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Scritto Mercoledì 19 luglio 2017 alle 10:48

Emilio Zanmarchi: la mia è stata un’avventura politica iniziata per caso, bella e entusiasmante. Ai miei ex colleghi ancora in servizio dico, 'osate di più, immaginate la città tra 15-20 anni'

La "carriera" politica di Emilio Vulmaro Zanmarchi inizia da un ... tombino. Uno dei tanti mal posizionati, che emergono dal marciapiede col perfido scopo di far inciampare il pedone. Il tentativo di far cadere il malcapitato è fallito ma certo lo ha indotto ad una rapida confessione a causa di qualche "smadonnamento". Uscito indenne dall'inciampo si può continuare a camminare, magari guardando meglio a terra oppure fermarsi a riflettere: quel tombino sta lì per incuria o c'è un problema più ampio che sfugge in prima battuta al cittadino distratto?

Emilio Zanmarchi



"Sì, più o meno è andata proprio così, il tombino sporgeva dalla strada in via Oreste Bonfanti, ma ora è stato sistemato. Però quel banalissimo incidente mi ha indotto a riflettere su che cosa sta dietro un normale intervento di ripristino. Da quel giorno mi è cresciuta dentro la volontà di capire meglio, di andare oltre la critica a prescindere, di dare un senso alla giaculatoria, piove governo ladro".


La politica fino ad allora le era estranea?
"Sì, fino al 2008, a parte la mia professione di osteopata con frequenti impegni come docente universitario, mi ero dedicato solo al mondo del "no profit", per 5 anni nella cooperativa Villa, di cui sono stato fondatore e da 20, come cofondatore nella "Fabio Sassi" di cui sono stato anche vice presidente".


Ma simpatizzava per un partito politico..
"Simpatizzavo per il PDL e con altri amici abbiamo iniziato a pensare ad una lista con la Lega, imitando il modello nazionale dell'epoca. Una lista fortemente partitica e, pur andando contro alle mie convinzioni, presi pure la tessera del PDL. Ma non mi fu mai consegnata così dopo due anni, quando Berlusconi rifiutò le primarie, non mi fu nemmeno possibile distruggerla o cestinarla.... Giusto per dire come già in quegli anni il partito era gestito con grande approssimazione".


Però Pdl-Lega vinsero alla grande contro un centrosinistra guidato dal sindaco uscente
.
"Fu una bella vittoria, anche se parte del merito credo sia da attribuire proprio ai simboli dei partiti, allora ancora importanti anche nelle tornate elettorali locali. Eravamo tutti o quasi alla prima esperienza, Robbiani lo conoscevo appena; il gruppo di base era costituito oltre che da me da Massimiliano Vivenzio, Paolo Felice Colombo, Ernesto Sellitto cui poi si unirono gli altri".


Una bella esperienza?

"Ecco, bella è proprio l'aggettivo giusto. Feci tantissima fatica a capire i meccanismi amministrativi, notti e notti a leggere verbali e regolamenti, confronti interni vivaci ma sempre corretti. Una bella esperienza davvero che mi ha permesso di capire molte cose tra cui che non sono tagliato per fare politica".


Accidenti, come mai?
"Ho capito che servono almeno due cose: 1) la capacità di partire da un'idea, seguire il ragionamento tortuoso del tuo interlocutore fino ad approdare alla sua idea. Io, invece, mi innamoro delle mie idee, le discuto certo ma non fino a convincermi dell'opposto; 2) la straordinaria, me lo lasci dire, capacità di promettere. I grandi catalizzatori di consensi  sono bravissimi a battere il mercato del martedì promettendo a chiunque incontrano qualcosa che sanno fargli piacere. Poi si trova sempre il modo per spiegare perché la promessa è stata disattesa. Non è nel mio Dna".


PDL, partito del mattone, Lega partito della conservazione.... È così?
"Proprio per niente, questa è una leggenda che va sfatata. Le dirò anzi che nella fase di preparazione del primo PGT  fu proprio la Lega a proporre due insediamenti piuttosto consistenti nelle zone dei parchi, tra Biffo e Subaglio. Ci siamo opposti e alla fine abbiamo trovato la quadratura con un voto unanime. Se il piano è conservativo lo si deve a tutta la maggioranza, non certo soltanto alla Lega".


Col sindaco Robbiani com'è andata? Lui ha espresso parole di elogio nei suoi confronti.
"Robbiani, cui voglio un bene dell'anima, ha due grandi doti: è molto dinamico e quando si fida delle persone sa delegare dando loro carta bianca. La sua consigliatura ha luci e ombre, credo che la visione che aveva all'epoca non fosse del tutto aderente a quella del suo partito e negli ultimi due anni questa situazione si è fatta sentire molto. Nel frattempo, tra l'altro, alcuni di noi, io tra i primi,  avevano lasciato il PDL prendendo strade diverse. Per coerenza dissi a Robbiani che avrei capito se mi avesse tolto la delega a Istruzione e Servizi alla Persona, ma lui rispose che non lo avrebbe fatto neppure se fosse stato il PDL a chiederlo. Non è di sicuro una persona cui si può imporre qualcosa che non condivide".


Ma non fu ricandidato...

"Aveva detto di volersi ricandidare forse troppo in anticipo mentre alcuni del gruppo chiedevano che ci fosse un'alternanza, almeno quelli maggiormente condizionabili dal partito. La notte a casa Vivenzio fu decisiva: Robbiani si disse disposto al passo indietro purché fossi io il candidato sindaco nel 2014; io risposi che non me la sentivo e poi il lavoro non mi permetteva troppe "distrazioni". L'idea era di dare vita ad un gruppo indipendente, senza simboli di partito: fu condivisa da Colombo, Sellitto, Vivenzio, Casaletto e altri. Giuseppe Procopio traccheggiò non poco, tentato dalla lista Lega-Forza Italia guidata da Massimo Panzeri. Ma alla fine si schierò con noi. Sulle prime nessuno aveva pensato a Andrea Massironi come sindaco, però ci era chiaro che serviva un conoscitore profondo delle dinamiche di bilancio e anche un uomo che potesse dedicare molto tempo alla carica. Così con Vivenzio andai a Sartirana a proporre a Massironi la candidatura".


Ma Lei rimase fuori

"Vede, credo di aver collezionato molti amici lavorando nel sociale e molti nemici nel settore istruzione,a causa della riorganizzazione del servizio mensa e della regolamentazione dei contributi a progetto. E poi credo che ognuno debba mettersi davanti allo specchio e domandarsi: il mio lavoro è stato capito? E se sì, è stato apprezzato? A me la critica non scivola addosso, tutt'altro, mi induce subito a riflettere se porti con sé qualche fondamento di verità. Appaio una roccia, invece mi metto sempre in discussione. Cedetti al candidato sindaco che mi voleva in lista in segno di continuità con l'Amministrazione uscente. Però  decisi di non fare campagna elettorale né di ottenere consensi "veicolati". I Meratesi mi bocciarono e comunque se anche fossi stato eletto avevo promesso a Massironi e a mia moglie che mi sarei dimesso".


E adesso?
"Adesso sono vice presidente del CdA di Retesalute, e qui ci sarebbe tantissimo da dire, soprattutto perché sta passando un treno di formidabile importanza per il socio-assistenziale meratese e casatese. Se sapremo prenderlo diventeremo un modello per l'intera Lombardia. Ma di questo magari ne parleremo in un'altra occasione. Dalla "mia" maggioranza però mi sono allontanato, le cose hanno preso una piega ben diversa rispetto alle aspettative".


Come mai?
"Persone e programmi devono avere dietro un'idea politica, non un partito, sia chiaro, ma una politica la quale poggia su una prospettiva di breve e di lungo termine. Mi sembra che la maggioranza navighi a vista, porta avanti qualche progetto, concluderà senz'altro le opere in corso ma è priva di una visione sui grandi temi, quella visione che abbiamo rappresentato in campagna elettorale, a partire dalla rinascita dell'Area Cazzaniga, e che ci ha permesso di raccogliere energie e consensi e di vincere le elezioni, risultato tutt'altro che scontato".


Andrea Massironi ha già detto che non si ricandiderà, difficile quindi progettare un futuro oltre i cinque anni; forse è per questo che si concentra su opere pubbliche, peraltro di dubbia utilità....
"La non ricandidatura faceva parte degli accordi presi nel 2014, quindi non c'è alcuna novità in questo. Quanto alle opere penso si riferisca alla piazza retrostante il Municipio e alla terza corsia. Io ho condiviso il progetto di una piazza nuova purché però fosse in qualche modo dedicata più ai bambini, con i giochi di un tempo dipinti a terra, percorsi sicuri collegati al parchetto delle rimembranze, una serie di cose, insomma, per le famiglie con bambini. Le piazze per gli adulti già ci sono. Che cosa ne facciano ora non lo so, ho perso il filo..... Quanto alla terza corsia ero già in disaccordo con Robbiani quando decise di chiudere l'entrata dalla ex statale su via Terzaghi; il carico di traffico su via San Francesco è insostenibile e la parte alta della strada è del tutto priva di marciapiedi. Ma anche qui mi chiedo perché Merate non si faccia promotore di una progettualità viabilistica a livello intercomunale".


Ha qualche idea sul come valorizzare la città?

"Condivido la tesi di Pietro Terragni sulla necessità di sviluppare il turismo ma anche in questo caso occorre allargare la visuale; per esempio dalla riserva lago al parco del Curone si passa attraverso le grandi ville patrizie che con apposite convenzioni potrebbero diventare oggetto di un turismo medio-alto interessato alla natura ma anche all'arte e all'architettura. Anche il collegio Manzoni andrebbe valorizzato; a Merate serviva una scuola media nuova non una elementare. E il Manzoni è naturalmente strutturato per diventare un polo culturale e museale di prestigio. Aggiungo che anche il Municipio è del tutto sovradimensionato considerando quanti servizi ormai sono digitalizzati. Basterebbero alcuni uffici decentrati consentendo così l'alienazione di Palazzo Tettamanti che potrebbe diventare un albergo di qualità elevata in centro città".


