito dalle parole di Casaletto (".. avete perso le elezioni e lei non è stato neppure eletto...") che francamente c'entravano come i cavoli a merenda, ha sfidato il giovane avvocato a declinare i progetti in corso. Casaletto ha sbandato ma peggio ha fatto Giuseppina Spezzaferri intervenendo in soccorso del suo capogruppo. Un progetto è da definire con il C.P.A., il centro professionale, un altro era lì lì per essere siglato ma poi la cooperativa se n'è andata e nulla è stato fatto. Gioco facile per l'ex sindaco tirare a porta vuota: allora ho ragione, Merate non ha alcun progetto di integrazione in atto. Ben più astuto il sindaco Massironi che si è rifugiato dietro la Guarnazzola per difendere i suoi due consiglieri. Ma il progetto Guarnazzola risale al trapassato remoto e non è certo attribuibile a questa Giunta. Ernesto Sellitto, a sua volta, ha voluto distinguersi da Casaletto e pur annunciando il proprio no alla mozione ha esortato tutti a smetterla col buonismo e a prendere atto che il problema dell'integrazione esiste ed è preoccupante. Una chiave di lettura? Sarebbe forse semplicistico pensare a un asse tra Casaletto, Sesana (che annuiva freneticamente alle parole del capogruppo), Spezzaferri e Marinari. Certo è che su un tema decisivo come l'immigrazione un appiattimento così di un esponente del centrodestra sulle posizioni del centrosinistra violentemente contro quelle della Lega - che pure dovrebbe essere un alleato - fanno pensare. Il capogruppo parla a nome del gruppo e, a parte Sellitto, altri non hanno preso le distanze, ma la spaccatura dentro la maggioranza è sempre più evidente. Il silenzio di Vivenzio e Tomalino è più eloquente di un discorso. Quanto a Procopio, deve difendere l'operato del suo leader Alfano quando questi era ministro dell'Interno. Una missione impossibile.
Claudio Brambilla
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