Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 354.057.574
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 20/09/2020

Merate: 29 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 25 µg/mc
Lecco: v. Sora: 23 µg/mc
Valmadrera: 22 µg/mc
Scritto Mercoledì 26 luglio 2017 alle 08:05

Marco Canzi: L’acqua gestita da Lario Reti resterà 'pubblica'. Acel e Lario R. Gas devono crescere e entrare in nuovi settori. Per ciò cerchiamo partner con competenze e risorse finanziarie

Per anni è stato la controparte di un confronto molto aspro; un avversario, assurto a bersaglio per contrastare una strategia opposta a quella messa in campo da Merate con i comuni alleati e sostenuta a spada tratta da questo giornale. Un confronto che, però, si sapeva dall'inizio, avere un esito scontato: la vittoria di una stragrande maggioranza di comuni lecchesi - non si sa quanto consapevole -guidata da Lecco contro la seconda città della provincia che non ha saputo coinvolgere il "suo" territorio. Così, ora, il servizio idrico integrato è nelle mani di Lario Reti Holding per almeno vent'anni. E lui, il dottor Marco Canzi, 48 anni, commercialista con studio a Olgiate Molgora, di Lario reti Holding è ora consigliere d'amministrazione con Monica Papini e Lelio Cavallier che presiede la società. Una nomina conquistata sul campo, soprattutto della Brianza, battuta palmo a palmo, per spiegare a sindaci e assessori la validità della proposta di attribuire prima il servizio a Idroservice Srl società controllata al 100% da Lario reti, quindi di secondo livello e poi, di fondere questa Srl nella Holding che invece è direttamente controllata dai comuni, 86 più l'Ufficio d'Ambito, di cui 17 in provincia di Como.


E' stata una lunga battaglia.....
"Lunga e se me lo permette anche sofferta, con un costo non indifferente anche sul piano personale soprattutto proprio a causa degli attacchi condotti dal suo giornale".



Lei si è esposto molto, più dei..più noti colonnelli del PD. E poi è parso aver cambiato idea tra il 2013 e il 2014 quando era assessore a Olgiate.
"Ho creduto nel progetto quando ancora era una bozza tutta da srotolare. Partendo da un concetto di fondo: occorreva evitare una frattura insanabile tra le due aree della provincia. E proseguendo sulla strada di affidare a Idrolario Srl il servizio la frattura sarebbe stata fatale. Non ho cambiato idea, la struttura di fondo è sempre stata la stessa: l'affidamento in house; il veicolo è cambiato proprio in funzione della reale possibilità di raggiungere una condivisione, se non totale, almeno largamente maggioritaria attorno al progetto.



Va bene, ormai è storia passata, almeno ci rassicura che l'acqua è e resterà pubblica?

"Nella maniera più assoluta. L'acqua è e resterà nelle mani di una società pubblica. Lecco ha fatto questa scelta e non si torna indietro. Tra l'altro l'affidamento del servizio in house è una scelta condivisa dalla stessa regione Lombardia. Abbiamo stretto un patto tra società idriche lombarde per mettere in rete esperienze e idee per una gestione ottimale del servizio. Sono otto aziende, tutte con affidamento in-house, riunite sotto l'insegna Water Alliance, ci sui fanno parte Gruppo Cap (area metropolitana di Milano), BrianzAcque (Monza e Brianza), Padania Acque (Cremona), Pavia Acque (Provincia di Pavia), Sal (Lodi), Secam (Sondrio), Uniacque (Bergamo) e Lario Reti (Lecco). Assieme serviamo quasi mille Comuni, erogando ogni anno oltre 500 milioni di metri cubi d'acqua. Con 27mila km di rete di acquedotto, 2.758 pozzi e 535 depuratori e di fatto rappresentiamo il più grande aggregato pubblico idrico in Italia".



Lario Reti con l'idrico dal 1° gennaio 2016 e le controllate Acel Service e Lario Reti gas gode di ottima salute a quanto si legge nel bilancio dello scorso esercizio.
"E' una realtà molto solida di cui i comuni soci debbono andare fieri. Nel 2016 ha sfiorato i 50 milioni di fatturato con un utile di 7,2 milioni dopo ammortamenti e accantonamenti per 2,7 milioni e investimenti per 12,5 milioni concentrati nei settori della depurazione e delle manutenzioni straordinarie. I proventi dell'acqua per statuto sono interamente reinvestiti ma la Holding ha accantonato anche 700mila euro rivenienti da utili delle controllate sempre per avviare gli imponenti piani di rilancio dell'idrico che comportano una spesa di circa 15 milioni l'anno per tutti i prossimi anni. In questo senso la società si è rafforzata con una ventina di assunzioni, soprattutto giovani ingegneri cui affidare la progettazione di interventi di manutenzioni ordinarie e straordinarie sui 2.350 chilometri di condotte, 400 sorgenti, 90 campi pozzo e il grande impianto di potabilizzazione dell'acqua pescata dal lago a Valmadrera oltre a 1.600 chilometri di rete fognaria, 123 impianti di sollevamento e 32 depuratori . Complessivamente serviamo almeno 300mila persone erogando ogni anno 24 milioni di metri cubi d'acqua".



