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Scritto Mercoledì 28 giugno 2017 alle 07:59

Pietro Terragni: da imprenditore dico, Merate torni ad essere il motore del territorio, punti sul turismo breve ma organizzato e insieme a personaggi di esperienza rinnovi la classe dirigente

C'era un tempo in cui si lottava per il pane, poi per i diritti civili e sui luoghi di lavoro. Oggi si lotta per la movida. Per far rispettare un'ordinanza sindacale occorre che a proteggere l'azione di controllo dei vigili urbani aggrediti da masse giovanili con bottiglie di birra in mano, si debba schierare la polizia in assetto antisommossa. Mentre da un'altra parte i carabinieri che fermano un venditore abusivo di superalcolici vengono circondati e minacciati. Ecco, due scene di ordinaria follia collettiva che danno la misura di dove siamo arrivati. Di quanto sia grave e profondo il fenomeno della trasgressione delle regole e della mancanza di rispetto dei diritti di tutti. Ma quando ha avuto inizio questo fenomeno?

Da Torino e Merate. Un esempio che secondo noi è un paradigma di questa situazione. Ore 22,30 di venerdì 16 giugno. Sindaco e consiglieri escono da Palazzo al termine della seduta. Nessuno vede - o tutti fingono di non vedere - che una decina di auto è parcheggiata sulle aiuole attorno ai cedri; che gli avventori di un certo locale stanno ancora dove non dovrebbero in forza di un'ordinanza sindacale che impone loro il rientro nel locale alle 22; che in piazza è in corso una partita di pallone in aperta violazione dell'articolo 33 comma 4 del regolamento di polizia locale che vieta espressamente il gioco del pallone sulla pubblica via, nelle piazze e nelle zone a traffico limitato. Ecco, secondo noi, da lì parte il fenomeno della trasgressione. La slavina prima di essere tale è una piccola palla di neve. E il Sindaco che non vede - o finge di non vedere - è responsabile di quella piccola palla di neve. Che prima o poi, di trasgressione in trasgressione porterà al alzare il tiro fino all'apoteosi dei fatti di Torino.

Pietro Terragni


Pietro Terragni è anche lei un po' il paradigma di un certo mondo che vede nella movida la sintesi dei diritti individuali e che considera talebani o reazionari chi, come noi, crede nella necessità di far rispettare le regole. Con le buone o con le cattive
.

"Direttore Lei è a senso unico, non ne abbia a male. Pignolo con questa storia degli orari, dei rumori, delle feste; bisogna essere più tolleranti, più comprensivi, meno reazionari. Lei forse vagheggia un ordine costituito che si scontra con i tempi moderni. La notte è fatta anche per essere vissuta".



Sigaretta  perennemente accesa, abiti, diciamo così, pittoreschi, risate a mitraglia e tracce inequivocabili sul viso di
molti happy hour. Sembra il ritratto del "re delle feste", invece Pietro Terragni, 43 anni, una laurea in storia economica, inglese e tedesco parlato in modo fluente, francese e turco a buon punto e letture impegnate come il Financial Times del sabato per l'inserto week end, è un imprenditore di terza generazione che due o tre volte al mese parte per i mercati europei e asiatici per vendere e comperare filati e organizzare le collezioni per la clientela sparsa in almeno tre continenti.

"Intanto cominciamo col dire che bevo solo rum mischiato a coca cola zero; è un drink che ho inventato e battezzato "Simpatico". I "miei" bar ne  custodiscono la ricetta. E così si reggono bene anche più bicchieri, a casa non tengo alcolici e sì mi capita di cantare al bar con gli amici ma assicuro che sono (quasi) sobrio".



Il che è un'aggravante.


"Capisco il suo punto di vista e forse, anzi spesso, si esagera. Bisogna trovare un equilibrio, qui come altrove, tra esigenze dei locali e diritti dei residenti".



Diciamo niente alcool in bottiglie di vetro fuori dai locali e stop a mezzanotte?


