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Scritto Mercoledì 05 luglio 2017 alle 08:11

Stefano Maffi: serve un meratese compatto per affrontare le grandi sfide future sulle società partecipate. Per ciò la città ha bisogno di un sindaco esperto e con un forte peso politico

Aveva tentato in tutti i modi di convincere il "suo" sindaco a aderire alla proposta di gestione del servizio idrico integrato formulata dal comune di Merate, perché più snella, efficiente, di poco costo e, soprattutto, rispettosa della Legge vigente in materia di affidamento di servizi pubblici in house providing. E Daniele Villa, primo cittadino di Robbiate, forse, in cuor suo era certo che quella di Merate fosse la migliore proposta. Ma il partito, il "suo" partito, il PD, da Lecco aveva dato indicazioni precise: si deve votare la proposta di affidare direttamente l'acqua a Lario Reti Holding. E così, in assemblea, forse a malincuore, Villa aveva alzato la mano a favore dell'azienda lecchese. Una scelta che Stefano Maffi, 43 anni, dottore commercialista, professore a contratto alla Cattolica, all'epoca con l'incarico pro tempore di assessore alle finanze del comune di Robbiate non poteva condividere. L'unica soluzione era presentare le dimissioni. In armonia, ma con un senso di profonda delusione dentro. Le ragioni del partito avevano schiacciato le voci del buon senso, ispirate alla legalità e all'economicità del servizio.



Fu davvero una scelta sbagliata quella di affidare l'acqua a Lario Reti?
"Guardi non sto a raccontare l'intera storia iniziata forse nel 2009 e conclusa lo scorso anno. Comprendo l'imbarazzo e le difficoltà di molti Sindaci a dover prendere certe posizioni all'interno del PD e Daniele (ndr.Villa) non ha vissuto sicuramente un momento facile allora - ricordo che è il Presidente dell'Assemblea dell'ATO -  ma proprio per questo mi dimisi, per coerenza con le mie idee e per non creare frizioni all'interno dell'amministrazione robbiatese, con cui avevo ed ho ottimi rapporti.  Dico solo che tra fusioni, scissioni, scorpori, costituzione di nuova società e poi di nuovo fusioni si sono persi anni e spesi molti soldi in consulenze e perizie dal mio punto di vista evitabili. Quando con Idrolario Srl, opportunamente rimodellata, la vicenda si sarebbe chiusa senza costi aggiuntivi in pochissimi mesi. Acqua passata, mi scusi il giro di parole. Anche se leggo che pure sulla nomina di Lelio Cavallier a presidente del cdA l'Ente Nazionale anticorruzione si è espresso negativamente. Insomma pare che l'incarico non lo si potesse conferire".



Com'è nata la sua collaborazione con Merate?
"Quando ho assunto l'incarico di revisore dei conti del Comune. Il mio impegno nella pubblica amministrazione risale al 2008. Al termine di un incontro del tutto casuale, Alessandro Salvioni, che si ricandidava a sindaco, mi chiese la disponibilità, in caso di vittoria, ad assumere il ruolo di assessore esterno alle finanze. Salvioni vinse e restai con lui fino al 2012, quando si candidò Danilo Villa, il quale mi pregò di mantenere la carica. Nel frattempo ero diventato revisore dei conti dei comuni di Merate e Cernusco. Uno dei primi atti affrontati con la Giunta Massironi, era la seconda metà del 2014, fu un'assemblea di Idrolario molto combattuta. Il revisore deve vigilare sulle finanze pubbliche ed è tenuto a esprimere un parere su scelte significative tra cui la "modalità di gestione dei servizi e proposte di costituzione o di partecipazione ad organismi esterni". Così ho iniziato a studiare la pratica del servizio idrico integrato. E mi sono convinto che Merate, con Robbiani prima e con Massironi poi, fosse dalla parte della ragione. Come commercialista ricordo ancora con grande stupore l'approvazione del bilancio di Idrolario da parte dell'assemblea dei soci, cioè dei comuni lecchesi, contro i pareri sia dell'organo amministrativo sia del collegio sindacale. Un vero e proprio colpo di mano che a ripensarci mi fa venire i brividi considerando con quanto scrupolo e prudenza noi professionisti dobbiamo predisporre i documenti contabili. E quella fu solo una delle numerose vicende relative all'affidamento del sistema idrico integrato che mi hanno professionalmente lasciato perplesso".



