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Scritto Mercoledì 06 settembre 2017 alle 07:59

Marco Panzeri: Retesalute si allarga oltre i confini provinciali. Su 'La Valletta' invece temo per la tenuta della maggioranza. Quanto a Merate non vedo una figura candidabile a Sindaco

L'incarico che gli ha affidato il presidente Alessandro Salvioni, su mandato dell'Assemblea dei Comuni soci è di rappresentante diplomatico presso altre amministrazioni dentro e fuori i confini provinciali. Ma nei fatti Marco Panzeri, attraverso una delicata azione di sviluppo, dovrà puntare ad allargare il raggio d'azione di Retesalute perché solo realizzando crescenti economie di scala è possibile assicurare alla società che eroga servizi alla persona, un solido futuro. Tanto più auspicabile oggi, con il progressivo dispiegarsi della riforma Maroni il cui architrave è l'integrazione del sociale col sanitario.

L'ing. Marco Panzeri

Ingegnere, 45 anni, amministratore comunale di Rovagnate dall'aprile 1997 al gennaio 2015, anno della fusione con Perego, sindaco dal 2002 al 2012, presidente di Retesalute dal dicembre 2008 al dicembre 2011, Panzeri ha il giusto curriculum per svolgere l'incarico di allargare il perimetro societario o, più semplicemente, operativo dell'Azienda Speciale di cui è uno dei padri fondatori assieme a Dario Perego e Giacomo Molteni, cui poi si unirono nella realizzazione del progetto numerosi esponenti politici di centrosinistra e centrodestra, primo fra tutti Giovanni Battista Albani, sindaco di Merate nel 2005 quando, il 18 luglio, in una animata aula consiliare di Villa Confalonieri il compianto notaio Franco Panzeri firmò l'atto costitutivo, tra i 24 comuni del distretto meratese - casatese. Solo Missaglia, allora a guida leghista, e Viganò restarono fuori. Marco Panzeri rivestiva la carica di presidente dell'Assemblea Distrettuale. E a lui così si rivolse il Sindaco di Merate in apertura di seduta: "Marco Panzeri è stato tenace, ha lavorato incessantemente, ha convertito anche quelli di noi più scettici. E' in gran parte merito suo se stasera siamo qui". Ne seguì un lungo e sincero applauso dei sindaci all'indirizzo del giovane ingegnere, visibilmente emozionato (CLICCA QUI per visualizzare l'articolo).


Ne è passato di tempo da allora, Retesalute ha percorso molta strada nell'assunzione di servizi alla persona delegati dai Comuni soci.

"Si la nostra Azienda è cresciuta molto e sicuramente oggi ha tutte le carte in regola per essere partner dei "gestori" che si prenderanno cura dei pazienti cronici. Ma l'attività di Retesalute è molto ampia, basti pensare che il bilancio 2016 ha chiuso con un fatturato, cioè il controvalore delle prestazioni erogate, di quasi 8 milioni di euro con 65 dipendenti che si occupano di attività e servizi ritenuti strategici come, per esempio, la Direzione e l'Area Amministrativa, l'Ufficio di Piano, la Tutela Minori: i grandi numeri dicono che l'attività di Retesalute, sia come ente capofila del Piano di Zona che ente strumentale dei Comuni soci, è erogata al 15% in economia con risorse umane proprie, al 44% in appalto o in convenzione, al 22% in coprogettazione ed il restante 19% è rappresentato dalla distribuzione di fondi a persone o gestori di servizi".



Qual è esattamente l'incarico che Le è stato affidato dal Consiglio di Amministrazione e dal presidente Salvioni?

"Diciamo che è quello di supportare il Presidente ed il Consiglio di Amministrazione nella stesura di uno studio di fattibilità dal punto di vista politico, organizzativo e gestionale che miri ad ampliare l'Azienda ad altri Comuni di territori limitrofi ovvero alla possibilità di instaurare con gli stessi forme di collaborazioni stabili".



Ma ha avuto qualche screzio col Presidente di Retesalute.

"Abbiamo avuto in passato visioni diverse e anche modalità diverse di interpretare il ruolo di Presidente dell'Azienda. Salvioni, all'inizio del mese di giugno, nella mia qualità di ex presidente e coordinatore del processo costitutivo dell'Azienda, mi ha chiesto la disponibilità di seguire il progetto di allargamento: a fine giugno ho dato la mia disponibilità perché ho ritenuto il progetto meritevole di essere portato avanti. Poi sono arrivate le deliberazioni dell'Assemblea dei Soci del 20 luglio e l'incarico del CdA del 7 agosto. Sarà un lavoro di squadra assieme al Presidente ed al Direttore per dare i giusti elementi al CdA e all'Assemblea dei Soci affinché possano decidere con serenità in merito ad una potenziale opportunità - io la ritengo tale - che l'Azienda potrà o meno cogliere".




In realtà pare di capire che Lei sarà il vero rappresentante diplomatico di Retesalute.

"Nelle prossime settimane, assieme al Direttore, lavoreremo per raccogliere dati e volontà politiche per definire il quadro complessivo che possa permettere al CdA ed all'Assemblea dei Soci di essere consapevoli delle economie in gioco, delle opportunità, delle criticità, dei vantaggi e degli svantaggi; è necessario crescere, aumentare i volumi e ricercare economie di scala organizzative e gestionali superiori alle attuali per affrontare le sfide future ed avere migliori capacità negoziali, grazie appunto alla dimensione. Oggi operiamo per conto di 120mila abitanti residenti nei Comuni del meratese e del casatese, domani potremmo crescere "servendo" 2-300mila persone: questo dovrà essere fatto, sempre se sarà fatto, preservando le peculiarità dei singoli ambiti territoriali su cui dovrà essere articolata l'attività dell'Azienda. Quindi non un'omogeneizzazione verso il basso delle realtà ma il semplice perseguimento di economie di scala gestionali/organizzative: capisce che potremmo essere in grado di incrementare i servizi, ottenere migliori condizioni e, soprattutto, allargare attività particolari già in essere come, per esempio, l'Ufficio Bandi e Progetti la cui attività è rivolta alla costruzione di una rete europea con realtà simili alla nostra ed alla ricerca di fonti di finanziamento alternative alle classiche con particolare riguardo ai contributi dell'Unione Europea che, altrimenti, passerebbero sopra le nostre teste".



Quindi, ripeto, un vero e proprio compito diplomatico . . . .

"Occorre parlare con gli altri amministratori comunali, spiegare bene com'è organizzata la nostra Azienda, come e quali servizi eroga, come programma e pianifica gli interventi d'intesa con gli assessorati alla persona dei singoli Comuni, il distretto e l'ambito. Dobbiamo sviluppare lo studio di fattibilità in due direzioni: verso la Brianza caratese e nella provincia di Lecco: da qualche mese stiamo dialogando proficuamente con l'Ambito Distrettuale di Carate che conta 13 comuni per oltre 153mila abitanti ma abbiamo aperto interlocuzioni anche con molti Comuni appartenenti agli Ambiti Distrettuali di Bellano e Lecco che, ad oggi, hanno scelto forme di gestioni associata diverse dall'Azienda Speciale per l'erogazione dei servizi sociali".

 

Ma ciò non suscita reazioni soprattutto da parte dei lecchesi, col sindaco del capoluogo Virginio Brivio in testa? Lei è anche coordinatore del PD provinciale per le questioni sociali, sociosanitarie e sanitarie.

"Non intendiamo fare concorrenza a nessuno e spero che la nostra attività non venga intesa come un'OPA ostile. Sono realtà diverse che, nel tempo, hanno costruito modalità di confronto diverse dalle nostre con le rispettive comunità. Tuttavia penso che ciò che è stato possibile costruire dalla gestione associata di Lecco in capo al Comune capoluogo o dalla Comunità Montana per Bellano possa essere fatto altrettanto bene anche attraverso il modello dell'Azienda Speciale, soprattutto in un territorio fortemente frammentato dal punto di vista amministrativo come il nostro. Per contro, il modello della società mista pubblico-privato che l'Ambito di Lecco sta studiando come futura forma di gestione associata non mi sembra il più efficace ed appropriato nel settore dei servizi alla persona. Con questo non intendo in alcun modo interferire nelle scelte degli amici lecchesi, tuttavia resto fermamente convinto che l'Azienda Speciale, duttile come Retesalute, sia la migliore risposta alla domanda diffusa di assistenza sociale".



Possiamo affermare senza timori di essere smentiti che, semmai, sarà proprio il modello meratese-casatese a fare da area test per la concreta attuazione della riforma sanitaria in Lombardia?

"I requisiti ci sono tutti e del resto non dimentichiamo che già nel documento inviato in Regione nell'aprile 2004, quando richiedemmo la sperimentazione di un'Azienda Speciale finalizzata alla salute del cittadino - poi Retesalute - pur con qualche ingenuità avevamo proposto di avviare un percorso che portasse alla progressiva integrazione dei servizi sociali, di stretta competenza comunale, con i servizi sociosanitario e sanitario di competenza regionale che, come dicevamo, è alla base della riforma Maroni. E già allora pensavamo ad un ruolo diverso dei medici di medicina generale in un quadro di stretta collaborazione con gli enti territoriali. Certo abbiamo bisogno della collaborazione piena delle parti politiche, dei consiglieri regionali eletti nel lecchese, degli enti superiori, ATS e ASST, dei Comuni e dei medici di medicina generale. Ma gli ingredienti per fare del nostro territorio una sperimentazione su scala regionale ci sono tutti".



Cambiamo tema, Lei è stato un fautore della fusione tra Rovagnate e Perego.