Ma in tutto questo vortice di società quanto contano i partiti?

"Contano gli uomini che condividono un progetto se non si hanno pregiudizi. Per esempio i comuni guidati da uomini della Lega sono sempre contro a prescindere. Anche se poi talune scelte attribuite al PD lecchese, in regione, a trazione leghista, trovano ampia condivisione. Non nego che in tutta la vicenda dell'idrico, durata cinque lunghi anni, la politica non abbia avuto un ruolo significativo. Ma più sul piano della ricerca di consensi che su quello dell'imposizione tout court come spesso si è voluto far credere. Io ho girato decine e decine di comuni a spiegare il progetto Lario Reti e devo dire che solo in rari casi ho trovato amministratori disinteressati o proni all'indicazione del partito di riferimento. Le modifiche statutarie sono state approvate dall'85% dell'assemblea dei soci. Certo, qualcuno che ha  votato sulla " fiducia" ci sarà stato, ma la maggior parte lo ha fatto in modo consapevole".

 

E Merate?
"Merate avrebbe legittimamente potuto vantare l'affidamento di primo livello come una sua vittoria ma Andrea Massironi non lo ha capitalizzato, rimanendo fuori dalla governance di Lario Reti. Merate aveva una notevole quota di Idrolario Srl e una partecipazione decisamente ,modesta in Lario Reti. Credo che lo spartiacque della battaglia fosse proprio nella disparità di rappresentanza societaria. Per l'una e per l'altra parte. Ebbene con l'approvazione dei patti parasociali ora si vota in funzione del numero di abitanti e siccome nell'idrico per statuto gli utili non sono ripartiti ma reinvestiti non conta particolarmente la quota di azioni detenuta. Diverso il caso delle controllate Acel Service e Lario Reti Gas che però hanno sempre operato nella fascia da Lecco verso nord".



Parliamo dunque delle controllate per le quali si sta studiando un piano di aggregazione.

"Sono le prossime scommesse sulle quali si gioca un pezzo dello sviluppo del nostro territorio. Acel Service si occupa della fornitura di gas metano e energia  a clienti civili e industriali con una rete di sportelli comodi per l'utenza. E' sempre andata molto bene pur avendo un bacino di utenze concentrate tra Lecco città e i comuni del centro nord della provincia con una presenza recente, seppure in crescita, nella Brianza. Potrebbe continuare così per altri 3-4 anni ignorando sia il calo fisiologico dei consumi sia la concorrenza sempre più agguerrita. Oppure cambiare strategia prima che sia tardi per farlo. Lario Reti Gas va a concessione: in provincia gli ambiti sono due, Lecco e il meratese-casatese. Rivincere la gara per il primo ambito è abbastanza alla portata ma nel secondo c'è "2i Rete Gas" un colosso, il secondo operatore italiano. Dunque torna la domanda: proseguire così, vendere tutto o cercare sinergie e alleanze con altre società?"



Si è scelta quest'ultima strada
"Si, abbiamo affidato uno studio molto complesso per dare vita a diverse strutture societarie tutte con la presenza di "A2A" che dovrebbe svolgere un ruolo centrale nell'intera Lombardia. Lo studio per individuare partnership sia industriale sia societaria coinvolge a Acsm Agam (quotata in borsa che opera nei comuni di Como e Monza), Aspem (Varese), e Aevv  (Sondrio), oltre a noi e A2A. Entro settembre avremo le risultanze operative. Se ci sarà la possibilità di avere un ruolo significativo nella compagine societaria tale da poter indirizzare le strategie aziendali potremmo perfezionare gli atti con la costituzione di una nuova azienda cui conferire i nostri asset. Altrimenti cercheremo un partner di minore dimensione con cui allearci. Di sicuro occorre aumentare la massa critica ma non solo per mantenere quote di mercato, essere competitivi e avere possibilità di mantenere e conquistare concessioni".



Ci sono altri ambiti nei quali vorrebbe sviluppare attività locali?

"Almeno tre ambiti, tutti che fanno capo all'idea-guida che ho in mente da quando sono tornato a Olgiate dopo una lunga assenza per lavoro e qui ho deciso che cresceranno i miei figli: la questione ambientale. Vede, tutti ci diciamo che il nostro territorio è bello, con tante colline, ancora molto verde ed è tutto vero ma è anche vero che dal punto di vista atmosferico è tra i più inquinati di Lombardia. Ci sono cause oro-geografiche difficili da eliminare ma ci sono anche elementi inquinanti che possiamo combattere. E qui occorrono spalle robuste e grandi capacità di investimento. Sono ambiti nuovi nei quali il pubblico può svolgere una funzione decisiva".



Quali ha in mente?

"L'efficientamento energetico, la mobilità elettrica e un nuovo modello di illuminazione pubblica. Tre fronti che devono vedere in campo tutto il territorio compatto con i grandi comuni, Lecco e Merate a fare da capifila".