Una bella battaglia, persa, che dimostra quanto sia difficile contrastare una scelta assunta dai capi lecchesi del PD
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"Credo che la sua lettura sia corretta ma non ho elementi a suffragio. Tuttavia ho avuto molte volte la netta sensazione che tanti sindaci votassero senza nemmeno avere letto le carte; soltanto perché era chiara l'indicazione del partito di riferimento. Massironi si è sempre sforzato di coinvolgere gli altri sindaci, soprattutto quelli del distretto andando nei loro comuni a spiegare la proposta meratese. Ha condotto una battaglia di legalità che gli ha fatto onore, e l'ha condotta con competenza e impegno supportato anche dal segretario comunale Mario Blandino il cui apporto è stato prezioso".


Ma il distretto ha risposto picche
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"Peccato. Sono dell'opinione che senza fondere nulla sia però indispensabile dare vita ad un coordinamento tra comuni del meratese-casatese che si muova in modo compatto sui grandi temi sovracomunali: l'idrico, i rifiuti, i servizi alla persona, la sanità, i trasporti. L'assemblea distrettuale dovrebbe essere la stanza in cui si raggiungono gli accordi, si mediano le spinte, si trova la sintesi a vantaggio di tutto il bacino. Indipendentemente dagli orientamenti politici, che in sede locale contano poco. Invece spesso vincono i pochi che decidono dal capoluogo imponendo le loro decisioni ad una periferia spesso subordinata".


Pare di capire che ce l'abbia un po' col PD...
"Guardi ho partecipato alle prime primarie del PD votando Renzi. L'azione renziana mi sembrava potesse essere travolgente e sconvolgente. Invece si è ben presto sgonfiata nelle solite stanze del potere sommerso. Così alle recenti primarie non ho partecipato".



E se si votasse domani?

"Non saprei proprio, l'offerta non soddisfa la domanda. Forse andrei a ingrossare le fila dell'astensionismo".


Lei da diversi mesi ormai ha preso casa a Merate, proprio nell'antica via Roma. Quindi nel 2019 sarà un elettore...... Si è fatto un'idea, visto che conosce già molti protagonisti?

"Per l'esperienza maturata a Robbiate dal 2008 al 2015 dico subito che oggi servono competenza e profonda conoscenza dei meccanismi legislativi, soprattutto in materia di appalti e finanze se si vuole dirigere un'amministrazione comunale. Le norme in materia di finanza locale, dopo essere rimaste immutate per tanti anni, nell'ultimo biennio sono in costante evoluzione, o forse dovrei dire involuzione. O ci sai fare o finisci per impantanarti. Oppure per affidarti in toto ai funzionari. Che per bravi che siano non andranno mai oltre il loro compito, applicato con stretto rigore".


Dunque largo agli....anziani?

"Diciamo che condivido la posizione di Giliola Sironi, che non conosco ma di cui ho letto l'intervista: i giovani sono essenziali ma la nuova classe dirigente va formata. E per farlo non so se basta un'intera consigliatura. La complessità dei temi oggi è tale da richiedere studio e aggiornamento costanti. Ho letto le risposte di Dario Perego e Alessandro Patti. Sono condivisibili. Massironi potrebbe restare ancora cinque anni; Robbiani è stato un ottimo sindaco pur se con un carattere difficile. Il sindaco deve avere un peso politico, corroborato da età anagrafica e esperienza amministrativa, se vuole avere voce in capitolo nei tavoli che contano, soprattutto in quelli delle società partecipate. Altrimenti finisce sotto in un istante. E queste persone hanno tutti i requisiti necessari per svolgere bene la funzione di primo cittadino".


Mettiamo da parte per un attimo i nomi, sui problemi della città che dice?

"Decoro urbano e rispetto delle regole. Diciamolo il decoro lascia a desiderare, la cura del verde è approssimativa e l'arredo urbano è scarso. Il problema del centro storico, ma anche fuori si verificano situazioni critiche, riguarda la convivenza tra locali pubblici e residenti. La soluzione passa attraverso la sensibilizzazione dei gestori, che oggi rispondono anche penalmente, la riduzione dell'orario di apertura e un maggior controllo da parte della polizia locale affinché le regole siano rispettate. Ma le regole pochi le conoscono perciò gli agenti prima debbono spiegare poi sanzionare".