"Prima della fusione ho sostenuto la necessità, che si è avviata nel 2003, dell'Unione di Comuni tra Perego, Rovagnate e Santa Maria Hoè; Comuni troppo piccoli per poter erogare da soli i servizi di competenza comunale alle proprie comunità. A decorrere dal 2012 ci siamo organizzati dal punto di vista gestionale come fossimo un Comune da 7 mila abitanti costruendo l'organizzazione in Unione al servizio delle comunità e delle tre Amministrazioni comunali. La fusione tra i Comuni di Perego e di Rovagnate è invece stata esclusivamente di carattere politico andando a definire un nuovo rapporto tra le comunità amministrate (Perego, Rovagnate e Monte) ed il Comune con un solo Sindaco/Giunta/Consiglio anziché due. I vantaggi economici sono notevoli: nel 2016, il nuovo Comune di La Valletta Brianza di 4.500 abitanti ha indirettamente percepito attraverso l'Unione quasi 200mila euro di contributi tra Stato e Regione mentre, come nuovo Comune, ha ottenuto dallo Stato un contributo pari a poco meno di 575mila. Ovviamente si parla di importi annuali ma la fusione è un investimento sul futuro delle comunità amministrate, non è solo far tornare il conto e si deve costruire di giorno in giorno".


Ora però si tratta di spenderli questi soldi e, così a prima vista, pare ci siano difficoltà.

"Da osservatore esterno mi pare di capire che non sia riuscita l'amalgama tra i due gruppi di maggioranza che sostennero convintamente il progetto di fusione e che la sindaca e le nuove leve non siano all'altezza delle responsabilità assunte. Ricordo che nella campagna referendaria del 2014, la minoranza di Perego diffuse un volantino illustrato in cui riassumeva il progetto di fusione con la figura del pesce grosso (Rovagnate) che avrebbe mangiato il pesce piccolo (Perego). Per come appaiono oggi le cose, sembra sia proprio avvenuto il contrario: nella Giunta e nel Consiglio di La Valletta Brianza sono spariti gli Amministratori che, per storia ed impegno quotidiano, erano i portatori delle esperienze, delle conoscenze e delle modalità di amministrare proprie dell'ex Comune di Rovagnate e questo, nel processo di progressiva costruzione del nuovo Comune, è un guaio. Vedremo alla ripresa dei lavori: quello che conta saranno certamente i risultati ma ammetto di non essere ottimista".



E del PD cosa dice?

"Fausto Crimella, il segretario, è uomo che guarda alle cose concrete e sa agire in base ai propri convincimenti. Ho sempre vissuto la federazione provinciale del Partito Democratico come momento di confronto organizzato che potesse portare ad una sintesi, nell'area del centrosinistra, sui temi intercomunali e sovracomunali: il partito c'è ma è sempre più difficile trovare una sintesi. A mio parere sarebbe necessario allargare il dibattito interno sulle forme di gestione associata, comprese le municipalizzate che hanno un ruolo fondamentale nell'erogazione di servizi essenziali come l'acqua e lo smaltimento rifiuti. La stessa vicenda dell'affidamento del servizio idrico poteva essere affrontata in modo più aperto anche rispetto ai Comuni come Merate che avevano una visione diversa. Lo scontro con la seconda città della provincia ha finito per assumere connotazioni più politiche che di contenuto e alla lunga i distinguo, anche tra le file dei sindaci di area centrosinistra, si sono accentuati. Anche Merate, però, doveva essere più disponibile ed aperto al confronto: ormai questo argomento sta nel passato del dibattito politico provinciale ed occorre guardare avanti investendo sulla forma di gestione associata che i Comuni, a larga maggioranza, hanno deciso di darsi".



Il centrosinistra meratese sembra in difficoltà, col PD fuori dall'aula consiliare, un gruppo molto debole e scarsi supporti esterni.
"Ad inizio 2016, nella Direzione provinciale del partito di cui sono membro, ho posto la questione Merate chiedendo di investire più tempo e energie del livello provinciale per rafforzare la presenza del PD in città. Ciò anche in vista delle elezioni comunali del 2019 ma non mi sembra che sia stato fatto molto".


Infatti non si ricordano iniziative del PD provinciale dopo il referendum del 4 dicembre 2016.

"La sconfitta elettorale del 2014, col centrodestra diviso in due gruppi, è bruciata molto. Non solo è stato sbagliato il candidato ma mi pare si sia operato anche per escludere anziché per includere: le elezioni si vincono coinvolgendo le persone e la legittima necessità del rinnovamento non può essere attuata nella divisione o nell'esclusione".


Vede qualcuno pronto a guidare il riscatto nel 2019?

"Oggi fatico a vedere candidati autenticamente papabili, per quanto non sono di Merate e non ho la pretesa di conoscere tutti. Proporsi quale candidato di un gruppo o una coalizione richiede la conoscenza delle modalità di funzionamento del Comune e delle competenze del sindaco, la consapevolezza delle prerogative e dei limiti della parte politica rispetto le strutture burocratiche e, soprattutto, avere una visione del Comune e del ruolo sovracomunale che Merate deve esercitare con un'ottica alla costruzione della cosiddetta "Città Brianza". E, mi creda, difficilmente si costruisce una figura così in pochi mesi".

Claudio Brambilla
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