"Mi sembra un buon accordo"



Poi però i gestori debbono evitare le soste all'esterno e gestire la clientela anche fuori dal locale. La sentenza 22142/2017 della Cassazione è chiarissima: il titolare è direttamente responsabile anche in sede penale e deve rispondere del reato di disturbo della quiete pubblica in caso di musica alta, schiamazzi, sgommate e così via...


"Ammetto di aver assistito a tante scene di mancanza assoluta di rispetto e di senso civico. Ma aggiungo che chi pensa che i giovani siano tutti maleducati sbaglia. Il balordo non manca, ma non fa massa".



All'estero le cose vanno in maniera ben diversa.


"Sì, se si escludono i luoghi di turismo di massa, in paesi e città c'è più rigore. Noi siamo sul piano della Grecia e della Spagna, ma forse a Madrid e Barcellona i criteri sono più rigidi dei nostri".



Ma insomma questa Merate è viva o morta?


"E' viva sotto l'aspetto economico. E' catatonica per quanto riguarda le iniziative culturali. I giovani di oggi vivono attaccati ai cellulari, sono in perenne comunicazione, hanno smesso di inseguire le mode in materia di abbigliamento, sono disinteressati alle vicende della politica sia locale sia nazionale. Agli aperitivi si parla molto di lavoro e di altri argomenti, poco di politica, quasi niente di questioni cittadine. Il problema vero di Merate e del suo circondario è la mancanza di una progettualità turistica".



Si spieghi meglio.

"Vede io ospito a Merate molti clienti e fornitori dalle nazioni più diverse, recentemente da Germania, Danimarca, Francia, Russia, Turchia, Stati Uniti e tutti restano colpiti dalla bellezza dei nostri luoghi. Ma poi vedono il castello abbandonato, cercano informazioni su cosa vedere e non sanno a chi rivolgersi, vorrebbero trascorrere una giornata a visitare il meratese, ma tra la città e il suo territorio non c'è alcun collegamento, nulla che possa generare un percorso turistico per questi stranieri. Possibile che non ci siano una app od un ufficio turistico cui il visitatore può rivolgersi ed ottenere in tempi brevi una mappa con i luoghi da visitare"?



Ci vorrebbe un consigliere delegato solo a questo settore


"E lo nominino, che sappia l'inglese e conosca a fondo il territorio. C'è un parco del Curone meraviglioso, ma se arrivi dalla Russia e parti da Merate con la macchina a noleggio hai voglia di trovare la strada per entrarci. Ed il Castello? O si riesce a cederlo al FAI o si tenti di venderlo. Chiunque farà meglio del nulla che si sta facendo oggi per questo straordinario edificio. E la riserva lago? Sì, è stata un po' sistemata, ma pensiamo a cosa si potrebbe fare se fosse ripulita e attrezzata con percorsi dall'Adda al Curone".



Turismo e commercio diremmo fanno un po' acqua....


"Il commercio è statico, di tipo tradizionale. I bar come numero fanno concorrenza alle banche, ma mentre l'attività delle banche è una soltanto i bar potrebbero specializzarsi. Chi gira un po' per lavoro lo sa: i negozi tendono a diversificarsi, i locali a sviluppare una specialità che gli altri non hanno. Capisco che qui non arrivino le grandi marche, il bacino è insufficiente, ma almeno ciascun locale crei uno prodotto di nicchia, qualcosa di unico capace di rendere comunque l'offerta di ogni bar diversa dall'altro".  



Ci vogliono idee, meglio, uomini con idee

"Prenda Montevecchia. Cinquant'anni fa era un insieme di cascine da cui chi poteva scappava. Oggi è una piccola perla incastonata nella grande Brianza. Guardi l'area della casetta, il Butto, Ca' Soldato. Ma per fare tutto ciò ci voleva un personaggio straordinario come Eugenio Mascheroni. Se la immagina come sarebbe oggi la collina in mano a un sindaco con tutt'altra inclinazione? Mascheroni è un uomo illuminato che ha saputo guardare ben oltre il confine del suo paese e al di là del tempo in cui ha governato. Ha preparato un paese per il futuro che è fatto di ambienti sostenibili e vivibili".



Merate non ha mai avuto un Mascheroni?