E con le liberalizzazioni come la mettiamo?
"Non sono molto d'accordo con le liberalizzazioni spinte deliberate con la variante di Pgt. Mi sarei aspettato un piano di governo del territorio proteso al massimo nel favorire le ristrutturazioni del patrimonio edilizio, con corsie preferenziali e oneri agevolati. Lo spazio per le nuove costruzioni ormai è limitatissimo con l'invenduto che c'è. Bisogna puntare tutto sul recupero edilizio. E il Comune può essere protagonista in questa politica".



Invece sembra puntare, come da tradizione, sulle opere pubbliche: 550mila euro per la piazza retrostante il Comune, 250mila per la terza corsia su via Terzaghi...
"Investimenti che non condivido. Non rendono nulla alla comunità. Meglio le tesi di Pietro Terragni: investiamo sul turismo che sicuramente qualcosa porta. Non avverto la necessità di una terza corsia, per entrare in città bastano le "porte" attuali e mi domando a che cosa serva una piazza dietro il municipio, tanto da spendere mezzo milione di euro, quando si potrà fare ben poco con tutti quei condomini intorno e considerando che già ci sono due bellissime piazze da utilizzare per la vita cittadina. No, 800mila euro spesi così per me sono mal spesi. E lo dico pur con tutta l'ammirazione che nutro per Andrea Massironi".


Si pensa forse che tagliare nastri serva ancora a vincere le elezioni...
"Sbagliato, la gente sa valutare le scelte degli amministratori. E credo che siano ben pochi quelli che condividono le due sopra descritte. Quei soldi potevano essere meglio spesi. Avrei verificato prima di tutto la possibilità di abbassare o rimodulare la tassazione locale  riducendo di qualche decimo le imposte che a Merate sono piuttosto alte, oppure per favorire iniziative per il commercio e l'artigianato o ancora per sviluppare percorsi turistici finalizzati ad attirare i flussi che transitano tra Lecco, Como e Milano".


Non si vincono le elezioni con i programmi?

"Non credo francamente che la massa degli elettori si soffermi a leggere i programmi. Alla fine tutti crediamo nelle persone e nelle loro buone intenzioni. E poi guardi i programmi sono talmente articolati che già al momento di scriverli si sa che saranno attuati per una minima parte. Preferisco che mi dicano due o tre cose che sicuramente sono fattibili, che un bell'elenco destinato per lo più a restare sulla carta".


E l'attrazione del partito?
"La vedo scarsa. Il PD meratese mi ha deluso soprattutto per la sua spaventosa assenza nella battaglia per l'acqua pubblica. Si è caratterizzato per l'ambiguità di fondo il che conferma la tesi secondo cui un po' ci si guarda in casa propria ma a prevalere è l'ordine che arriva dall'alto. E con questi presupposti non trovo personalmente alcun punto di contatto. Non credo del resto che nel 2019 il PD metterà il simbolo su una lista. Sarebbe a mio parere una mossa sbagliata".



Nel 2019 tutti cercheranno un esperto di finanza pubblica...

"Se conosci le dinamiche della contabilità pubblica hai in mano buona parte del processo decisionale. Massironi lo ha dimostrato nella passata consigliatura e ancor più nell'attuale".
 

Chissà quanti la contatteranno allora..
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"Ma no, sono meratese da poco, per vincere occorrono le preferenze. Ci sono già personaggi che sono veri e propri catalizzatori di consensi, come Giuseppe Procopio".


Le preferenze vengono spesso anche "indirizzate" dai grandi elettori...
"Questo è vero. Ma se dovesse accadere che qualcuno, sciagurato lui, mi proponesse la candidatura a assessore alle finanze e la sua lista vincesse, chiederei la delega alle partecipate.


E questo "qualcuno" chi può essere?
"Il centrosinistra può avvalersi della consulenza di Aldo Castelli e puntare su Cesare Perego che ha anche lui molta esperienza. Le altre liste hanno a disposizione diversi personaggi di valore che, ripeto, devono avere - e hanno - un peso politico decisivo anche a livello provinciale".

 
Insomma, lei è... arruolabile....
"Soltanto da persone che hanno davvero voglia di impegnarsi e che sanno bene come muoversi dentro e fuori il municipio. E che, svincolati dai partiti, siano pronti a combattere per gli interessi del distretto e per il rispetto della legalità".


E dunque?
"E dunque torniamo ai nominativi di cui si diceva prima".
Claudio Brambilla
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