Una città viva o morta?
"Più morta che viva, nonostante i grandi sforzi di Giusy Spezzaferri per elevare la qualità delle iniziative cittadine. Con lei la vita culturale di Merate è cambiata decisamente in meglio. Poi magari possiamo discutere sulle modalità con cui investe il denaro pubblico, ma certo lo spessore delle sue iniziative è fuori discussione".


Città morta ma caos alle stelle, si potrebbe dire...
"A Merate non c'è una rete di controllo anche perché si teme di andare contro un andazzo che - almeno così si pensa - va bene alla maggioranza. E' deprimente come concetto ma è così. Guardi io da assessore facevo verifiche continue al T Bar anche perché i locali sono del Comune, dati in convenzione. E la convenzione non sempre è stata rispettata, anzi.... Ma dopo che richiamavo titolari e clienti al rispetto delle regole che altro potevo fare? In qualche caso mi davano retta in altri mi andavano a quel paese. I carabinieri hanno altro da fare e sono in pochi, i vigili alla sera non ci sono. Sarebbe ora di riunire le polizie locali dei comuni del circondario per avere almeno un paio di pattuglie in giro tutte le notti. Ma neanche questo si riesce a fare".


Perego, Albani, Robbiani, Massironi..... un giudizio?

"Perego è un caro amico ma non conosco bene il suo iter politico. Penso che abbia lavorato molto soprattutto nel primo mandato dove ha saputo esprimere le sue visioni, condivisibili o no ma almeno un progetto c'era. Albani  è molto diverso da Perego, molto attento a mantenere livelli relazionali diffusi. Ma con qualche ombra dovuta alla sudditanza al partito: mi riferisco in particolare alla svendita di Ecosystem. Di Robbiani ho detto, gli voglio un gran bene, con le sue luci e le sue ombre. Massironi è in carica... lasciamolo lavorare".


Cosa vede per il 2019?

"Uno scenario triste; grandi difficoltà a produrre idee nuove. Soprattutto perché si fa una gran fatica a coinvolgere persone. Nelle ultime amministrazioni abbiamo avuto alcuni liberi professionisti che riuscivano in qualche modo a ritagliare il tempo necessario a svolgere il mandato, ed erano, sono, risorse dalla società al servizio del bene comune. Io ammetto che non riuscivo più a far coesistere la professione con la carica di assessore. Oltre a non saper intercettare il consenso diffuso. Sono l'opposto di Procopio che sa promettere e rendersi accattivante. Un vero professionista del consenso. Comunque come le ho detto per me non c'è alcun 2019 a livello di pubblica amministrazione".


Ma nel caso... su quali temi punterebbe una sua ipotetica campagna elettorale?

 "Oggi articolo il mio pensiero "politico" su tre grandi direttrici:
1) Un piano generale del traffico in considerazione oltre che delle scelte dei paesi confinanti - indispensabile - anche del fatto che Merate col 50% di suolo urbanizzato non può più crescere. Ma deve svilupparsi puntando al recupero edilizio anche per superare i 15mila abitanti e, finalmente, godere del privilegio elettorale del maggioritario a doppio turno onde evitare che qualcuno governi col 30% dei consensi. Quindi favorirei il più possibile i recuperi edilizi, le ristrutturazioni, le sostituzioni e gli ampliamenti;
2) fare di Merate un luogo sicuro partendo dall'edilizia pubblica, scuole, uffici ecc. eliminando tutte le barriere architettoniche e sviluppando al massimo i percorsi protetti e le piste ciclabili;
3) pianificare una strategia per le aree sulle quali ancora si può puntare ignorando quelle che non hanno futuro, soprattutto per quanto riguarda il terziario. Bisogna che Merate produca più di quanto consuma, cercando di fare rete tra i vari operatori, a partire dai commercianti che dovrebbero associarsi come fossero tanti negozi di un grande centro commerciale con banche pronte a sostenere iniziative in convenzione per abbattere i prezzi purché il consumo avvenga all'interno del circuito locale. Ciò renderebbe anche possibile calmierare i costi degli affitti che in tanti casi sono insostenibili".


Mica uno scherzo....
"No, ma negli anni cinquanta si è progettato ciò che poi sarebbe stato fatto 20 o 30 anni dopo con buoni risultati; oggi i nostri giovani amministratori devono avere una progettualità che si spinga a 15-20 anni, più per i loro figli che per essi stessi. Io ho 55 anni e devo pensare a preparare per i ragazzi di domani qualcosa che renda loro possibile lavorare e vivere in una comunità sicura e dinamica. Va bene anche la terza corsia ma qual è l'ambiente che i miei amici Vivenzio, Procopio, Casaletto, Tomalino immaginano per i prossimi decenni?"
Claudio Brambilla
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