"Credo di no anche se ha avuto un uomo dalle grandi vedute come Dario Perego che ha avviato importanti progetti, conclusi da due altri sindaci molto capaci, Giovanni Battista Albani e Andrea Robbiani. Quest'ultimo, a mio parere, è stato un bravissimo sindaco con un pessimo carattere. E' un amico e glielo posso dire. Lo vedrei bene ricandidato nel 2019, come del resto anche Dario Perego. Sono uomini che hanno esperienza, lungimiranza, le loro scelte possono piacere o meno, ma indiscutibilmente sanno come far funzionare un Comune. E credo che di questo Merate abbia bisogno".



Solo loro?


"No, stimo moltissimo anche  Andrea Valli, mentre sul versante del centrosinistra il più preparato mi sembra Cesare Perego".



E di questa Amministrazione?


"Conosco bene solo Massimiliano Vivenzio che non credo oggi sia intenzionato a candidarsi e Giuseppe Procopio, a mio avviso più predisposto alla politica vera e propria che alla politica applicata all'amministrazione locale. Questa Amministrazione gestisce bene l'ordinario, non brilla per capacità di disegnare scenari innovativi mentre, al contrario, ogni tanto esce a sbalzo come con la terza corsia o, peggio, il trasferimento del municipio a Villa Confalonieri".



Il limite delle ultime Amministrazioni meratesi è quello di essersi chiuse su se stesse dimenticando il ruolo di comune capofila del territorio. Così si parla di questioni comunali e non sovracomunali. E' d'accordo?
 

"Assolutamente sì. Non leggo da tempo iniziative proposte e gestite da Merate in tema di viabilità, sicurezza, inquinamento atmosferico, servizi in rete. Non è necessario fondere i comuni, basta che Merate si metta di nuovo a capo del territorio e apra tavoli per ciascun tema, come ha fatto con Retesalute e con i servizi socio-sanitari. Ma c'è qualcuno in Amministrazione che riesce a vedere oltre i confini o tutti gli sforzi sono tesi a sistemare marciapiedi e realizzare terze corsie"?



A proposito, prepara un altro gioco per l'estate dopo quello dello scorso anno per contrastare - inutilmente - il progetto della corsia per l'ingresso dalla ex statale su via Terzaghi?

"No, anche se lo scorso anno abbiamo avuto grande successo con oltre venti progetti di spesa alternativi alla terza corsia. Questa amministrazione non ascolta di sicuro la voce del cittadino. Guardi via Pascoli, ma è possibile lasciare crateri aperti in una strada tanto abitata con parcheggi pubblici e vigili che appioppano multe a destra e a manca? E' amministrazione corrente. E nulla più".

Giuseppe Terragni, sindaco di Como


Suo nonno oltre ad aver fondato la torcitura di famiglia è stato anche sindaco di Como dal 1946 al 1952. Lei sta solo sui social network?


"Come ha detto bene chi ha intervistato prima di me, oggi un sindaco deve dedicare quasi tutto il proprio tempo al ruolo; e io di tempo non ne ho molto e in più sono spesso all'estero per lavoro. Quindi non mi candiderò mai neppure a consigliere semplice. Non ho Facebook, preferisco Instagram perché su quel social non si scrive, si mandano solo immagini che il più delle volte dicono meglio di cento parole



Ma almeno va a votare?

"Sì, alle politiche ho votato PD, alle comunali la lista di Massimo Panzeri, un amministratore di notevole talento, sprecato all'opposizione".  



Ha qualche idea per le elezioni del 2019?


"Idee, niente di più. Accanto ai nomi che ho fatto prima aggiungo un paio di personaggi che reputo davvero di grandissimi spessore: Bernardo del Monego, ex top manager di Ibm, meratese da decenni e la professoressa Tommasi Masetto, ideale alla Cultura e al Turismo. Ma guardi che non ne ho parlato con loro, sono soltanto idee mie. Però se cercassimo con pazienza personaggi di valore anche se estranei al mondo amministrativo cittadino forse otterremmo quel cambiamento di cui la città ha grande bisogno".
Claudio Brambilla
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