Vediamo un tema per volta, l'efficientamento energetico
.
"Ci sono società che prendono in carico interi edifici pubblici, sui quali effettuano studi sul come contenere le dispersioni di calore. Poi intervengono con la stesura di "cappotti" e altri accorgimenti edili ottenendo risparmi nei consumi e quindi delle emissioni del 20-30-40%. Certo occorrono investimenti rilevanti per poi ottenere questi risparmi; soldi e anche competenze tecniche che oggi non sono patrimonio di alcuna società pubblica".



Mobilità elettrica
.
"Tutte le case automobilistiche prevedono una forte crescita delle auto a trazione elettrica piuttosto che a combustibile fossile. Se questa è la tendenza un territorio accorto si prepara per tempo predisponendo una rete di alimentazione ben distribuita. Ci vuole un progetto infrastrutturale che abiliti nel concreto la mobilità elettrica. E anche qui occorre una società capace di sviluppare un programma da realizzare a step su base territoriale".



Illuminazione pubblica

"Il termine sotto cui viaggia l'idea è "smart city" che nel concreto significa allestire nuovi pali illuminanti dotati di attrezzature e congegni sui quali far viaggiare informazioni e servizi, da internet alla telelettura dei contatori, al controllo del traffico, al sistema di videosorveglianza. Qualcosa è facilmente attuabile qualche altra è futuribile, ma oggi si progetta quello che domani si realizza. Altrimenti tutti ci dedichiamo a strade e marciapiedi, senza avere una visione d'insieme e, soprattutto, prospettica".



E il gruppo Acel da solo non è in grado di progettare tutto ciò

"No. Ripeto Acel è un'ottima società, molto apprezzata sul mercato ma per sviluppare questi temi occorrono 50-70 milioni di euro e partner con competenze molto elevate. Una nuova azienda con Lario Reti (che resta gestore dlel'idrico)come socio seppure di minoranza ma con voce in capitolo può affrontare queste sfide, la nostra azienda da sola regge il suo mercato ma non ha la possibilità di sviluppare altri settori".



Lei si è molto concentrato su questi temi.

"Devo dire che un po' mi sono ritrovato a lavorare su questi fronti. Mio padre era un vecchio incrollabile socialista e se n'è andato nel '91 risparmiandosi così la fine ingloriosa del partito e del suo leader nei quali aveva cieca fiducia. Io da giovane l'ho sempre un po' contestato poi sono andato via per lavoro. Al ritorno grazie all'amicizia con Pierangelo Marucco sono entrato in contatto con alcuni amministratori comunali. E Alessandro Brambilla preparando il suo secondo mandato mi ha chiesto di partecipare come assessore. Ho fatto quell'esperienza che ho ripetuto con Dorina Zucchi. Fu lei che mi chiese di accompagnarla a un'assemblea di Lario Reti durante la quale, dopo l'esposizione del piano di sviluppo, chiesi all'allora presidente Proserpio - prematuramente scomparso - una serie di chiarimenti. Il dialogo continuò anche dopo l'assemblea e così piano piano mi sono avvicinato al mondo delle municipalizzate. Devo molto a Ambrogio Sala che mi ha fornito gli strumenti per poter lavorare bene nell'amministrazione comunale. E' una persona di cui ho grande stima. E proprio stando in Comune ho capito che ormai il ciascuno per sé non funziona più. O ci si associa in qualche modo oppure i comuni saranno sempre meno erogatori di servizi".



Pensa alle fusioni?
"Assolutamente no. Credo nelle municipalità che rappresentano la storia e l'identità delle genti ma pur mantenendo ciascuno la propria autonomia e gli sportelli per i servizi di base è necessario che gli apparati burocratici si integrino. Ormai nel singolo comune si può fare ben poco, se non qualche danno con scelte inopportune in materia urbanistica. Senza un vero coordinamento territoriale non c'è possibilità di miglioramento e di sviluppo. Ogni nuova legge deve essere interpretata da ciascun comune che spesso ha bisogno di una consulenza e comunque che richiede tempo, quando una struttura centralizzata potrebbe assolvere assai meglio e in breve tempo il compito, erogando poi le nozioni per ottemperare al meglio ai nuovi adempimenti. Contemporaneamente su tavoli allargati si possono discutere questioni sovracomunali come la viabilità, la sicurezza, l'avvio di nuove strutture territoriali. Pensiamo al grande sviluppo di Retesalute, un'idea straordinaria al servizio di tutti i comuni del distretto".



E qui torna un po' in campo il ruolo di Merate
.
"Certo. Chiunque vincerà nel 2019 spero metterà al centro il ritorno di Merate nel suo naturale ruolo di capofila del circondario, meglio se dell'intero distretto. Ruolo che oggi non mi pare proprio Merate eserciti".



Un capofila e tanti comuni in qualche modo associati
"Diciamo con uno slogan: funzioni centralizzate e identità distinte. Mi sembra questo il modello del futuro".
Claudio Brambilla
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco