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Scritto Sabato 08 luglio 2017 alle 08:33

Lecco: esperti a convegno su fusioni/unioni. Da Verderio alla Valletta fino in Valvarrone

Si è tenuto durante l'arco di tutta la mattinata di venerdì 7 luglio il seminario incentrato sull'esercizio associato delle funzioni degli Enti locali presso la sede di Lecco degli Uffici regionali in corso Promessi Sposi. L'obiettivo è stato quello di incentivare attraverso degli approfondimenti gli amministratori locali dei Comuni con meno di 5 mila abitanti ad avviare dei percorsi che trovino con la fusione il compimento di un cambiamento nella governance.

Faustino Bertinotti, Dirigente Ufficio Territoriale Regionale Brianza -Lecco


Tutti gli esperti hanno sostenuto che serve un cambio di rotta. Il primo è stato Faustino Bertinotti, dirigente dell'Ufficio Territoriale Regionale Brianza-Lecco. Al presidio del territorio da mantenere, bisogna aggiungere una ristrutturazione organizzativa, con l'attenzione principale rivolta ai servizi da offrire ai cittadini. Le fusioni sono l'ultima fase di un percorso che parte dalle convenzioni. Con le Unioni dei Comuni si deve già ragionare nell'ottica di una futura fusione. Senza questo obiettivi gli sforzi non potrebbero portare ad esiti efficaci.

Gennaro Terrusi, Vice Prefetto Vicario di Lecco

Alberto Bernini, Dirigente Regione Lombardia e il ricercatore Alberto Ceriani


L'associazionismo nella provincia di Lecco è già presente in larga misura, ma è frammentario. Manca il sistema, che non deve essere ricercato esclusivamente dalla normativa vigente, ma anche delle singole casistiche. Su alcuni settori le convenzioni fanno operare e dialogare bene le amministrazioni pubbliche, su altri (ad esempio la pianificazione urbanistica) c'è ancora molto da fare. Gli esiti non sono positivi. Il prefetto di Lecco Liliana Baccari ha illustrato quali Comuni sul suo territorio di competenza hanno optato per l'unione. C'è quella della Valletta tra La Valletta Brianza (nata dalla fusione tra Perego e Rovagnate) e Santa Maria Hoè. Poi c'è quella della Valvarrone (tra Introzzo, Sueglio, Vestreno e Tremenico) e infine quella della Centro Valsassina e della Grigna Settentrionale (tra Cortenova, Parlasco e Primaluna).

Un'altra fusione che è presente oltre al già citato caso di La Valletta Brianza, è quella di Verderio. È in corso d'opera il processo che porterà anche tre Comuni su quattro dell'Unione della Valvarrone a fondersi. Il prefetto ha poi ceduto la parola al direttore generale della provincia di Lecco Amedeo Bianchi, in una delle sue ultime apparizioni rivestendo questo ruolo. A breve infatti si trasferirà in Veneto come magistrato per la Corte dei Conti regionale. È stato quindi ringraziato da Liliana Baccari «per il prezioso contributo e per il lavoro svolto con efficienza. Gli rivolgo con affetto il mio in bocca al lupo».

Il Prefetto della Provincia di Lecco Liliana Baccari


Amedeo Bianchi, Direttore Generale della Provincia di Lecco

L'intervento di Bianchi è stato tra i più animati. Tante le criticità messe in luce, ma al solo fine di stimolare un nuovo corso. «Serve un cambio di mentalità e immaginare un processo diverso. Serve un salto di qualità, dalla cultura del campanile a quello dell'efficienza. È fondamentale che gli amministratori locali facciano capire al territorio che l'integrazione porta a dei benefici, a dei miglioramenti. Il cambiamento deve essere radicale. Mi rivolgo ai sindaci, ma cosa stiamo aspettando?». Si è riferito ai contributi statali che vengono versati verso i Comuni fusi. I rubinetti potrebbero chiudersi e non si potranno più ottenere degli incentivi. Per Verderio per esempio sono 643.123 euro (112,26 euro pro capite), mentre per La Valletta Brianza sono 508.211 euro (108,43 euro pro capite). Non conoscendo probabilmente gli ultimi sviluppi di quest'ultimo Ente tra dimissioni e rischi di commissariamento Alberto Bernini ha dichiarato: «Riesce a destreggiarsi molto bene. L'Unione si sta dimostrando solida insieme a Santa Maria Hoè». In tutto sono 37 milioni e mezzo di euro che sono stati distribuiti nelle Regioni a statuto ordinario nel 2017, di cui 8 milioni e mezzo nei Comuni lombardi. I sindaci, gli assessori, i segretari comunali presenti nella Sala Grigna durante il convegno non sono sembrati allettati da questi numeri. Gli sforzi non varrebbero la pena, soprattutto finché si riesce a tirare la carretta. Amedeo Bianchi ha tuttavia ammonito: «Ci sono delle incombenze che i piccoli Comuni non possono o non potranno più sostenere. È una follia mantenere degli Enti che hanno meno di 1000 abitanti».


È stato sottolineato che l'integrazione porta alla trasparenza, alla flessibilità, all'equità, alla maggiore sostenibilità. Principî che per i sindaci probabilmente è difficile far comprendere ai cittadini. Sui vantaggi in termini di maggiori servizi offerti si è concentrato Massimo Castelli, delegato nazionale ANCI Piccoli Comuni. «Non pensiamo che l'associazionismo sia in ottica di spending review. È per offrire maggiori servizi, che non possono essere concentrati sul Comune più grande».

L'assessore Pierangelo Manganini di Lomagna e il sindaco di Cernusco Giovanna De Capitani

Il sindaco di Paderno d'Adda Renzo Rotta


Per Castelli la fusione deve essere volontaria perché ogni contesto è differente e bisogna valutarlo nel suo specifico, mentre la pianificazione territoriale di alcuni servizi andrebbe resa obbligatoria. Si è riferito alla protezione civile, i vigili del fuoco, i servizi sociali. «I campanili sono dei valori, saliamoci sopra per vedere dall'alto» ha aggiunto metaforicamente. Ha infine concluso in chiave politica: «Dobbiamo investire sui territori e non pensare solo alle città metropolitane. Nelle politiche nazionali si pensa ai grandi poli urbani, circondati dal deserto. Forse sarebbe meglio non creare strutturalmente delle periferie». Più positivo il ricercatore Alberto Ceriani, che ha messo in luce i fattori che fanno ben sperare e che dall'esterno gli addetti ai lavori osservano con interesse.

Massimo Castelli, Delegato nazionale ANCI Piccoli Comuni


La disoccupazione in provincia di Lecco è al 5 per cento. Tra i distretti Lecco è al quarto posto per l'export. In Lombardia fa meglio soltanto Brescia. Pur avendo il 70 per cento del territorio montuoso, è la quinta provincia per reddito pro capite. «È piccola e robusta, tenace. Funziona, ma può fare meglio». Le fusioni non devono spaventare. Sono parte del patrimonio genetico lecchese. È tornato indietro nel tempo: «Dall'Ottocento ad oggi l'aggregazione storica imposta ha coinvolto ben il 34 per cento dei Comuni. Se si fossero ravvisati dei problemi, sarebbero già emersi. Servono però competenze istituzionali che spesso mancano».
Marco Pessina
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